Enoturismo: cosa cambia con l’emendamento Stefano

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Enoturismo: cosa cambia con l’emendamento Stefano

Le cantine che fanno enoturismo – 20.000 in Italia – hanno finalmente una disciplina fiscale e amministrativa chiara e uguale in tutta la nazione

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Di Donatella Cinelli Colombini, enoturismo, Montalcino, Casato Prime Donne

Fino ad ora c’erano enormi diversità da regione e a regione: in Toscana le attività enoturistiche di somministrazione e animazione erano legittimate e regolamentate all’interno delle attività agrituristiche. In Veneto invece ogni compenso per assaggi o visite guidate era praticamente vietato salvo per cifre irrisorie.
Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2018 entra in vigore l’emendamento sul turismo del vino del Senatore Dario Sefano, capogruppo nella commissione agricoltura di Palazzo Madama. L’enoturismo è finalmente definito nell’Art 1 commi dal 502 al 505.

Enoturismo-Dario-Stefano

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Con i termini enoturismo o turismo del vino si intendono tutte le attività di conoscenza del prodotto vino espletate nel luogo di produzione cioè degustazioni, visite, wine class, trekking nei vigneti e altre offerte di tipo ludico o didattico delle cantine. Esse diventano attività complementari a quella agricola in tutto il territorio nazionale. La nuova normativa riguarda le aziende agricole e a quelle di imbottigliamento, se nei territori dei vini Docg, Doc e Igt che producono, in pratica esclude gli imbottigliatori industriali.
Sotto il profilo fiscale, amministrativo e sanitario il quadro normativo è semplificato e fa riferimento alla disciplina dell’agriturismo. La tassazione sarà dunque calcolata

Enoturismo-conoscenza-del-vino-nei-luoghi-di-produzione

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forfettariamente al 25% dei ricavi e Iva ridotta al 50%. Oppure, per le imprese che hanno costi superiori, con la contabilità ordinaria e, quindi, con il calcolo delle tasse sulla differenza costi-ricavi. Questa tassazione sarà obbligatoria per i gruppi industriali. Ricordiamo, infine, che lIva su degustazioni e pacchetti enoturistici è stabilità al 22%.

L’emendamento del Senatore Stefano mira a uniformare l’offerta sul tutto il territorio nazionale, non prevede l’emanazione di Leggi Regionali perchè lascerà alle singole regioni solo il rilascio delle autorizzazioni. In pratica basterà una SCIA al comune di competenza per iniziare l’attività di incoming in cantina.
E’ prevista l’emanazione di un Decreto da parte del Ministero delle Politiche agricole Forestali e Alimentari Mipaf di concerto con il Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo Mibact e la Conferenza Stato Regioni. Tale Decreto legislativo dovrà definire la certificazione degli standard di accoglienza, la formazione degli operatori, la cartellonistica stradale e la creazione di un osservatorio sull’enoturismo che compia rilevamenti periodici sul comparto orientando le azioni di sostegno economico, gli interventi normativi e la promozione attraverso la redazione di un piano strategico.
Nell’originario disegno di legge del Senatore Stefano la cantina diventava anche un luogo di vendita per le produzioni agricole e artigianali del proprio territorio. Una sorta di promoter di tutta la cultura materiale locale. Un’idea rivoluzionaria che aprirebbe nuovi orizzonti alla difesa dell’identità locale dei territori rurali. Su questo progetto, tuttavia ci sarà ancora da lavorare.
Altro elemento normativo ancora di la da venire riguarda la cartellonistica e le imposte ad essa collegate. La mancanza di cartelli, costituisce attualmente, un serio freno allo sviluppo delle destinazioni enoturistiche a causa di un eccesso di limiti e costi.
Il Disegno di Legge di Dario Stefano sull’enoturismo è stato fortemente rallentato dal dubbio che la sua approvazione riducesse il gettito fiscale. Per dimostrare il contrario, cioè che avrebbe anzi fatto emergere dal sommerso oppure trasformato in attività a reddito il 70% delle degustazioni o delle visite guidate che, fin ora, erano senza corrispettivi, ha avuto un ruolo chiave il Professor Giuseppe Festa Direttore del Master in Wine Business dell’Università di Salerno e estensore del Rapporto annuale sul turismo del vino per l’Associazione Città del vino. Proprio per superare i tempi lunghi del processo legislativo, il Senatore Stefano ha optato per l’introduzione dei principi basilari sull’enoturismo in forma di emendamento alla Legge di Bilancio 2018.
Vale la pena soffermarci sulla mancanza di norme nazionali sul turismo. Si tratta di un serio problema per l’intero comparto e discende dal referendum del 1993 che soppresse il ministero consentendo alle regioni di legiferare su questa materia. Il risultato è un arlecchino di norme per cui gli alberghi 5 stelle di Taormina non hanno gli stessi standard di quelli di Venezia, così come la spesa per la promozione turistica è cresciuta negli importi e diminuita nell’efficacia a causa di un’enorme polverizzazione. Ogni Regione fa eventi, fiere, press tour in concorrenza con quella vicina e il risultato è disastroso. Ne consegue un’autentica frenata del comparto che potrebbe essere un locomotore dell’economia italiana e invece cresce molto più lentamente della media mondiale (4,5% l’anno) e solo nel 2017, grazie ai problemi di sicurezza in moltissime destinazioni europee e mediterranee, ha visto crescere gli arrivi dall’estero in modo davvero rilevante.
Per questo il senatore Stefano ha accolto l’appello di associazioni di categoria, Movimento Turismo del Vino, Città del vino ed ha puntato su un progetto nazionale in grado di dare prospettive all’intero comparto con un’omogeneizzazione degli standard di offerta e una promozione unitaria.
Speriamo che il progetto vada in porto e costituisca un esempio per tutto il turismo italiano spingendolo a accorparsi sotto il brand ITALY.

 

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