I giovani tornano ad amare l’agricoltura

I giovani tornano ad amare l’agricoltura

Al nono posto fra i mestieri amati dai giovai fra i 17 e i 30 anni c’è il vignaiolo con il 17% delle preferenze. Coltivare la terra diventa di moda

Giovani in agricoltura Fattoria del Colle

Giovani in agricoltura Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini, fattoria del Colle, Toscana

Nella classifica stilata da Klaus Davi ci sono tre professioni di tipo creativo (stilista 41%, designer di occhiali 36% e di interni 27%) e tre lavori artigianali: sarto, orafo e calzolaio oltre al project manager. Scelte molto diverse dal posto fisso impiegatizio a cui aspiravano la maggioranza dei giovani italiani fino a vent’anni fa, scelte che appaiono collegate alla convinzione del primato del made in Italy in termini qualitativi e alla possibilità che esso generi stabilità di lavoro e guadagno.
Riflessione giusta ma che forse sottostima la difficoltà di lavori creativi o artigianali che richiedono anni di preparazione oltre che doti artistiche innate non proprio diffusissime.

giovani in agricoltura Fattoria del Colle Toscana

giovani in agricoltura Fattoria del Colle Toscana

Il confronto fra l’entusiasmo dei giovani e i dati diffusi da CNA e Confartigianato sulle piccole imprese in grandissima difficoltà balza agli occhi e evidenzia la distanza che separa la realtà dai sogni delle nuove generazioni. Ma è forse l’ esigenza di lavori con orari più flessibili, maggiore possibilità di esprimere la propria personalità e in rapporto con la natura, è più diffusa di quanto ci si aspettasse.
All’inizio di settembre, alla Fiera del Levante la Coldiretti ha sottolineato alcuni dati <<fra i 30mila giovani sotto  i 40 anni che nel 2016-17 hanno presentato in Italia domanda per l’insediamento in agricoltura dei Piani di Sviluppo Rurale dell’Unione Europea, bel il 61% è concentrato nel Meridione e nelle Isole>> questo significa che 18mila giovani del Sud vedono nelle campagne un’opportunità di lavoro e realizzazione personale. E non si tratta di un fenomeno solo italiano, la riscoperta della “coltivazione del cibo” e del valore culturale dell’agricoltura è un fenomeno mondiale <<il destino delle nazioni dipende dal mondo in cui si nutrono>> dice la vicepresidente di Slow Food International Alice Waters parafrasando Brillat Savarin. Per la Waters <<il modo in cui mangi equivale a come vivi …se a un bambino fai coltivare un ortaggio poi lo vorrà anche mangiare>> e da qui il movimento della “Farm in table” che sembra all’origine dell’entusiasmo dei giovani italiani verso la terra.
Una rivalutazione del mondo contadino che apre il cuore e richiede impegno, ma apparentemente i giovani sanno cosa fare: secondo Nomisma le aziende agricole italiane guidate da giovani sotto i 35 anni hanno performance superiori alla media: 20 ettari di superficie e circa 100.000€ di fatturato annuo contro una media nazionale di 45.000€.

L’agricoltura è il mestiere più bello del mondo ma va preso sul serio. Non è un gioco dove basta l’intuito per sapere cosa fare.

 

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