Toscana, BuyFood per gli artigiani del food e il turismo

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Toscana, BuyFood per gli artigiani del food e il turismo

Buyer esteri per le piccole imprese dell’agroalimentare come con le cantine? La Toscana ci prova con BuyFood ma per l’export deve usare anche il turismo

Di Donatella Cinelli Colombini

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BUYFOOD PER INTERNAZIONALIZZARE GLI ARTIGIANI DEL GUSTO

Due appuntamenti in sequenza per immaginare scenari possibili anzi auspicabili.
Le aziende agroalimentari che producono artigianalmente in modo tradizionale, faticano a sopravvivere vendendo solo nel mercato italiano dove la crisi vuota le tasche di consumatori. Per guardare avanti bisogna esportare, ma alle piccole imprese mancano i soldi per fare il gran passo. Non hanno le risorse economiche per andare alle fiere oppure ai B2B esteri dove è possibile trovare importatori, inoltre non riescono a costruirsi il brand prestigioso che serve per posizionarsi nel segmento commerciale più alto. Insomma rimangono in ombra nel “mondo di mezzo” dove le prospettive di sopravvivenza sono sempre di meno.

La Regione Toscana, prova a internazionalizzarle con il workshop BuyFood che replica nell’agroalimentare quello che è stato fatto nel vino. Un B2B con incontri programmati fra chi produce e i buyer internazionali.

L’AGROALIMENTARE TIPICO TOSCANO GENERA 3,5 MILIARDI

Siena-2030-Incontro-promosso-dalla-Fondazione-MPS-moderato-da-Anna-Scafuri

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Vediamo i dati di scenario: l’agroalimentare toscano impiega 74.000 occupati, il 4,4% del totale Regionale, di cui 13.390 nella filiera dei prodotti certificati. I prodotti più rilevanti sono l’olio (18 milioni di euro), le carni fresche (12,4 milioni di Euro) e i salumi (50 milioni di Euro).
Tante piccole imprese che hanno bisogno di mercati e buyer a caccia di eccellenze qualitative. Ecco che l’Amministrazione regionale, guidata dall’Assessore Marco Remaschi ha riunito a Siena importatori di Australia, Brasile, Canada, Corea del Sud, Emirati Arabi, Giappone, Hong Kong, Israele, Russia, Stati Uniti e li ha fatti incontrare con chi produce cacio pecorino, salumi di cinta senese, ricciarelli e cavallucci, salse a base di tartufo bianco oppure zafferano…
Questa è una strategia vincente che, se sviluppata aggiungendo il turismo ai buyer esteri, può dare un futuro agli artigiani del food tipico. Infatti i consumatori esteri disposti a pagare prezzi più alti, si raggiungono attraverso gli importatori ma anche rivolgendosi al turismo.

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SIENA TERRA CON POTENZIALITA’ E RITARDI

Questa opportunità emerge con chiarezza dalle statistiche presentate dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena e dalla Camera di Commercio di Siena e Arezzo. Fotografano un territorio che invecchia, ha difficoltà a organizzarsi in forme societarie più moderne e non rischia con start up di tipo innovativo (80° posto in Italia). Due dei settori più performanti -turismo e agricoltura (+43% di addetti dal 2010 a oggi) – non riescono ad assumere perché mancano persone formate. C’è un’offerta culturale anche troppo abbondante in termini di musei ed eventi che tuttavia ha un’utenza bassa e non riesce a diventare un attrattore turistico.
Esiste un gap negativo nei collegamenti -strade, ferrovie, connessioni aeroportuali – che relega Siena agli ultimi posti e non solo in Toscana.
Nell’insieme è la descrizione di un motore che potrebbe andare veloce ma invece va piano.

TURISMO IN PROVINCIA DI SIENA

BuyFood-Siena-2019-B2B-dell'agroalimentare-Assessore-Marco-Remaschi

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Dal 2010 al 2017 le attività collegate al turismo sono passate da 2670 a 2940; negli ultimi due anni il 19% delle domande di assunzione venivano da questo comparto. +6,7% le presenze 2018 hanno portato a 5,3 milioni i turisti in terra di Siena.
Considerando che l’agroalimentare è la prima attrattiva di viaggio verso l’Italia e i visitatori spendono un terzo del loro budget in cibo e esperienze legate al cibo, forse conviene sviluppare BuyFood puntando sui buyer esteri ma anche sul foodcation cioè al turismo del gusto.

wine-destination

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