Il miglior vino del mondo 2021

Il miglior vino del mondo 2021

Il miglior vino 2021 è il portoghese Cartuxa Pêra-Manca Alentejo Tinto 2005 scelto dalla comunità di 54 milioni di wine lovers di Vivino Community Awards

 

di Donatella Cinelli Colombini

Miglior-vino-del-mondo-per-la-VivinoCommunityAwards-Cartuxa Pêra-Manca Alentejo Tinto 2005

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Ecco i vincitori: 1.339 clienti Vivino hanno scelto il Cartuxa Pêra-Manca Alentejo Tinto 2005, che vende online al prezzo di $427 a bottiglia ed è un rosso portoghese.
Per i bianchi ha vinto il Castillo Ygay Gran Reserva Especial Blanco 1986 di Marqués de Murrieta, dalla Spagna. Il podio delle bollicine è per il Cristal Brut Champagne Millesimè 1999 di Louis Roederer e il vincitore rosato è Garrus Rosè 2019 Cotes de Provence di Chateau d’Esclans.

 

IL MIGLIOR VINO DEL MONDO PER VIVINO COMMUNITY AWARDS

I vini degli Stati Uniti sono i più presenti fra i 100 premiati, con 29 etichette. La Francia ne ha 26. Seguono Italia e Portogallo, con 15 vini ciascuno. La Spagna ne aveva 7, l’Argentina 4 e l’Australia e il Cile due ciascuno. Nove bottiglie provenivano dalla Valle del Douro. I vini rossi dominano la classifica con 85 etichette su 100. Sono solo otto gli spumanti, quattro Porto, due bianchi e un solitario da dessert rappresentati nella top 100.

 

LA DIFFERENZA FRA LE CLASSIFICHE DEI GRANDI CRITICI E QUELLA DEI CONSUMATORI

Miglior -vino-sparkling-del-mondo-per-la Vivino-Community-Awards-Cristal Brut Champagne Millesimè 1999 di Louis Roederer

Miglior -vino-sparkling-del-mondo-per-la Vivino-Community-Awards-Cristal Brut Champagne Millesimè 1999 di Louis Roederer

Chi storce il naso preferendo le classifiche di Liv-Ex o Wine Spectator, cioè le classifiche redatte da super esperti, deve comunque accettare l’importanza del giudizio che arriva da 54 milioni di wine lovers che comprano, pagano e assaggiano. Ricordate il detto <<il cliente ha sempre ragione>>?
Magari i loro giudizi sono meno sofisticati ma hanno tre elementi che li rendono importanti rispetto al rating espressi dai critici dei grandi giornali: assaggiano i vini in commercio, assaggiano soprattutto ai pasti e sono sparsi in tutto il mondo.
Non si tratta di elementi marginali.

 

I CONSUMATORI GIUDICANO I VINI NORMALMENTE IN COMMERCIO

Partiamo dal primo elemento: alcune delle grandi cantine americane e australiane (anche le italiane?) hanno enologi dedicati esclusivamente alla scelta della barrique migliore e della serie di bottiglie migliore da mandare ai super critici. Forse la differenza è minima, rispetto al vino destinato ai consumatori, ma comunque c’è.

 

Miglior-vino-bianco-del-mondo-2021-per-Vivino-Community-Awards-Castillo Ygay Gran Reserva Especial Blanco 1986 di Marqués de Murrieta

Miglior-vino-bianco-del-mondo-2021-per-Vivino-Community-Awards-Castillo Ygay Gran Reserva Especial Blanco 1986 di Marqués de Murrieta

I CONSUMATORI BEVONO VINO CON IL CIBO E ASSAGGIANO POCHI VINI PER GIORNO

Il secondo elemento è la durata e la modalità dell’assaggio: il consumatore beve più di un sorso, anzi quasi sempre beve più di un bicchiere di ogni vino e molto spesso degusta mangiando del cibo cioè a tavola oppure fuori pasto con formaggi, biscotti salati o altri complementi alla degustazione. Invece l’assaggiatore compie dei veri tour de force di oltre 50 bottiglie al giorno. Guarda, annusa, mette in bocca un sorso, lo sputa e se ha dei dubbi ripete l’operazione, scrive i commenti, ma poi passa a un’altra bottiglia. Il ritmo è di un vino ogni 5-10 minuti e qualche volta le papille gustative sono messe a durissima prova. Io ho vissuto questa esperienza poche volte e considero quasi degli eroi gli enologi o i critici professionisti che tengono questo ritmo di assaggio per mesi.
Ovviamente si tratta di persone con grande capacità di giudizio ma anche le loro papille gustative si stancano e dopo una serie di vini tannici, anche loro fanno fatica. Il corpo umano ha dei limiti per quanto sia allenato. A questo si aggiunge la grande diversità fra il giudizio dato in degustazione oppure mangiando. I normali consumatori assaggiano il vino mangiando in modo sempre più multietnico e questo fa un’enorme differenza perché, i vini “gastronomici” come la maggior parte di quelli italiani, si avvantaggiano. Al contrario, i vini opulenti e muscolosi molto woody tipici della fine del Novecento, risultano meno piacevoli.

 

I VINI COSTOSISSIMI DESTINATI ALL’INVESTIMENTO SONO FUORI PORTATA PER I CONSUMATORI COMUNI

Questo porta a giudizi diversi che diventano diversissimi quando si tratta di “vini da investimento”, cioè bottiglie costosissime e concepite per durare nel tempo che, all’inizio della loro commercializzazione sono chiuse, come messaggi cifrati. Anche a causa del prezzo mi sembrano fuori portata per la stragrande maggioranza degli utenti Vivino e più adatti ad essere giudicati dai ricconi che le bevono dopo trent’anni, oppure dai superesperti che sanno decodificare il messaggio grazie alla frequentazione degli enologi più importanti del mondo. Per questi vini, il giudizio dei 54 milioni di wine lovers mi sembra irrilevante.

 

LA COMUNITA’ VIVINO E’ MOLTO PIU’ MULTIETNICA DEI GRANDI CRITICI

Ultimo elemento di diversità è il carattere multietnico della community di Vivino. Anche questo è un carattere importante. I supercritici sono formati in ambiti anglosassoni. Sono Master of Wine, Master Sommelier, quasi tutti sono partiti da un diploma Wset e i giornali per cui scrivono sono statunitensi e inglesi. Invece i due grandi portali per i consumatori hanno base in Danimarca e Nuova Zelanda e hanno utenti in tutto il mondo, di età diversa ma probabilmente più giovane rispetto a quella dei lettori di Wine Advocate-Robert Parker o Wine Specator. Anche questo dovrebbe far riflettere. Tuttavia l’utilizzo dei portali per valutare i prezzi, informarsi e comprare il vino non è omogeneamente diffuso in tutto il mondo. Ci sono Paesi come l’Italia dove l’uso del digitale non è diffusissimo fra i consumatori.
Alla fine una considerazione personale. I TOP 100 di Wine Spectator sono la porta del paradiso per chi produce vino come me. Avere un mio vino fra i primi dieci, almeno una volta nella vita, è il mio sogno.
Ma credo che il giudizio dei consumatori conti e conterà sempre di più nel futuro. Per questo la “Vivino Community Awards” è importante.

 

IL GIUDIZIO DEI CONSUMATORI PUO’ NON ESSERE TOTALEMTE OBIETTIVO

Il problema è l’avanzare di un sistema di manipolazione meno visibile ma più efficace della pubblicità che, online, tende a indirizzare, gusti, preferenze, stili di vita e quelli che apparentemente sono giudizi sinceri. Allo stato attuale è più evidente nei giovani ma la persuasione occulta digitale va avanti velocemente e ci influenza sempre di più.
Per questo sarei più propensa a mettere la mano sul fuoco sull’obiettività di Jancis Robinson, Monica Larner o Bruce Sanderson piuttosto che sul fatto che i 54 milioni di wine lovers della comunità di Vivino siano del tutto privi di influenze esterne come ha dichiarato a TheDrinksBusiness il fondatore di Vivino, Heini Zachariassen, <<i Vivino Community Awards sono scelti dai critici del vino più onesti del mondo, la nostra comunità di bevitori di vino, la cui opinione collettiva, crediamo, è più preziosa di quella di qualsiasi esperto>>.