ESPIANTO VIGNETI FAVOREVOLI E CONTRARI

espianto dei vigneti favorevoli e contrari a confronto

ESPIANTO VIGNETI FAVOREVOLI E CONTRARI

CALANO I CONSUMI DI VINO E BISOGNA RIDURRE LA PRODUZIONE: A BORDEAUX SPIANTANO I VIGNETI MA IN ITALIA FRESCOBALDI DICE “NON FINANZIATE GLI ESPIANTI IN COLLINA”

Lamberto-Frescobaldi_presidente-Uiv

Lamberto Frescobaldi presidente-Uiv contrario a spiantare vigneti in collina

Di Donatella Cinelli Colombini #winedestination 

Il Ministro Francesco Lollobrigida conferma che esiste un piano europeo per l’espianto di 100mila ettari di vigneti di cui 750mila francesi. Esiste anche una proposta italiana presentata dal Copa Cogeca, l’organizzazione europea delle associazioni di agricoltori e delle cooperative agricole, ma tutti si aspettano tempi lunghi per valutare e armonizzare le esigenze dei singoli stati per poi proporre un piano di finanziamento alla riduzione delle superfici vitate. Nell’ipotesi più ottimistica le delibere UE sono attese per la fine dell’anno.

ESPIANTI A TEMPO SPERANDO CHE I CONSUMI TORNINO A SALIRE

L’idea è quella degli “espianti a tempo” che consiste nello spiantare i vigneti, destinando la terra ad altre coltivazioni. Dopo un periodo minimo di 3 anni e massimo di 8 l’agricoltore può decidere di ripiantare la vigna. A fianco di questa misura, l’eccesso di produzione rispetto ai consumi, potrebbe essere regolato attraverso lo stoccaggio e la riduzione delle rese.
Ma non tutti sono favorevoli agli espianti, visto che <<i vecchi premi all’espianto hanno favorito l’abbandono della collina per la pianura>> ha detto il Presidente di UIV – Unione Italiana Vini Lamberto Frescobaldi. Con il pragmatismo che lo contraddistingue, il Presidente Frescobaldi ha sottolineato come <<La viticoltura porta vita. Salvare il vigneto significa ripopolare le zone: togliere il vigneto significa tornare all’abbandono, le aree interne del Paese ne sono un esempio vivente. Chiediamo quindi che un eventuale piano di abbandono dei vigneti possa essere considerato a condizione che siano esclusi i vigneti delle aree collinari e montane, così come quelli che hanno già beneficiato di aiuti alla ristrutturazione e riconversione>>. Parole sagge che speriamo siano ascoltate a Roma e a Bruxelles.
D’altra parte, lo squilibrio produttivo è sotto gli occhi di tutti. Nel mondo viene prodotto troppo vino rispetto a quello che bevono i consumatori. La scarsissima vendemmia 2023 ha attenuato gli effetti della sovrapproduzione precedente ma non ha risolto lo squilibrio.

2023 RECORD NEGATIVO DELLA PRODUZIONE MONDIALE DI VINO

Il 2023 segna il record negativo della produzione del vino. OIV– Organizzazione internazionale della vigna e del vino, ha comunicato i dati in anteprima a Firenze, durante la celebrazione del suo centenario ai Georgofili. I 237 milioni di ettolitri di vino prodotti nel 2023 segnano la vendemmia più piccola degli ultimi sessanta anni. Gelate, siccità, fitopatie hanno colpito quasi tutti i Paesi del mondo, anche se in modo diverso.
I dati negativi non riguardano solo la vendemmia ma delineano uno scenario molto problematico. A fronte di un vigneto mondiale con superfici sostanzialmente stabili, stanno crollando consumi e scambi internazionali. Infatti, se andiamo a vedere quanto vino è stato venduto ci accorgiamo che è sceso ai livelli del 1996, cioè poco sopra i 220 milioni di ettolitri. Per questo, nonostante la vendemmia 2023 sia stata piccolissima, ha comunque generato un surplus di 15 milioni di ettolitri. C’è da chiedersi quanto invenduto si sarebbe accumulato nelle cantine se l’ultima raccolta fosse stata di quantità normale.

LE ECCEDENZE DI VINO CONTINUANO A CRESCERE PER IL CALO DEI CONSUMI

Oltre alla disaffezione per il vino dei giovani e agli attacchi delle autorità sanitarie, i consumi sono calati anche per la riduzione del potere di acquisto dei consumatori a fronte di un aumento dei prezzi dei vini ingenerato dalla crescita del costo di produzione. Un mix sfavorevole a cui si aggiunge la frenata dei consumi di vino in Cina.
In questo scenario inevitabilmente gli scambi internazionali hanno rallentato scendendo sotto i 100 milioni di ettolitri anche se, per effetto dell’inflazione, c’è stato un apparente aumento di valore e la cifra scambiata si è attestata a 36 miliardi di Euro.
L’Italia è il primo esportatore in volume con 21 milioni di ettolitri e la Francia primeggia per valore con 11,9 miliardi rispetto ai nostri 7,7.
Fra i mercati che hanno comprato meno vino e ridotto il valore delle loro importazioni ci sono la Germania, UK e USA.
Andando a vedere cosa succede in Italia, scopriamo un dato curioso. Benché la recente vendemmia, sia stata la più scarsa dal 1950 con 38,3 mln/hl e un calo del -23,2 % sull’anno precedente, benché nelle cantine le giacenze siano molto consistenti, l’ISTAT ha registrato un’importazione di mosti e sfusi dall’estero. Chiedersi il significato di un simile dato è inevitabile ma le risposte potrebbero non piacere a nessuno.