<> E’ ANCORA UN’OFFESA?

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<> E’ ANCORA UN’OFFESA?

Chi vive in città pensa alla campagna come un posto incantevole, anche per lavorare, ma non vorrebbe viverci e continua a vederla come un luogo arretrato

Donatella Cinelli Colombini #winedestination

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nuovi contadini poliglotti-aggiornati e spesso laureati- donatella, con le sue enologhe giada, barbara e sabrina 8

Noi che viviamo in una fattoria ci sentiamo dire spesso <<beati voi che state in mezzo alla natura, alla pace, ai panorami …. Qui non vi sembra neanche di lavorare …>>. I turisti pensano al mondo agricolo in modo romantico anche se poi non si stupiscono di trovarci persone che parlano inglese fluentemente (non è il mio caso) e stanno davanti a internet tutto il giorno, come loro. Anzi sono sorprese se i negozi non stanno aperti a lungo, come in città, e non ci sono servizi di trasporto.
Un’immagine del mondo agricolo che corrisponde a quella rilevata nell’indagine di Eurispes e Confagricoltura. Un mondo, quello rurale, che agli occhi di chi abita in città, è arretrato.

CAMPAGNA POSTO BELLISSIMO PER LAVORARE MA NON PER VIVERE

Insomma dire a qualcuno “sei proprio un contadino” è ancora offensivo e corrisponde allo stereotipo “se non hai voglia di studiare vai a zappare” e alla convinzione che coltivare la terra sia facile e quindi i giovani migliori vadano indirizzati all’avvocatura, alla medicina, all’ingegneria … e quelli meno dotati alla terra. <<L’agricoltura è considerata una parte fondamentale dell’economia da circa l’86% degli italiani, ma non genera molti posti di lavoro per il 53,6% e non è ritenuta moderna e innovativa nel 43% dei casi>>.

Peccato che certi luoghi comuni permangano ancora oggi perché non corrispondono alla realtà soprattutto nei distretti dei grandi vini e del turismo del vino. L’innovazione in agricoltura c’è eccome!
Per fortuna <<alcuni territori, come la Toscana, si sono slegati da questa visione>> commenta WineNews.

AGRICOLTURA COME NATURA, CINO, PAESAGGIO

Dall’indagine Eurispes e Confagricoltura sul concetto di “bene comune” rurale emergono luci e ombre nel pensiero degli italiani. << “natura” è la parola più associata all’agricoltura (65,5%), seguita da “cibo” (60,9%). “Paesaggio”, “patrimonio” e “tradizioni” sono state scelte, ciascuna, da circa il 35% dei rispondenti. “Ricchezza” invece è stata selezionata solo dal 15,8%. Tra le percezioni negative, lo “sfruttamento del lavoro” e i “pesticidi” sono stati scelti come parola-chiave da più della metà del campione>>
Nel pensiero comune degli italiani emergono quindi due diverse immagini: da un lato l’idea romantica e idealizzata della campagna, ispirata dalla pubblicità; dall’altro la consapevolezza della necessità di avere un prezzo da pagare perché i prodotti agricoli siano sufficienti, salutari e a prezzi accessibili ma anche prodotti in modo sostenibile e nel rispetto di chi lavora. << Il contesto che abbiamo vissuto negli ultimi anni – pandemia e guerra – ha evidenziato l’importanza dell’agricoltura anche in termini di approvvigionamento delle risorse primarie>> è il commento di WineNews prospettando una strategia a lungo temine che appare la sola capace di trovare un nuovo equilibrio.