GLI ENOTURISTI DI LINGUA TEDESCA IN ITALIA
SVIZZERI, TEDESCHI E AUSTRIACI AMANO FARE TURISMO DEL VINO IN ITALIA MA IN AUTENTICHE -NO STILE DISNEYLAND- DOVE SONO ACCOLTI COME AMICI E FANNO ESPERIENZE ATTIVE

Turisti del vinom di lingua tedesca Casato Prime Donne Montalcino
Trenta o quarant’anni fa, nelle cantine della zona del Brunello, gli svizzeri erano i clienti migliori e letteralmente riempivano l’auto di bottiglie costose. Poi pian piano sono diminuiti.
I turisti del vino di lingua tedesca amano visitare le cantine italiane. Ne troviamo moltissimi in Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia soprattutto lungo il lago di Garda.
A loro è dedicata l’analisi pubblicata su Gamberorosso, di Susanne Wess fondatrice della piattaforma Wine2Stay. Evidentemente i turisti di lingua tedesca sono sempre stati attratti dall’Italia, per il clima, la cucina, la cultura e il carattere estroverso degli italiani. A tutto ciò si aggiunge il reddito medio più alto che permette loro di fare shopping davvero convenienti.
Come ben sappiamo il turista del vino ha generalmente una maggiore propensione di spesa rispetto alla media dei viaggiatori esteri in Italia e anche il segmento germanofono non fa eccezione. E’ più alto spendente rispetto al turista tradizionale.
COSA DESIDERA IL TURISTA DEL VINO DI LINGIA TEDESCA
Svizzeri, tedeschi e austriaci cercano prevalentemente
87% comprare vino direttamente in cantina
61% esperienze sul vino e sulla gastronomia
51% associare vino e cucina
30% visitare i produttori
La spesa giornaliera di 180€ a persona comprende pernottamenti, pasti, shopping e esperienze. Per loro dormire in cantina ha un valore aggiunto decisivo.
ERRORI DA EVITARE
Dalla mia esperienza questo tipo di turista torna quasi ogni anno nella stessa cantina per approvvigionarsi e si aspetta di essere trattato con la familiarità e il calore di un vecchio amico.
Il legame affettivo con le persone è decisamente la cosa più importante nella trasformazione del visitatore di lingua tedesca in cliente affezionato per questo condivido i suggerimenti di Susanne Weiss che vi elenco di seguito.
Evitare le proposte standard e i grandi gruppi. Se il visitatore è un vero wine lover e mostra un sincero interesse per la cantina, un invito in casa e la condivisione di una merenda, può avere un effetto moltiplicatore degli acquisti.
Altro errore da evitare è l’<<effetto Disneyland>> cioè le cantine che sembrano fatte per i turisti e non per produrre vino.
Condivido pienamente questa opinione, ne ho viste alcune di questo tipo che avevo definito << effetto Hollywood>> ma purtroppo c’è una quota di visitatori e persino di giornalisti che associa il grande vino a una cornice elitaria e quasi mistica per cui i grandi brand stanno andando in questa direzione.
Altra cosa a cui prestare attenzione è la raggiungibilità della cantina. I turisti di lingua tedesca usano quasi tutti la propria auto ma quando questo non avviene bisogna aiutarli ad arrivare con altri mezzi. Inoltre bisogna rispondere tempestivamente alla loro richiesta di prenotazione dando il listino prezzi delle esperienze.
GLI ENOTURISTI DI LINGUA TEDESCA GIOVANI
Il target fra 25 e 45 anni cerca autenticità, emozioni e ricordi, Questi visitatori sono attenti al rispetto della natura e prediligono eventi o esperienze partecipate come la vendemmia, il trekking nei vigneti o l’Eroica che propone un percorso in bicicletta su trade a sterro. Fra loro c’è chi ha già un reddito medio-alto.
Questi wine lovers sportivi, festaioli e green istagrammano per condividere con gli amici e quindi è importante offrire loro ambienti belli, colorati e ordinati. Ma sono anche a caccia di cose vere e nuove che li immergano in una cultura diversa dalla loro.
L’ENOTURISTA DEL FUTURO
Wine2Stay ha provato a tracciare l’identikit dell’enoturista VIP del futuro.
Si orienteranno su esperienze su misura da individuare attraverso l’intelligenza artificiale.
Privilegeranno modelli phygital (digitale + reale) e le cantine dove letteralmente immergersi nel vino e nella natura per 3-6 giorni.
Nel futuro le esperienze vincenti saranno multisensoriali e coinvolgenti.
Per questo le cantine dovranno far uso del Crm per profilare i clienti, offrire loro le proposte più adatte e poi fidelizzarli mantenendo i contatti dopo la visita.
Per quanto riguarda i territori saranno avvantaggiati quelli che si presentano come “ecosistemi integrati” cioè come network in cui cultura, paesaggio, intrattenimento, shopping, cucina, cantine, artigiani …. formano un insieme omogeneo, sostenibile e attraente che funziona come un sistema a livello di informazioni, prenotazioni e sconti.
DALLA DEGUSTAZIONE ORGANOLETTICA ALL’ASSAGGIO EMOZIONALE
Il turismo del vino ha dato un’accelerata al cambiamento della narrazione del vino dall’analisi sensoriale stile sommelier allo storytelling che porta dentro le vicende dei produttori e della cantina. Il vino come emozione, come chiave per capire i luoghi e i sapori del cibo. <<E ai piccoli produttori non resta che essere fornitori di emozioni >> ha detto Domenico Tappero Merlo, produttore in Piemonte e vice direttore del Master in comunicazione per il settore enologico dell’Università Cattolica di Piacenza.






