QUADRO ATTUALE E TENDENZE DELL’ENOTURISMO IN ITALIA (2)

turismo del vino in Italia Toscana Montalcino CasatoPrimeDonne

QUADRO ATTUALE E TENDENZE DELL’ENOTURISMO IN ITALIA (2)

COME È DIFFUSO L’ENOTURISMO IN ITALIA E NELLE DIVERSE ZONE DELLA STESSA REGIONE. PERCHÉ PUNTARE SUGLI ENOTURISTI ESTERI E LA DIFFICOLTÀ DI FARLI ARRIVARE IN CANTINA

turismo del vino in Italia Toscana Montalcino CasatoPrimeDonne

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di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino 

Va comunque ricordato che solo 8-10mila imprese del vino sono realmente attrezzate per la wine hospitality e cioè hanno parcheggio, sala di accoglienza-degustazione, punto vendita, bagni a ad uso pubblico, circuito turistico e personale formato.

LA DIFFUSIONE DEL TURISMO DEL VINO IN ITALIA

Così come va ricordato che la diffusione dell’enoturismo in Italia è a macchia di leopardo con zone dove è molto forte e zone dove è troppo poco. L’accelerata dell’enoturismo fra il 2019 e il 2024 vede Montalcino in testa con un + 39% seguito da Montepulciano 33%, Bolgheri 28%, Collio 27%, e Conegliano Valdobbiadene 26%.

Crescono molto le zone dove il riconoscimento Unesco si sovrappone alla produzione di grandi vini e sono visibili velocità di aumento molto diverse all’interno della stessa regione.

Ecco che i problemi sul tavolo è essenzialmente quello di regolare la crescita del turismo in modo che si spalmi più omogeneamente nei territori del vino e non dia origine a fenomeni di overtourism. Infatti le cantine non possono far crescere a dismisura il loro incoming anche perché il “turismo cattivo scaccia quello buono”.

Per questo è indispensabile porsi la domanda <<che turisti del vino vogliamo?>>. A mio avviso la risposta è <<gli stranieri appassionati di vino e cucina>> questo perché spendono di più in cantina ma soprattutto perché diventano ambasciatori delle zone che visitano aprendo le esportazioni verso i loro Paesi di origine.

QUALI TURISTI DEL VINO VOGLIAMO?

In questo momento abbiamo circa 18-20 milioni di ingressi nelle cantine. Si tratta prevalentemente di italiani, spesso in coppia o con un piccolo gruppo di amici. L’età prevalente è fra i 35 e i 55 anni con una crescente quota di donne. Si tratta prevalentemente di “enoturisti per caso” senza un vero interesse per il vino ma attratti dall’idea di trascorrere una giornata diversa in campagna.

Gli stranieri che visitano le nostre cantine sono nettamente minoritari rispetto al totale degli enoturisti, ad eccezione che in Toscana. Tuttavia se rapportiamo i 7-8 milioni di visitatori esteri al totale dei viaggiatori stranieri in Italia vediamo che è nettamente sotto il 10%. Un dato sorprendente visto che il 42% dei viaggiatori USA in Italia, il 36% dei britannici, il 30% dei tedeschi dichiarano il loro desiderio di visitare un luogo di produzione del vino.

La forbice fra il desiderio e l’effettiva visita alle cantine si allarga a causa di un sistema di trasporti a terra scarso e costosissimo. In pratica chi arriva nelle cantine italiane deve avere un’auto propria o a noleggio. Usare trenini locali, bus, NCC, Taxi o simili, per andare da una grande città (dove c’è l’aeroporto e la stazione dell’alta velocità) ai territori del vino è difficile e costa più del volo aereo.

L’ACCESSIBILITA’ VIRTUALE E REALE DELLE CANTINE ITALIANE

L’indagine CESEO 2025-6 centro Studi enoturistici presso l’Università LUMSA su un campione di oltre 300cantine del Movimento Turismo del Vino ha rivelato un deficit virtuale e reale sui trasporti verso le zone interne. In altre parole, la logistica degli spostamenti è carente ma anche la comunicazione che consente alle ditte di trasporto di sopravvivere manca in modo evidente. Nel concreto non esiste una rete che mette insieme cantine, aeroporti, alberghi, ristoranti, società di traporto …. Creando un sistema che metta in condizioni il wine lover estero di prenotare da casa, ancora prima di partire, la visita delle cantine e il trasporto per andarci a prezzi ragionevoli.

Sembra impossibile all’epoca dell’AI ma le cantine italiane hanno un deficit di comunicazione digitale importante. Una media di 1000 visitatori al mese del loro sito e un portafoglio di 1000 contatti a cui inviare la proposta di nuovi acquisti dopo la vista. Deficit che, al momento, non appare surrogato da network territoriali. Una situazione oltremodo pericolosa perché la veloce diffusione dell’intelligenza artificiale per costruire itinerari di viaggio, premierà chi è ben visibile online e chi e ben organizzato. Già adesso il 56% degli statunitensi ne fa uso.



                                                                       
Cinelli Colombini
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