Sommelier italiani: grandi vittorie e grandi sconfitte internazionali

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Sommelier italiani: grandi vittorie e grandi sconfitte internazionali

Matteo Montone miglior giovane sommelier del mondo 2019 e debacle italiana ai campionati del mondo a squadre dei sommelier con l’ultimo posto

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Di Donatella Cinelli Colombini

In sintesi i fatti sono questi: il 12 ottobre nel Castello di Chambord in Francia si è svolta la settima edizione del concorso a squadre per Sommelier a cui hanno partecipato le equipe di 27 Nazioni del mondo e la squadra italiana, per il secondo anno consecutivo, è arrivata ultima.

MATTEO MONTONE MIGLIOR GIOVANE SOMMELIER DEL MONDO

18 ottobre a Londra l’italiano Matteo Montone ha vinto il titolo mondiale Chaîne des Rôtisseurs young sommelier of the year gareggiando sotto la bandiera britannica.
Due eventi quasi concomitanti ma con esito opposto fanno riflettere sulle competenze dei sommelier del vivaio italiano. Evidentemente il talento naturale non manca e

Matteo-Montone-campione-mondiale-giovani-sommelier

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le basi formative sono buone. Infatti, girando per il mondo, è facile trovare connazionali che si occupano del servizio del vino nei più importanti locali di Oslo, Londra, Toronto… oppure campioni del calibro di Paolo Basso che ha vinto il titolo di miglior Sommelier del mondo ASI nel 2013 concorrendo per la Svizzera.
Ma il punto è proprio questo, come mai i nostri Sommelier dispiegano le ali e volano alto solo quando vanno all’estero? Il caso di Matteo Montone è esemplare, lui è nato a Milano ed è diventato sommelier in Italia nel 2012 ma l’anno dopo è partito per la Gran Bretagna. Nel 2015 è arrivato settimo nella gara per miglior sommelier italiano.
Commentando il concorso per il miglior giovane sommelier del mondo The Drinks Business fa notare che negli ultimi 10 anni i professionisti del servizio del vino che operano in UK hanno sempre conquistato il primo o il secondo posto. Quest’anno il secondo è stato Jonathan Eichholz dagli USA seguito dall’australiano Andres Aragon al terzo posto. 

PERCHE’ I SOMMELIER ITALIANI CHE RESTANO IN ITALIA  NON EMERGONO A LIVELLO INTERNAZIONALE?

Non si tratta dunque di un concorsetto fra gli inglesi ma una competizione con orizzonti internazionali dove tuttavia, chi lavora nei locali top sul suolo britannico parte avvantaggiato per il gran numero di bottiglie

Campionato-del-mondo-a-squadre-sommelier-2019-sommelier-partecipanti

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di altissimo livello e di tutto il mondo, che può assaggiare durante l’anno.
E’ dunque questo il limite dei sommelier italiani che rimangono in Italia? Oppure c’è qualcosa di più profondo: il provincialismo vissuto come un punto di forza invece che una debolezza?
Questa domanda ne porta dietro un’altra che non riguarda solo i sommelier ma anche i produttori: conoscere i vini di tutto il mondo e valutare quelli italiani da un punto di vista più internazionale è una necessità o mette a rischio l’identità distintiva dei nostri?
Io conosco tantissimi produttori che bevono quasi sempre solo il loro vino. Anche senza volere questo crea un’assuefazione del gusto che fa loro sembrare il proprio ottimo e gli atri vini meno buoni. Proprio per l’abitudine di bere soprattutto vini italiani gli assaggiatori del nostro Paese sono poco infastiditi dall’aggressività dei tannini che invece, in mercati come la Cina, sono un peccato mortale.
Confrontarsi con i vini di tutto il mondo, capire i loro punti forti e i loro elementi di debolezza è utile, non mette a rischio l’identità delle nostre denominazioni ma aiuta a renderle espressioni della cultura del nostro tempo. Esattamente come fanno gli architetti, gli stilisti di moda, i registi cinematografici ….. che studiano il lavoro dei colleghi e specialmente di quelli più bravi. Un processo che globalizza chi ha una personalità gregaria e si modifica a seconda delle mode e arricchire chi ha una personalità vera e cerca di esprimerla a livelli sempre più alti.

GABRIELE GORELLI VICINO A DIVENTARE IL PRIMO MASTER OF WINE ITALIANO

Concludo con un appello ai Sommelier italiani perché ci evitino il ripetersi di figuracce come quelle del Castello di Chambord mettendo insieme una squadra capace di arrivare sul podio del campionato mondiale a squadre. Nel contempo vorrei rassicurare il settimanale Trebicchieri del Gambero rosso che ha commentato con dispiacere la notizia facendo notare che nessun italiano è ancora diventato Master of Wine ma siamo molto vicini a questo prestigioso obiettivo. Gabriele Gorelli di Montalcino ha superato tutti gli esami di degustazione e deve solo (è lo scoglio  maggiore) scrivere la tesi per ottenere le iniziali MW dietro al suo nome. Certo si tratta di un grande cambiamento di mentalità e un diverso approccio al mercato perché i Master of Wine sono capaci di valutare senza paraocchi anche il vino in lattina. I sommelier italiani non lo farebbero con la stessa disinvoltura e forse  questo è il limite da superare.

 

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