Dress code dell’accoglienza turistica
Niente scolli, tacchi a spillo e profumi ma uno stile smart che “sa di campagna” oppure di vecchia campagna: ecco il dress code dell’enoturismo

dress-code-dell’enoturistmo-Trekking nei vigneti – Fattoria del Colle
Di Donatella Cinelli Colombini
Nel 2005 partecipai a una missione OIV (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin) in Cina e visitammo la Zhangyu , la più antica fra le grandi imprese enologiche del gigante asiatico. Stava realizzando il suo secondo Chateau vicino a Pechino, con l’obiettivo di sviluppare l’enoturismo. Io ero nella delegazione proprio in veste di esperta di turismo del vino. Durante la degustazione mi accorsi che le persone addette a servire il vino vestivano un tailleur blu come gli impiegati degli alberghi. Questo le rendeva meno credibili nel ruolo di testimonial del vino. Dunque consigliai di far indossare loro dei grembiuli rossi da cantina che, nella mia visita successiva, erano diventati una specie di uniforme del personale di accoglienza.

Zhangyu-Cina
APPARIRE CREDIBILI NEL PROPRIO RUOLO
Questo esempio vuole evidenziare l’importanza di apparire nel proprio ruolo. In altre parole l’abito non fa il monaco, ma lo fa apparire come un monaco per cui gli addetti all’enoturismo devono sembrare, al primo colpo d’occhio, dei credibili portavoce della realtà enologica in cui lavorano.
RAPPRESENTARE VISIVAMENTE UN NUOVO MODO DI FARE AGRICOLTURA
Parlando del dress code dell’enoturismo, conviene mettere l’accento su alcuni stereotipi che, per fortuna, si stanno pian piano superando: l’idea che la gente di campagna sia arretrata, rozza, chiusa e meno smart. Senza strafare, è bene mostrare che nella campagna di oggi non rimangono gli zucconi (ricordate il vecchio detto << se non hai voglia di studiare vai a zappare la terra>>) perché l’agricoltura è sempre più internazionalizzata, collegata e aggiornata. Anche l’abbigliamento può servire a mostrarlo. Molte cantine forniscono ai dipendenti magliette e felpe con il nome e il simbolo dell’azienda. In altri casi l’abbigliamento è libero, ma è importante che sia curato e rappresentativo dello stile della campagna e dell’azienda. Chi non usa indumenti con marchio aziendale può mettersi un badge per farsi immediatamente riconoscere.
NO ALLO STILE CITTADINO, SI ALLO STILE COUNTRY
Niente tacchi a spillo dunque e nemmeno cravatte o abiti eleganti più adatti a situazioni cittadine. Allo stesso tempo, per le donne, vanno evitati abbigliamenti capaci di essere male interpretati come scolli o spacchi, perché quando il tasso alcolico dei visitatori sale, a causa degli assaggi, questo potrebbe creare dei problemi.
Piccola aggiunta: quanti lavorano con il vino non dovrebbero usare profumi, dopobarba o altri aromi capaci di interferire con la degustazione. Per chi deve anche assaggiare, meglio evitare il rossetto.
Nonostante queste limitazioni la cura di sé e del proprio aspetto è un segno di rispetto per i visitatori e per la cantina in cui si opera, oltre che una dimostrazione di professionalità. Bene quindi il nuovo taglio di capelli, il volto truccato, i jeans all’ultima moda per i giovani, ma altrettanto ben accolto sarà il vecchio cantiniere con le maniche rimboccate e le scarpe sporche di vigna che sa raccontare, magari in inglese, come suo nonno gli insegnò a potare le viti.






