Strade del Vino: le ragioni del fallimento (2)

Strade del Vino: le ragioni del fallimento (2)

Poco marketing e troppe mediazioni politically correct. Per le Strade del Vino serve una rifondazione che magari utilizzi i distretti rurali e una regia nazionale

Alleanze-territoriali-per-il-turismo-Strada-del-Vino

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Di Donatella Cinelli Colombini

Altro  aspetto poco in linea con una corretta strategia di marketing turistico è stata la decisione di non puntare  solo sulle Strade del vino trasformandole in “vini e sapori” con un’ulteriore perdita di appeal. Infatti la maggior parte di questi network hanno optato per un nome che richiama la zona. Nomi che spesso sono quasi sconosciuti al turismo internazionale. Pochissime Strade hanno puntato su quello che di unico e celebre offre il loro territorio facendone il locomotore dell’intera offerta: Strada del Culatello di Zibello, Strada del Fungo Porcino di Borgotaro, Strada del riso e del risotto mantovano, Strada dei formaggi delle Dolomiti …

I NOMI DELLE STRADE DEL VINO

Strada del vino Colli del Trasimeno

Strada del vino Colli del Trasimeno

Attualmente ci sono Strade  con nomi di tutti i tipi: quelle classiche che si chiamano come la denominazione a cui fanno capo, quelle comprensoriali, che sono la maggior parte e abbracciano tutto l’agroalimentare di una regione o di una zona compresi asparagi o mele, poi ci sono quelle che hanno il nome di una DOC-DOCG ma riguardano aree dove ci  sono anche altre denominazioni.

L’unico grande biglietto di invito di un territorio del vino sono le sue bottiglie che vanno in giro per il mondo e fanno desiderare ai wine lovers di andare a vederlo. Per capirlo basta ricordarsi che la maggior parte dei cinesi ricchi conosce lo Champagne, ma non sa dove sia la Francia. Questo non deve far sorridere, perché la stragrande maggioranza di noi italiani non sa dov’è esattamente la valle del Rodano, anche se ha bevuto con piacere il suo Syrah e il nostro Paese confina con la Francia.

Per questo l’uso oculato del nome della denominazione da parte della Strada del vino ha un ruolo chiave. Questo è soprattutto vero quando il vino è un brand celebre come Chianti o Barolo e il numero dei turisti/enoturisti è talmente alto da spostare il ruolo della Strada del vino sulla gestione dei flussi, più che sul loro incremento. Occorre infatti pensare alla Strada come il regista dell’offerta territoriale che interpreta bisogni diversi: dalla promozione, alla destagionalizzazione, dal decentramento rispetto ai luoghi di maggiore concentrazione fino alla tutela dell’identità locale contro il degrado turistico.

LE STRADE DEL VINO E LE LORO DENOMINAZIONI

Tornando sul problema dei nomi delle Strade è opportuno ricordare che anche le denominazioni nuove e emergenti hanno bisogno di avere il loro nome sui cartelli lungo le vie che attraversano il proprio territorio – che è anche il loro primo mercato – in modo da essere percepite come una realtà importante da residenti e visitatori. Per le nuove denominazioni  è indispensabile che la Strada del vino si appoggi su strutture più grandi oppure lavori di concerto con il Consorzio di tutela della DOC per utilizzare al meglio le piccole risorse disponibili al fine di accrescere visibilità e business delle cantine e in generale di tutto il sistema di offerta.

Questa soluzione appare nettamente migliore rispetto a quella adottata  in altre situazioni, dove è stato scelto un nome “territoriale”.  Per esemplificare questo concetto userò  la Strada del vino Costa degli Etruschi,  gestita da persone molto capaci che  riescono a ottenere ottimi risultati ma  sarebbero molto avvantaggiate se ognuna delle 5 denominazioni  di cui devono occuparsi  potesse apparire con il proprio nome, cioè Bolgheri  e Bolgheri Sassicaia ad esempio. Quanti dei VIP che affollano Forte dei Marmi  cerca on line Strada del vino Costa degli etruschi e non invece “visit Bolgheri winery”?

Una simile strategia appare migliore anche al fine di rendere percepibili i confini dell’area di produzione  che invece creano confusione  nei consumatori e nei turisti, con soluzioni tipo “Strada del vino del Vino Nobile di Montepulciano e dei sapori della Valdichiana senese” che comprende anche denominazioni diverse come la DOC Orcia.

Le attuali Strade dei vini e dei sapori sono quindi frutto di compromessi e forse anche di una gestione troppo simile a quella degli enti pubblici per cui non hanno dato i risultati sperati, salvo in pochissimi casi.

RIFONDARE LE STRADE DEL VINO

Rifondarle dando una scossa radicale appare la miglior soluzione, senza farsi frenare dalla paura del cambiamenti oppure dalla difesa delle rendite di posizione che troppo spesso paralizzano lo sviluppo italiano. Un cambio di passo che faccia sbocciare il talento di  quegli addetti che, fino ad ora, avrebbero accettato di lavorare nei giorni festivi, quando c’è maggiore afflusso turistico, e di aumentare i ritmi di lavoro in corrispondenza con la frenetica velocità del business turistico, a fronte di chi aveva progetti di marketing territoriale  ed è rimasto bloccato da situazioni contingenti sfavorevoli.

Un cambiamento che potrebbe appoggiarsi sulla normativa dei distretti rurali ed è auspicata da quanti hanno a cuore lo sviluppo turistico dei distretti viticoli. Serve un maggiore rigore nella gestione delle Strade e la nascita di una sola cabina di regia nazionale che dia poche regole chiare uguali su tutto il territorio nazionale e soprattutto pianifichi le azioni di marketing e di comunicazione in tutto il mondo.

 

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