Effetto farfalla nei vigneti dopo il global warming

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Effetto farfalla nei vigneti dopo il global warming

Effetto farfalla: un piccolo cambiamento ne crea uno enorme. Nelle vigne c’era un equilibrio fra parassiti e uccelli insettivori che è finito disastrosamente

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Di Donatella Cinelli Colombini, Orcia DOC, Fattoria del Colle

L’effetto farfalla fu teorizzato da Edward Norton Lopez negli anni Sessanta: piccole variazioni nelle condizioni iniziali – come il battito d’ali di una farfalla -producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema.

L’effetto farfalla c’è anche nei vigneti ed è innescato dal global warming: non tutte le specie viventi cambiano il loro ciclo vitale in rapporto al mutare del clima e questo rompe un sincronismo creato nei secoli. In pratica le viti anticipano il germoglio così come le larve degli insetti mentre la schiusa delle uova degli uccelli insettivori ha invece mantenuto il calendario precedente. Il risultato è che quando nascono gli insetti gli uccelli non ci

Effetto-farfalla-vigneti-primavera

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sono e quindi i parassiti delle vigne aumentano e spesso i vignaioli reagiscono usando più pesticidi.

contribuisce non poco al riscaldamento del pianeta>>.
I gas serra impediscono al riscaldamento del sole che arriva sulla terra di disperdersi nell’atmosfera e dipendono soprattutto da 3 cause: l’uso di combustibili, l’allevamento e la deforestazione. Oggi i gas serra sono il 30% in più che negli ultimi 800 mila anni. In pratica abbiamo fatto “ammalare” la terra. Le attività agricole sono causa, per il 10%, dell’effetto serra e, a loro volta, ne sono condizionate in termine di cambiamento di vocazionalità dei

Domaine-d'Angerville

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suoli, maggiori oscillazioni produttive e variazioni delle rese. Il Europa si avvantaggeranno della situazione, le regioni più a Nord mentre quelle a Sud, come le nostre, subiranno eventi estremi in termini di precipitazioni e alte temperature, cresceranno la variabilità annuale delle produzioni agricole e i parassiti.
The Impact of Climate Change on the Global Wine Industry: Challenges e Solution di Michelle Renée Mozell e Liz Thach ipotizza uno spostamento delle viticoltura. Il riscaldamento colpirà di meno la zona di Bordeaux e parte della Spagna perché non ci sarà più la Corrente del Golfo che innalzava le temperature prima. I maggiori problemi, secondo gli studiosi, ci saranno nelle zone interne di Spagna e Francia così come in Italia. In pratica assisteremo a un aumento del fenomeno di anticipazione del ciclo vegetativo con uno spostamento dell’epoca di maturazione delle uve in periodi più caldi e conseguente aumento della concentrazione di

Montalcino-vigneti-Argiano

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zuccheri e calo degli acidi, soprattutto dell’acido malico. C’è poi il problema dello scioglimento dei ghiacciai e il contemporaneo innalzamento degli oceani che sommergerebbe i vigneti bordolesi, neo zelandesi. Se tornassimo alla situazione di milioni di anni fa, anche i miei vigneti di Montalcino verrebbero sommersi. Persino il legno delle botti potrebbe cambiare a causa della maggiore concentrazione di CO2 nell’atmosfera, gli alberi potrebbero reagire concentrando meno tannini nel tronco e il legno diventerebbe meno adatto alla maturazione dei vini. Problemi su tutti i fronti: ma che fare? Gli studi di Mozell e Thach confermano la correttezza di ciò che stiamo facendo: usare la chioma delle viti in funzione ombreggiante, coltivare i suoli in modo da ridurre l’erosione. Per i nuovi impianti pensare a versanti con minore insolazione e a varietà più acclimatate alle zone calde. In cantina conviene predisporre sistemi di raffreddamento delle uve e aumentare l’igiene (il brettanomyces era quasi sconosciuto a Montalcino ora è una minaccia sempre in agguato). Per i vini bianchi il consiglio è di allungare il contatto con le fecce nobili <<per conservare i composti aromatici, proteggere dall’ossidazione e incrementare il rilascio di nano proteine>>.
Lo studio di Cook Climatologo della NASA) e Wolkovich ( Biologia evolutiva –Harvard) Climate change decuple drought from early wine grape harvests in France pubblicato in “ Nature Climate Change” analizza il cambiamento del clima dal 1700 al 2007 e rivela una grande accelerazione del global warming a partire dal 1980. Da questa data si sono avute vendemmie anticipate anche in estati piovose. Il risultato è apparentemente positivo: a Montalcino le annate 5 stelle sono raddoppiate al punto da farmi chiedere un’estensione verso l’alto della classifica a somiglianza di quanto fatto negli alberghi. Guillaume d’Angerville dell’omonimo Domaine della Borgogna e mi ha detto <<adesso, da noi, le buone vendemmie sono molte più di prima>>. Un beneficio che, secondo i meteorologi sarà di breve durata, almeno in Italia, perché il Mediterraneo, in cui è immerso il nostro Paese è “il punto caldo del global warming”. Infatti, saggiamente, il Marchese d’Angerville ha comprato un vigneto in montagna, nel Jura, il Domaine du Pélican.
Notizie preoccupanti che devono spingerci al massimo impegno nel preservare l’ambiente e ridurre l’impatto delle attività umane sul clima a cominciare dalle piccole cose perché “l’effetto farfalla” inizia dal mangiare meno carne di bue e dal consumare meno acqua. La produzione di vino, settore più nobile e colto delle produzioni agricole devono dare il buon esempio.

wine-destination

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