FINE WINES 2026 COMINCIA LA RIPRESA?
I GRANDI COLLEZIONISTI CHE COMPRANO BOTTIGLIE COSTOSISSIME PER CONSERVARLE NEI CAVEAU DELLE BANCHE SEMBRANO RISVEGLIARSI E GUARDARE ALL’ITALIA

Fine wines Sassicaia-Solaia-Tignanello
Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, fattoria del Colle Trequanda
Dopo la battuta d’arresto dello scorso anno il mercato dei fine wines sembra riprendere slancio e la piattaforma Liv-Ex il Nasdaq dei vini da investimento, segna piccoli ma costanti progressi.
Consola vedere 11 vini italiani nell’indice LIV-Ex 100 con le etichette più costose, stabili e remunerative per chi compra il vino per rivenderlo a prezzi ancora più alti. Sono loro a segnare la fine del monopolio francese e vengono da due sole regioni: Toscana e Piemonte. Barolo 2019 di Bartolo Mascarello, Barolo Falletto Vigna Le Rocche Riserva 2017 di Bruno Giacosa, Barolo Monfortino Riserva 2014 e 2015 di Giacomo Conterno, Brunello di Montalcino Riserva 2016 di Biondi-Santi, Barbaresco 2019 di Gaia, Sassicaia 2019, 2020 e 2021 della Tenuta San Guido, Solaia 2021 e Tignanello 2020 e 2021 di Marchesi Antinori, Ornellaia 2021 e Masseto 2020 e 2021 del Gruppo Frescobaldi e 100% Sangiovese Toscana Igt 2019 di Soldera Case Basse.
Fra i vini italiani le performance migliori sono dell’Ornellaia 2021, e del Tignanello 2020.
TOSCANA E SOPRATTUTTO PIEMONTE RIDANNO SLANCIO AI FINE WINES
Oltre a LivEx un’ altro ottimo punto di osservazione sui fine wines cioè i vini da sogno, è il “Golden Vines Report” 2025 by Liquid Icons che riporta l’opinione di 830 professionisti del settore di 110 Paesi del mondo. Quasi la metà sono ottimisti riguardo al 2026 e vedono nel Piemonte (20%) l’area con maggiore probabilità di crescita. Seguono Champagne (17%), Borgogna (14%), Toscana (12%), Australia (9%), California (8%) e sorprendentemente settimo Bordeaux (6%) che non sembra affatto in recupero dopo le recenti turbolenze.
L’elenco delle zone in declino di appeal è una conferma della crisi bordolese e della fine del monopolio francese: Bordeaux (29%), Borgogna e California (19%), Champagne (12%), Australia (10%). Sembrano invece tenere meglio Toscana (5%) e Piemonte (3%) che pochi indicano in declino.






