Il vino del futuro per me e per Ferraro

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Il vino del futuro per me e per Ferraro

Come saranno i vini del futuro? Per me le parole chiave sono cannabis, stranezza e Cina. Luciano Ferraro invece dice: clima e rispetto ambientale

Donatella-Cinelli-Colombini-vino-del-futuro

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Di Donatella Cinelli Colombini,

Ho preso spunto da un articolo di Luciano Ferraro che, come sempre, anticipa e commenta le tendenze con spirito da pioniere, per una personale riflessione su cosa berranno i consumatori cioè il vino del futuro.
Prima delle opinioni di Luciano Ferraro vi propongo le mie tre: cannabis, noia e Cina.

IL VINO DEL FUTURO SECONDO DONATELLA: CANNABIS, STRANEZZA E CINA

La marijuana sta entrando a passi veloci nel mondo del vino e l’investimento di 4 miliardi del maggiore gruppo enologico mondiale – Costellation – nel colosso canadese Canopy Growth. Rob Sands è un chiaro segnale, al pari del calo di consumi di vino in USA. Chi beve per sballarsi usa più volentieri la marijuana che viene aggiunta a cibi e bevande con scopo “ricreativo” e in modo del tutto legale in tantissimi Paesi.
Altra tendenza è il “famolo strano” cioè la corsa alla stravaganza al solo scopo di offrire ai consumatori qualcosa di diverso. La stessa tendenza è presente nella pittura, nella moda, nel design… Una deriva barocca che nell’esagerare trova lo stimolo e, spesso, la chiave del successo.

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LA CINA E IL VINO

Terzo elemento di grande cambiamento, nel mercato mondiale del vino, è la Cina che adesso produce oltre 12 milioni di ettolitri di vino l’anno e vuole che il suo stile – derivante dai terroir locali, dai vitigni e dagli ibridi cinesi – sia più apprezzato per cui ha dichiarato di voler introdurre il suo sistema di rating.

Si tratta di una decisione della China Alcoholic Drinks Association (CADA) cioè di un organo governativo sul consumo in risposta ai giudizi negativi delle giurie internazionali dei concorsi e dei grandi giornali rispetto alle produzioni tipicamente cinesi. La Cina è ormai il 5° mercato mondiale, con prospettive di ulteriore crescita nel breve termine.
L’introduzione di un parametro di giudizio influente, che penalizza il vino di importazione e premia quello locale, potrebbe essere un problema per le nostre bottiglie e anzi diffondere uno stile nuovo a livello mondiale, un “famolo strano all’asiatica” come è avvenuto nella moda che ha adottato i pantaloni larghi e corti, i disegni a tinte pastello e altri elementi di gusto esotico.

IL VINO DEL FUTURO PER LUCIANO FERRARO

Arrivo a riassumere le opinioni di Luciano Ferraro invitandovi a leggere per intero il suo bellissimo articolo nel suo blog Divini. Ha ragione nel dire che il primo elemento di cambiamento nei vini del futuro è il clima <<Gli effetti del riscaldamento globale sul vino, che sembravano un presagio di sventure impossibili, esagerazione di mal mostose Cassandre, ora sono diventati realtà>>. Muta la geografia del vino, con la migrazione in zone più a Nord e più in alto oppure con l’introduzione di nuovi vitigni autoctoni come l’Erbamat della Franciacorta. C’è chi torna alla pergola, chi studia nuovi cloni di vite, chi irriga e chi pianta barriere alberate contro il vento. Certo la situazione è preoccupante << abbiamo ancora 11 anni per cambiare l’evoluzione del clima>> ha detto il climatologo George Kaser dell’Università di Innsbruck <<altrimenti sarà lui a cambiare noi>>. Fra queste opinioni preoccupanti c’è anche chi ne ha una ottimista, il professore di enologia dell’Università di Napoli Luigi Moio <<Nessun catastrofismo, non si è mai prodotto tanto vino buono come ora. E si continuerà a farlo. Grazie alle conoscenze scientifiche degli ultimi 150 anni>>.

IL VINO DEL FUTURO SARA’ SICURAMENTE DIVERSO

La cosa certa è che il vino cambierà: i rossi saranno più alcolici (pensare che quarant’anni fa c’era la caccia a chi aggiungeva zucchero che sopperire al grado alcolico insufficiente) con acidità più basse e tannini più aggressivi per essere stati vinificati quando le uve non erano ancora pronte.
Alla fine l’invito ai consumatori è quello di cambiare il proprio stile di vita e di alimentazione. Consiglio che io interpreto con la riduzione della carne e l’uso di verdure locali di stagione e Luciano Ferraro con la proposta di orange wines, biologici, biodinamici o naturali.

 

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