Sorprese al museo del tartufo, vecchi amici e sculture luminose
Il museo è in un elegante castello del XII – XIV secolo in mattoni e bifore gotiche a cui si accede da un viale di lecci.
Entrando si sente il brivido da “principe azzurro” perché sembra di vivere una favola. Siamo a 10 km dalla Fattoria del Colle talmente vicino da poterci andare a piedi.
Ci vado ieri, in occasione della festa del Tartufo marzuolo. Per la verità a me piace il mitico tartufo bianco ma per gustarlo bisogna aspettare novembre.
Nell’ingresso del castello ho delle piacevoli incontri: Bruno Bruchi eccellente gastronomo e superbo fotografo – ha lavorato per Kalvin Klein e per Mercedes -. Per le scale del castello trovo Annamaria Guiducci storica d’arte, coordinatrice della Pinacoteca di Siena e suo marito Gianfranco Molteni antropologo direttore del Museo della Mezzadria di Buonconvento. Sono reduci dalla degustazione del cioccolato col tartufo – un binomio intrigante. Questa campagna toscana solitaria non è poi così solitaria!
Entro nel museo ( aperto 15-18 venerdì-domenica) gustando il piacere di questo luogo antico che contiene un museo moderno e basato sull’esperienza: la civiltà del tartufo si annusa, si tocca, si ascolta e ovviamente si guarda.
Qui Stefano Benassiespone le sue sculture in forma di candeliere. Materiali poveri, spesso di recupero, forme destrutturate a cui la manualità dell’esecuzione ridà dignità e arricchisce di nuovi significati. Sono bellissimi i suoi candelieri post moderni perché raccontano una storia antica che
l’artista è riuscito a rendere attuale.
Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini









