GLI INNOVATORI DEL VINO ITALIANO 12

Donatella Cinelli Colombini Presidente delle Donne del vino

GLI INNOVATORI DEL VINO ITALIANO 12

LE INNOVATRICI, DONNE CHE HANNO INNESCATO UN CAMBIAMENTO NEL VINO O NEI RUOLI: ELISABETTA TOGNANA,  ROBERTA CORRÀ, ELISABETTA FORADORI, GRAZIANA GRASSINI ED IO

Di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Mi sono accorta, che la mia carrellata di innovatori del vino italiano, contiene quasi solo uomini. Le donne dirigono un terzo delle cantine italiane ma queste sono generalmente piccole, inoltre hanno poche opportunità di scalare fino ai vertici di grandi imprese, enti o consorzi. Per questo la loro possibilità di segnare svolte nel mondo del vino italiano sono ridotte e molto inferiori di quelle maschili, anche quando hanno un grande talento. Mi riprometto di presentarvene almeno 10 donne che fanno aperto la strada al cambiamento.
Intanto rinnovo l’invito a scrivermi con suggerimenti e consigli per completare la lista dei 100 innovatori del vino italiano con le persone più giuste donatella@cinellicolombini.it

Innovatori del vino italiano Roberta Corrà

Innovatori del vino italiano Roberta Corrà

ROBERTA CORRA’ LA BELLISARIO DEL VINO

Dire che è invisibile rende bene l’idea. In un mondo italiano del vino dove tutti sgomitano per farsi notare lei brilla per discrezione. Poche interviste, poche foto, poche prime file, parla solo quando deve presentare bilanci e risultati, il resto del tempo resta in ufficio a lavorare.
Non se ne vanta ma lei è il primo manager donna dell’enologia italiana, la nostra Marisa Bellisario. Da 9 anni Roberta Corrà è Direttore Generale del più grande gruppo enologico del nostro Paese, GIV Gruppo Italiano Vini: 14 cantine di proprietà, quasi 1.700 ettari di vigneto complessivi e varie società controllate in giro per il mondo. Nel 2022 ha fatto un fatturato di 241 milioni di euro e un consolidato di 460 milioni. Di recente è stata confermata Presidente del Consorzio Italia del Vino che riunisce 25 grandi cantine con un business complessivo di oltre 1,5 miliardi di euro e una quota export del 15% del totale nazionale.
Roberta Corrà è dunque un super manager anche se ha l’aspetto di una professoressa di inglese: esile, capelli neri divisi a metà a incorniciare un volto pulito, quasi senza trucco. Veste in modo austero ma elegante. Niente gioielli, niente colori vistosi, nessun atteggiamenti da prima donna … Anche nelle parole è molto misurata: sempre positiva, precisa, parla molto di lavoro e pochissimo di sé. Ha una laurea in Giurisprudenza e dopo esperienze rilevanti presso aziende multinazionali, dal 2014 dg Giv e dal 2021 presidente del Consorzio Italia del Vino . Le poche interviste ci mostrano una persona positiva che odia l’inerzia e si definisce << determinata, istintiva, passionale>> ma, in certi casi incline a <<l’impulsività>> che comunque percepisce come un aspetto pericoloso della sua personalità. Tiene molto alla serenità della sua famiglia e va in palestra per mantenere la forma fisica ma cura anche i rapporti con le amiche.
Equilibrio, ottimismo e forza di carattere che Roberta Corrà mostra anche nelle interviste su GIV e in generale sul mondo del vino. Colpisce il modo positivo ma pragmatico con cui guarda i problemi. A chi le chiede come pensa di affrontare l’attuale difficile situazione economica risponde <in generale, bisogna essere sempre attenti e sempre pronti: le parole chiave devono essere produttività, efficienza, contenimento dei costi, razionalizzazione delle operazioni. Per un’azienda questi sono aspetti sempre importanti, ma in caso di recessione ti salvano la vita>>.
Roberta Corrà è dunque un’avvocatessa con l’istinto del manager ma anche con un altro elemento distintivo: la capacità di mediare per trovare i punti di convergenza che rendono conveniente unire le forze. Per questo i membri del consorzio Italia del Vino l’hanno confermata alla loro presidenza << Sono fermamente convinta che solo attraverso il lavoro di squadra possiamo individuare soluzioni e creare nuove opportunità per superare le sfide attuali>>.

ELISABETTA TOGNANA FONDATRICE DELLE DONNE DEL VINO

Innovatori del vino italiano Donne del vino pioniere

Innovatori del vino italiano Donne del vino pioniere

Elisabetta Tognana nacque in una notissima famiglia veneta di produttori di ceramiche e porcellane. All’inizio sfogò la sua esuberanza nelle corse automobilistiche poi prese la guida delle tenute che la famiglia possedeva in Chianti Classico. Il mondo del vino le apparve diverso e più tradizionalista di quello in cui era cresciuta e espresse il suo bisogno di cambiamento fondando, nel 1988 l’associazione Le Donne del Vino. All’inizio il gruppo era costituito da una ventina di socie che ricevevano battutine ironiche e sorrisini di sufficienza ma Elisabetta Tognana credeva nel suo progetto e andò avanti. Con grande lungimiranza, caratterizzò l’associazione com’è ancora oggi, composta da tutte le figure della filiera del vino cioè produttrici, ristoratrici, enotecarie, sommelier, giornaliste …. solo con ruoli dirigenti. Pose un limite alla durata delle cariche, favorendo il ricambio. Definì le finalità individuandole nella promozione del ruolo delle donne e nella diffusione della cultura del vino.
Nel corso degli anni si sono succedute 8 presidenti:
Elisabetta Tognana
Adele Vallarino Gancia
Franca Maculan
Giuseppina Viglierchio
Pia Donata Berlucchi
Elena Martusciello
Donatella Cinelli Colombini
Daniela Mastroberardino
Oggi Le Donne del Vino è l’associazione di enologia femminile più grande e meglio organizzata del mondo. Intorno al sodalizio italiano è stata costituita una rete di 7 consorelle straniere con l’obiettivo di trasferire know how attraverso viaggi di studio e convegni ma anche di fare networking.
Le socie italiane sono circa 1100 e sono presenti in tutte le regioni italiane. Negli anni Le Donne del Vino si sono distinte per le azioni finalizzate allo sviluppo sostenibile dei territori agricoli e la salvaguardia del patrimonio dei vitigni autoctoni rari e dei vigneti storici. Le Donne del Vino sono particolarmente attive nella formazione e, attraverso la scelta di un tema annuale e La Festa nazionale dell’Associazione, in concomitanza con l’8 marzo, mettono in evidenza specifici argomenti, come ad esempio il loro apporto al nuovo look del vino. A fianco delle iniziative inerenti il proprio comparto economico, le Donne del Vino si sono sempre impegnate in attività di charity.

Donatella Cinelli Colombini e il turismo del vino in Italia

Donatella Cinelli Colombini e il turismo del vino in Italia

DONATELLA CINELLI COLOMBINI E IL MOVIMENTO DEL TURISMO DEL VINO

C’è un proverbio a Montalcino che dice <<chi si loda si imbroda>> e per evitare questo qui di seguito riporto il CV standard che uso ogni volta mi chiedono le note biografiche. Considero un privilegio aver diffuso il turismo del vino in Italia cambiando il destino di tanti produttori e delle loro famiglie, di tante città e dei territori del vino italiano. E’ una fortuna che non capita a molti e di cui sono grata a tutti quelli che mi hanno aiutato in questa avventura: da 25 cantine turistiche nel 1993 alle 25.000 di oggi. Sembra un miracolo.
Donatella Cinelli Colombini discende da uno dei casati storici del Brunello di Montalcino. E’ nata a Siena nel 1953, città dove si è laureata in Storia dell’arte con il massimo dei voti.
Per prima ha intuito il potenziale turistico dei luoghi del vino e, nel 1993, ha inventato “Cantine aperte”, la giornata che in pochi anni ha portato al successo l’enoturismo in Italia. Oggi insegna turismo del vino nei Master post laurea.
Nel 1998 ha lasciato l’azienda di famiglia per crearne una sua composta dal Casato Prime Donne a Montalcino dove produce Brunello e dalla Fattoria del Colle a Trequanda con cantina di Chianti e centro agrituristico. Le sue sono le prime cantine in Italia con un organico interamente femminile.
Nel 2003 Donatella ha vinto l’Oscar di miglior produttore italiano ed ha pubblicato il Manuale del turismo del vino. Nel 2007 è uscito il suo secondo libro Marketing del turismo del vino seguito nel 2016 dal Marketing delle Cantine aperte. Ad essi sono seguiti testi scritti a più mani Turismo del vino in Italia (2020) Viaggio nell’Italia del vino (2022) Enoturismo 4.0 (2023)
Dal 2001 al 2011 è stata Assessore al turismo del Comune di Siena ed in questo periodo ha ideato il “trekking urbano” nuova forma di turismo sostenibile e salutare. Dal 2013 al 2022 ha presieduto il consorzio della Doc Orcia lanciandolo come “Il vino più bello del mondo” e cartolina liquida del suo territorio.
Nel 2012 le è stato assegnato il “Premio Internazionale Vinitaly” e nel 2014 il titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana. Dal 2016 al 2022 è presidente Nazionale delle Donne del Vino ed ora guida la delegazione toscana della stessa associazione.

ELISABETTA FORADORI LA SIGNORA DEL TEROLDEGO

Elisabetta Foradori fra gli innovatori del vino italiano

Elisabetta Foradori fra gli innovatori del vino italiano

La chiamano “La signora del Teroldego” Elisabetta Foradori si è distinta per il coraggio di affermare idee fuori dal coro e affrontare autentiche sfide: nel recupero del vitigno Teroldego, nella diffusione del biodinamico e dell’uso dell’anfora è stata una pioniera di grande talento.
L’azienda Foradori è stata fondata nel 1901 a Mezzolombardo e iniziò a imbottigliare alla metà del secolo scorso con il  nonno Roberto. Grazie alle idee innovative di Rainer Zierock e alla visione di Elisabetta i Foradori riuscirono a valorizzare il vitigno autoctono Teroldego.
Elisabetta arriva in azienda nel 1984 dopo aver completato gli studi di enologia a San Michele all’Adige e subito inizia le selezioni massali del Teroldego. L’obiettivo del recupero genetico dei ceppi originari del Teroldego si esprime, dal 2000 nel progetto “viti da seme” dedicato allo stesso vitigno. Due anni dopo converte l’azienda in biodinamica. << Abbiamo imparato a metterci in ascolto per cogliere le sottili differenze esistenti in natura, abbiamo imparato a preservare la sincerità del carattere dell’uva nell’espressione del suo luogo d’origine. La nostra gestualità agricola si eleva così a creatività>> scrive nel sito dell’azienda Foradori a ribadire la volontà di mettersi al servizio della terra. Di questa adesione al territorio fa parte anche l’utilizzo delle anfore.
L’azienda è attualmente nel mezzo del quarto passaggio generazionale: dopo la rivitalizzazione raggiunta da Elisabetta Foradori e Rainer Zierock, sono oggi Emilio, Theo e Myrtha Zierock i responsabili dell’evoluzione di Foradori.
Elisabetta ha iniziato un nuovo progetto, che oltre al vino sviluppi altri aspetti della civiltà locale: l’allevamento della Grigio Alpina, la trasformazione del latte e la coltivazione degli ortaggi. Il suo è un modo di procedere nel rispetto della terra e nella convinzione di essere custode di un bene che appartiene all’umanità intera. Un bene da salvaguardare anche attraverso la diversificazione agricola e la crescita professionale e umana di chi ci lavora.

Graziana Grassini fra gli innovatori del vino italiano

Graziana Grassini fra gli innovatori del vino italiano

GRAZIANA GRASSINI ENOLOGA DEL SASSICAIA

E’ lei che ha sfondato il tetto di cristallo dell’enologia italiana diventando la wine maker del vino più prestigioso del nostro Paese il Sassicaia e aprendo la strada verso la vetta a un esercito di enologhe donne di enorme talento: Barbara Tamburini, Denise Cosentino, Gaia Cinnirella …. Per citare solo i nomi più famosi.
Conosco Graziana Grassini da anni, abbiamo frequentato insieme un corso all’università di Bordeaux nel quale lei capiva tutte le formule chimiche e io solo le descrizioni in francese. Prima ne avevo sentito parlare da Giacomo Tachis che la considerava fra i suoi allievi di maggior talento. Con lui condivideva la grande passione per la biochimica del vino settore apparentemente freddo e tecnico ma che può diventare la base di un pensiero creativo al servizio e nel rispetto delle specificità naturali del vino.
Graziana Grassini parte proprio da una Maturità in Chimica Industriale e poi da un Diploma di Perito Agrario specializzato in Viticoltura ed Enologia. Forte di questa preparazione fonda un laboratorio di analisi specializzato nel settore enologico. Nel 1994 ottiene il titolo di enologo e inizia la sua collaborazione con Giacomo Tachis di cui diventa l’erede sia da un punto di vista tecnico che umanistico. Imprenditrice, enologa e biologa …. Graziana Grassini ha alternato la sua carriera di consulente in molte prestigiose cantine e dell’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio della Regione Sicilia (ex IRVV), con quella di docente alla Facoltà di Agraria dell’Università di Pisa, collabora con importanti progetti per Presidente della Commissione Degustazione Vini DOC della Camera di Commercio di Grosseto e membro del Comitato Scientifico dell’O.N.A.V.
Ma sapete qual è il vero segno del successo? Marco Monty Montemagno ( quasi un milione di followers solo su YouTube) l’ha intervistata nel suo blog che presenta i personaggi cult dello sport, dell’economia, della cultura e della società in genere.