Fanghi tossici nei campi? NO, assolutamente NO

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Fanghi tossici nei campi? NO, assolutamente NO

Diossina da 10 a 25 nanogrammi per chilo, innalzato da 50 a 1.000 milligrammi per Kg elementi come idrocarburi, policiclici aromatici, berillio, arsenico e cromo

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Di Donatella Cinelli Colombini

Questo arriverà nei nostri campi se passa l’articolo 41 del DL “Genova” attualmente all’esame del Parlamento, in cui vengono innalzati i valori dei fanghi da utilizzare come “concime” in agricoltura.
Di certo un elemento di rischio per i consumatori, per l’ambiente e per il futuro del nostro Paese che, negli anni scorsi, grazie a norme più severe di quelle estere, si è guadagnato la fama di produttore di alimenti salubri.
Ma non solo, con l’approvazione di questo decreto viene sanata la posizione di chi ha inquinato ed è sotto processo per aver disperso veleni nei campi coltivati. Fin ora infatti

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veniva applicata una normativa del 1992 che vietava di “concimare” il terreno con fanghi contenenti sostanze tossiche o nocive di tipo persistente e accumulabile cioè che, non riuscendo a smaltirsi con la normale autorigenerazione del suolo, dopo alcuni anni di dispersione dei fanghi, crescevano di valore fino a diventare pericolose per il terreno, gli animali al pascolo e l’uomo. Norma che non prevedeva la presenza di diossine perché queste sostanze non avrebbero dovuto proprio esserci.
Il DL all’esame del parlamento innalza i limiti in modo enorme: il Toluene, ad esempio passa da 0,5 milligrammi per chilo a 100. In altre parole, se dal 2006 con un valore di 0,5 diventava obbligatorio bonificare il terreno, oggi è possibile superare di 200 volte questo limite. La nuova norma autorizzerebbe la presenza nel suolo anche di componenti, come le diossine, che sono certamente cancerogene. Per capire la pericolosità di un Decreto che innalza il massimo delle diossine da 10 a 25 nanogrammi per chilo basta dire che in Canada questo limite è 4 mentre in Svizzera è 0.
Un regalo alle 50 persone sotto processo in Veneto, Lombardia, Liguria, Toscana che si troverebbero automaticamente assolte dal reato di inquinamento e rientrerebbero in possesso delle 15 aree agricole sequestrate per essere state “concimate” con fanghi tossici.
Andando a frugare fra le notizie su questo argomento scopro che la Giunta della Regione Lombardia guidata da Maroni aveva già tentato un’operazione simile nel settembre 2017 innalzando di 200 volte il valore di idrocarburi e fenoli nei fanghi da utilizzare ad uso agricolo. Misura contro la quale erano insorti una cinquantina di sindaci lombardi ed era stata poi bloccata dal TAR e dalla Cassazione.
Il nuovo Decreto all’approvazione del Parlamento riguarda un numero ancora più alto di sostanze tossiche che diventano quindi ammesse nella “concimazione” del terreno agricolo. Questa volta sono stati i medici a insorgere evidenziando il rischio di inquinamento di suoli, ecosistemi e catena alimentare, con sostanze cancerogene senza aver valutato con attenzione i possibili danni sulla salute umana.
Se esiste un’emergenza fanghi tossici, la soluzione è creare discariche speciali e non la loro dispersione nei terreni agricoli. Quest’ultima è apparentemente la soluzione meno costosa perché a lungo termine produrrebbe danni più gravi e permanenti: potrebbe insomma produrre un aumento del cancro e delle malattie che finirebbero per costare molto di più alle persone e alla società tutta. Ma il Governo non aveva detto di voler difendere l’ambiente?
E intanto la Giunta dell’Emilia Romagna da una stretta al gesso presente nei fanghi utilizzabili in agricoltura nella sua regione per tutelare la qualità delle produzioni agricole e prevenire il possibile inquinamento dei suoli e delle falde. Questa norma mi piace, mangerò ancora più volentieri i deliziosi prodotti emiliani.

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