Nel carrello degli italiani meno vino più buono nel 2012
La genialità del risparmio alimentare degli italiani che spendono meno e addirittura mangiano meglio, ecco come cambiano i consumi con la crisi
Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Nella spesa alimentare degli italiani cresce la birra e calano distillati e spiriti, aumentano gli aperitivi in correlazione con lo spostamento in casa della convivialità. Nel 2012 la spesa alimentare pro capite dei nostri connazionali, al netto degli aumenti dei prezzi, è tornata al livello di 30 anni fa. Insomma una frenata forte dei consumi che continuerà anche nel 2013.
Ma quello che colpisce è il modo geniale con cui gli italiani hanno salvaguardato la qualità dell’alimentazione pur cercando di risparmiare all’osso: “nomadismo” della spesa alla ricerca di promozioni e occasioni, maggiore frequenza della spesa per ridurre sprechi e avanzi. In certi casi il risparmio si è tradotto anche in comportamenti salutistici come la sostituzione delle carni rosse con pollamene e formaggi oppure il ritorno alle preparazioni domestiche anziché il ricorso ai prepararti.
Nel settore vino c’è un calo del 3,6% in volume ma un aumento del prezzi medi per cui gli italiani hanno bevuto
meno ma hanno bevuto meglio. Colpisce il grande aumento della birra che aumentano in valore e in volume e la frenatona dei distillati e degli spiriti.
I dati provengono dall’ interessantissimo volume “Consumi e distribuzione – rapporto Coop 2012”curato da Albino Russo, persona che conosco e stimo da anni, ex ricercatore Nomisma e ora all’Ufficio studi Ancc- Coop. E’ una fotografia obiettiva, comprensibile e veloce della situazione economica italiana con qualche ipotesi sui possibili scenari futuri. Niente di buono all’ orizzonte ma apparentemente, almeno del 2014, potrebbe arrivare il premio per gli attuali sacrifici.
Un’ultima nota; la fiducia delle famiglie è ai minimi storici, cala il Pil e sale la paura di non farcela…. Tuttavia, paradossalmente, francesi e tedeschi sono più sfiduciati degli italiani sul futuro dei loro figli. Come giustamente ribadisce Albino Russo il senso di infelicità è legato, oltre che a fattori economici, anche << alla carenza di forti reti familiari e relazionali>> che mancano in Italia ma forse ancora di più all’estero.








