LA GUERRA DEL RIOJA INFIAMMA IL VINO SPAGNOLO

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LA GUERRA DEL RIOJA INFIAMMA IL VINO SPAGNOLO

216 PRODUTTORI DE LA RIOJA CONTRO IL LORO CONSORZIO A CAUSA DI UNA CRISI DI SOVRAPRODUZIONE SENZA PRECEDENTI, CHIEDONO DI CONTARE DI PIU’ E PUNTARE SULLA QUALITA’

 

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Wine Spectator TOP 100 bodegas rioja marques de murrieta

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Vino spagnolo senza pace quest’anno. Prima i camion di bottiglie spagnole distrutte dai colleghi francesi e ora uno scontro all’interno della denominazione più famosa della nazione, la Rioja.
Il primo a parlarmene, sette anni fa, è stato Juan Carlos Lopez de Lacalle della cantina Artadi che era uscito dalla denominazione sbattendo la porta. Alle mie domande aveva alzato le spalle <<Rioja produce 500 milioni di bottiglie in 600 cantine … la produzione è sei volte più grande di quelle di vent’anni fa>> e quando il consorzio decise di ampliarla ancora lui smise di scrivere la parola Rioja sulle sue bottiglie. Ora la situazione è diventata esplosiva e Wine Searcher la descrive nel dettaglio. 

 

216  CANTINE ESCONO DAL CONSORZIO RIOJA

216  produttori riuniti nell’associazione Bodegas Familiares de Rioja (BFR) hanno deciso di uscire dal Consorzio. Si tratta soprattutto di piccole cantine che non sono determinanti sotto il profilo quantitativo ma il cui numero è così grande da far tremare l’organo direttivo della denominazione. Da oltre due anni il gruppo chiede provvedimenti contro l’eccessiva produzione di vini ad alto volume e a basso costo. Le piccole cantine vogliono garantire la sostenibilità economica e ambientale del loro territorio attraverso la produzione di vini artigianali di alta qualità. Esattamente la stessa cosa che chiedeva il mio amico Juan Carlos Lopez de Lacalle sette anni fa e ora spinge il celebre produttore Telmo Rodriguez a minacciare di abbandonare la denominazione Rioja.
In pratica la sovraproduzione ha fatto crollare i prezzi di vendita dell’uva sotto il costo di produzione mentre le grandi cantine impediscono ogni evoluzione verso un sistema qualitativo e gerarchico che tuteli chi lavora bene. Anche lo studio sui suoli finalizzato alla zonazione e realizzato dal professor Vincente Sote´s dell’Università Politecnica di Madrid è finito in un cassetto. Niente cambia e il dissenso cresce perché il problema dell’eccesso produttivo è grave e dura dal 2017 a causa dell’espansione dei vigneti, di quasi 28.000 ettari, decisa nel 1985. Nonostante la distillazione la Rioja ha 150 milioni litri di giacenze cioè di eccesso. Per questo il Master of Wine Tim Atkin, nel suo “Rapporto Rioja” del 2023 ha scritto <<La Rioja stava affrontando la sua più grande crisi dagli anni ’80>>.

 

CRISI DI SOVRPRODUZIONE E CROLLO DEI PREZZI DELL’UVA CHE DURA DA ANNI E DIVENTA SEMPRE PIU’ GRAVE

Purtroppo la rappresentatività nel consorzio di tutela è basata sui volumi di vino e sulle uve prodotte e vendute per cui i piccoli produttori, che sono numericamente molti, contano pochissimo. Anche la qualità del vino non ha alcun valore al fine della rappresentanza. Questo significa che persino i fatturati generati dai vini più prestigiosi sono ininfluenti ai fini del voto all’interno dell’organo direttivo della denominazione. Un meccanismo che mette la Rioja in mano alle grandi cantine industriali che impediscono la costruzione di una vera piramide produttiva basata sull’origine, la qualità e l’invecchiamento cioè le Riserve e Gran Riserve.
Un esempio di questa situazione bloccata riguarda la sottoregione la Rioja Alavesa con la denominazione Viñedos of Alava (Vigneti di Alava) nei Paesi Baschi. Le sue regole prevedono limiti sulle rese, sulla densità dei vigneti ad alberello e sull’utilizzo massimo di zolfo nella produzione. Si trattava di un’alternativa promettente alla Rioja e, forse proprio per questo, il Consorzio della Rioja l’ha attaccata sostenendo che la vendita dei vini con la denominazione Viñedos of Alava <<causerebbero danno alla reputazione e al business della denominazione Rioja e confondere i consumatori>> per cui, nell’aprile 2023, l’Alta Corte dei Paesi Baschi a Bilbao, ne ha temporaneamente sospeso la vendita. Ovviamente i vignaioli baschi hanno fatto ricorso ma intanto il tempo passa e nessuna soluzione appare all’orizzonte.

 

RIOJA IN OSATGGIO DI POCHE GRANDI CANTINE INDUSTRALI CHE GUADAGNANO CON GRANDI VOLUMI DI VINI A BASSO COSTO

E’ un vero peccato perché la regione Rioja produce vini meravigliosi ed è triste pensare che sommerga le eccellenze qualitative in un mare di vino primo prezzo.
Una situazione che è comune a tante denominazioni dove la ripartizione del potere all’interno dell’organo di indirizzo, cioè del Consorzio di tutela, non è ponderata e quindi non consente a tutti gli attori del territorio di avere voce. Ripartire il potere solo in base ai volumi prodotti o venduti così come dare un voto a cantina è sbagliato. Serve una via di mezzo che consenta la tutela sociale, ambientale ed economica del territorio e incentivi l’innalzamento qualitativo dei vini.