STOP AI NUOVI VIGNETI PER UN ANNO
IL PRESIDENTE UIV FRESCOBALDI CHIEDE UNO STOP DI UN ANNO AI NUOVI VIGNETI PERCHÉ L’ITALIA È IL SOLO PAESE AL MONDO DOVE AUMENTA IL VIGNETO E CALANO I CONSUMI

Consiglio UIV a Leverano chiede lo stop dei nuovi vigneti per un anno
di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne
La notizia è stata ripresa da tutti gli organi di comunicazione economica e enologica in Italia. Perché è semplice, perché è logica e perché è efficace.
Il Consiglio Nazionale UIV del 6 giugno, nella sua seduta a Leverano in Puglia, ha approvato la proposta di sospensione per un anno delle nuove autorizzazioni all’impianto di vigneti. Una piccola goccia pari a l’1% della superficie vitata nazionale relativa a 6.500 ettari. Ma è comunque un’azione a ombrello che mette il timone verso la direzione giusta, del contenimento alle sovrapproduzioni. Da sola non basta a riequilibrare la situazione. Infatti da anni, e in modo crescente, l’uva di ogni raccolta supera i consumi ed ha generato, nelle cantine, un’enorme invenduto di 42-44 milioni di ettolitri corrispondente a un’intera vendemmia. Per questo il Presidente Unione Italiana Vini ritiene che il blocco dei nuovi impianti vada associato ad altre misure come l’abbassamento delle rese dei vini comuni, per intendersi, riguardano vigneti di pianura da cui provengono 3-400 quintali d’uva ad ettaro.
INTANTO FERMIAMO LA COSTRUZIONE DI NUOVI VIGNETI DICE FRESCOBALDI
Ma intanto fermiamo i nuovi vigneti dice Frescobaldi, come sempre pragmatico e propositivo- << l’Italia è l’unico grande Paese produttore al mondo che registra una crescita del vigneto a fronte di un calo volumico della domanda a livello globale di quasi il 10% negli ultimi 5 anni>>.
Come dagli torto!
Non nascondo un certo dispiacere perché io volevo impiantare 2,5 ettari di vigneto a bacca bianca alla Fattoria del Colle e a questo scopo avevo richiesto alcuni ettari alla quota nazionale che viene distribuita ogni anno. Peccato, dover rimandare il progetto ma se il mio sacrificio serve a riequilibrare la produzione enologica nazionale, sono propensa a farlo.
Il punto è che da solo non basta. Senza un piano di estirpazione e contenimento della produzione dei vigneti di pianura, con alte rese e basse qualità, i sacrifici di noi vignaioli di collina non servono a niente.
IL TESTO UNICO SUL VINO AVEVA ABBASSATO LE RESE MASSIME DEI VIGNETI A 300 Q PER ETTARO MA POI SONO ARRIVATE LE DEROGHE
La Legge 12 dicembre 2016, numero 238 meglio nota come “Testo Unico della Vigna e del Vino” conteneva la riduzione delle rese massime per ettaro dei vigneti dalle originarie 50 tonnellate a 30 tonnellate, seppure con la possibilità di alcune deroghe regionali. Deroghe che purtroppo sono state date alzando il tetto a 400 quintali a ettaro. Riguardano 80 comuni collocati per lo più in Veneto, ma anche in Abruzzo, Emilia Romagna e Puglia.
Non meraviglia quindi che la delibera del Consiglio UIV sia arrivata da Leverano in Puglia regione dove l’invenduto delle cantine è alto. E non meraviglia l’appello del segretario generale UIV, Paolo Castelletti <<I territori, a partire dalle aziende e dai Consorzi di tutela, devono intervenire con razionalità su questi temi e su una riorganizzazione regionale delle denominazioni. È ora di riportare il vino sul pianeta terra se vogliamo vincere la sfida della competitività e garantire ai viticoltori il giusto compenso>>. In altre parole che senso ha produrre se poi non si vende?






