LE SEI PAROLE DEL VINO PIU’ FRAINTESE

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LE SEI PAROLE DEL VINO PIU’ FRAINTESE

Riduzione, varietà, riserva … parole che possono confondere il consumatore di vino perché significano anche altre cose e perché non vogliono dire sempre la stessa cosa

 

Sei parole del vino più fraintese

Sei parole del vino più fraintese

Di Donatella Cinelli Colombini

Il maggior numero delle parole che creano fraintendimenti sono nella vigna. Per un avvocato, un medico oppure un commerciante, le parole “densità di impianto” vengono capite come il riferimento al numero di prese elettriche e non collegate al numero di viti presenti in un ettaro di vigna, così come “piede americano” suggerisce la diversa taglia delle scarpe USA tipo Lumberjack e non l’apparato radicale successivo all’epidemia di fillossera.
La possibilità di fraintendimento è un serio pericolo nella comunicazione del vino soprattutto perchè molte delle parole legate all’enologia hanno un significato completamente diverso nella vita normale oppure cambiano la loro valenza nelle varie parti del mondo.

Per questo l’articolo sulle parole del vino che confondono o che vengono usate in senso improprio, pubblicato dal grande portale inglese thedrinksbusiness, mi ha subito interessato e desidero qui riassumerlo sollecitando tutti a una riflessione sulle parole che vengono dette con un intendimento e sono invece capite in tutt’altra maniera.

 

LE SEI PAROLE DEL VINO PIU’ FRAINTESE: VEGETALE O ERBACEO

Riserva: una delle parole del vino più fraintese

Riserva: una delle parole del vino più fraintese

Queste prime quattro parole sono usate per criticare un vino, ma talvolta sono invece un indicatore positivo.  Erbaceo: si tratta della sensazione olfattiva e gustativa che si sente in vini prodotti con uve raccolte molto presto. Generalmente è un difetto ma, in qualche caso, evidenzia i caratteri varietali dell’uva, aggiungono freschezza e complessità  al vino.

 

LE SEI PAROLE DEL VINO PIU’ FRAINTESE: ASTRINGENTE

Quando i tannini asciugano la lingua e creano un effetto duro come mangiando un frutto acerbo. Il difetto diventa pregio quando si collega all’invecchiamento. Infatti bevendo certi vini di Bordeaux, nella loro giovinezza, l’astringenza produce sensazioni sgradevoli ma permette la successiva evoluzione e serbevolezza del vino per cui diventa un elemento indispensabile delle grandi etichette.

 

LE SEI PAROLE DEL VINO PIU’ FRAINTESE: RIDOTTO

Questo è evidentemente un termine difficile da capire e da spiegare. Dire un “vino ridotto” potrebbe far pensare che il vino si è ristretto oppure che non ha successo e quindi è prodotto in serie più piccole.  Invece il significato è completamente diverso e deriva dalla frase <<ridotto apporto di ossigeno>>. In effetti la maggior parte dei processi produttivi del vino si svolgono in un ambiente riducente (la fermentazione alcolica e quella malolattica, la maturazione in legno e l’affinamento in bottiglia) senza che si manifestino sentori di riduzione.
In termini strettamente chimici la riduzione è la reazione per cui un composto guadagna elettroni (riduzione), mentre un altro li perde (ossidazione). Questo ha come effetto la produzione di composti solforati volatili (VSC), che i produttori di vino conoscono come puzza di cavolo lesso e uova marce.
In qualche caso e in piccole dosi, si tratta di elementi apprezzati, per esempio nello Chardonnay con il sentore di pietra focaia.
La vinificazione in riduzione indica il tentativo di fermentare l’uva con la minor esposizione possibile all’ossigeno. In genere viene fatta diminuendo i rimontaggi o rimescolando le fecce. Ma è rischiosa perché togliere i composti solforati, dopo che si sono formati, è molto difficile.

 

LE SEI PAROLE DEL VINO PIU’ FRAINTESE: BRETTANOMYCES

Il brettanomyces produce la puzza di stalla, di pelliccia bagnata che arriva nel vino dall’uva oppure dalle botti vecchie e poco pulite. Il problema è enormemente aumentato da quando il clima più caldo ha mandato in cantina uve con acidità più basse e PH più alti. Altro elemento che ha fatto aumentare enormemente il brett sono i limiti all’uso dell’anidride solforosa collegati alle certificazioni BIO-biodinamica.
La valutazione dei sentori “sporchi” nel vino dipende molto dall’approccio dell’assaggiatore. Generalmente vengono considerati un difetto ma c’è persino chi li associa positivamente alla naturalezza e quindi li valuta come un pregio.

 

LE SEI PAROLE DEL VINO PIU’ FRAINTESE: RISERVA

Dire <<ho delle riserve>> indica generalmente la presenza di dubbi. Per un produttore di vino invece la stessa frase vuol dire che ha delle partite di qualità superiore e capaci di una straordinaria longevità.
In Italia, il termine è regolato all’interno dei disciplinari di produzione ma in molte altre nazioni ha quasi solo un uso di marketing. Ecco che il Brunello Riserva esce dalle cantine di Montalcino solo dopo il I° gennaio del sesto anno e infatti, la tipologia più giovane che stiamo vendendo è del 2015, ma nel Nuovo Mondo la parola “riserva” non ha un significato legale e, spesso, nemmeno qualitativo.

 

LE SEI PAROLE DEL VINO PIU’ FRAINTESE: VARIETA’ – VARIETALE

In teatro il “varietà” è un tipo di spettacolo, nel linguaggio comune “varietà” indica la molteplicità delle scelte. Nelle imprese del vino è un sostantivo che vuol dire “vitigno”.
“Varietale” invece è un aggettivo e indica il vino che ha l’impronta della vite con cui è fatto.
In molti articoli le due parole vengono scambiate ma è sbagliato.

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