I finti prodotti italiani sembreranno meno italiani

false made in Italy cold cuts

I finti prodotti italiani sembreranno meno italiani

Nuova arma contro l’italian sounding cioè salumi e formaggi che sembrano italiani e non lo sono: non possono più usare simboli ingannevoli

false made in Italy cold cuts

false made in Italy di

 Donatella Cinelli Colombini

La cosa buona è che i produttori di salame sloveno non potranno più incartarlo con nastri tricolori e neanche quelli di mozzarella made in Germany potranno disegnare il Vesuvio e il golfo di

Napoli sulle buste del formaggio. I simboli ingannevoli sono diventati fuori legge grazie a una sentenza della Corte di Giustizia Europea.

Questa è la buona notizia.

Queso Manchego Dop

Queso Manchego Dop

LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA VIETA LE IMMAGINI INGANNEVOLI SUGLI ALIMENTI

La cattiva notizia è che la storica sentenza arriva grazie all’azione della DOP spagnola Queso Manchego contro una fabbrica di formaggio senza denominazione con un’etichetta molto simile al suo marchio registrato cioè Don Chisciotte su un magro cavallo con intorno pecore e mulini a vento.  Il consumatore poteva essere facilmente tratto in errore da questi elementi evocativi del marchio registrato della DOP Queso Manchego  esattamente come succede ai chi  compra Spagheroni prodotti in Olanda, Salsa Pomarola Argentina, Pompeian Oil realizzato negli Stati Uniti, Zottarella prodotta in Germania, oppure Caccio cavalo scovato in Brasile ….  Il Colosseo, la torre di Pisa o il Davide di Michelangelo nell’etichette, così come i nomi, sono studiati per far sembrare italiano quello che in realtà ha tutt’altra provenienza.   

stop-al-cibo-che-sembra-italiano

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GLI SPAGNOLI DEL QUESO MANCHEGO OTTENGONO LA STORICA SENTENZA

Da anni Ministri, Associazioni di categoria, Consorzi di tutela italiani si lamentano per la commercializzazione di salse, salumi, formaggi, pasta …. Che sembrano italiani e non lo sono  ma chi è riuscito a mettere davvero i bastoni fra le ruote ai falsari, sono stati gli spagnoli.

Eppure il problema è enorme: il business dell’agroalimentare falso italiano vale circa 60 miliardi di Euro e  riguarda soprattutto produzioni fatte in Stati Uniti, Australia e Sud America. Se consideriamo che il nostro export è di circa 40 miliardi all’anno e che nel mercato internazionale, fra i prodotti alimentari di tipo italiano,  sei su dieci sono il risultato dell’agropirateria, ci rendiamo conto del danno che il nostro Paese sta subendo. Qui nel Belpaese la percentuale degli alimenti contraffatti cala ma non si azzera: uno su quattro è un italian sounding. Spesso si tratta di materie prime straniere brandizzate oppure elaborate nel nostro Paese come i salumi di maiali tedeschi oppure il famigerato olio che arriva con le navi cisterna.

STOP ALL’USO DI TRICOLORE, COLOSSEO, TORRE DI PISA PER FAR SEMBRARE ITALIANO CIO’ CHE NON LO E’

Un danno che riguarda gli agricoltori, gli artigiani e l’industria agroalimentare, cioè tutte le imprese che perseguono con tenacia la via della qualità, della salubrità e della tipicità. Sforzi che hanno dato immagine e business alla filiera del cibo e del vino italiani ma non hanno portato i risultati economici sperati perché subiscono la concorrenza di una specie di holding dell’alimentare taroccato. Prodotti con materie prime più scadenti, esecuzioni più industriali, costi di produzione e prezzi più bassi ma un marchio che sembra il nostro. Da ora in poi  abbiamo qualche arma in più contro i falsari perché, almeno in Europa, nelle confezioni degli alimenti sono vietati quegli elementi grafici che evocano luoghi e cose capaci di indurre in errore il consumatore e fargli acquistare un prodotto nella convinzione che si tratti di un DOP.

Un bel passo avanti, grazie agli spagnoli!



                                                                       
Cinelli Colombini
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