VI SPIEGO PERCHÉ BEVIAMO VINO

L'uomo discende dalle scimmie capaci di metabolizzare l'alcol

VI SPIEGO PERCHÉ BEVIAMO VINO

DAVIDE GAETA HA ARRICCHITO LE MIE VACANZE SEGNALANDOMI ALCUNE LETTURE, L’ARTICOLO DI LAURA ANTONELLA CARLI È INTERESSANTISSIMO E VOGLIO ANCH’IO SEGNALARLO A VOI

L'uomo discende dalle scimmie capaci di metabolizzare l'alcol

L’uomo discende dalle scimmie capaci di metabolizzare l’alcol

Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino 

L’articolo è di luglio ed è uscito su “Il Tascabile” con il titolo “Perché beviamo”. La versione originale è molto lunga. Io mi limito qui a qualche accenno suggerendovi di andarla a leggere per intero per scoprire notizie scientifiche e storiche capaci di spiegare comportamenti e bisogni di noi esseri umani bevitori di vino.

LAURA ANTONELLA CARLI

Prima di tutto chi è Laura Antonella Carli. E’ una giornalista specializzata in linguistica, salute mentale e fenomeni sociali. Scrive su “Vice”, “Rolling Stone”, “Linkiesta” e “Linus”. Il suo ultimo libro è “L’atlante storico della mala milanese” (Milieu, 2025), scritto insieme a Nicola Erba.
Questa premessa per spiegare che la Carli è una giovane giornalista di altissimo livello. Laura Antonella non è il tipo che parte da una teoria e poi cerca di dimostrarla bensì una giornalista con un buon metodo di approfondimento e una solida tecnica nel trarre le conclusioni.

IL CONSUMO DI ALCOL DEI NOSTRI PROGENITORI PRIMATI INIZIA 10 MILIONI DI ANNI FA

L’inizio dell’articolo è letterario ma il resto è scientifico a partire dallo studio del 2024 “The evolutionary ecology of ethanol”. Riguarda il consumo di frutta fermentata contenente etanolo  iniziato milioni di anni fa da parte delle scimmie. Si tratta della celebre teoria del biologo evoluzionista Robert Dudley chiamata drunken monkey hypothesis. Le scimmie che maggiormente si cibavano dei frutti caduti a terra e in fase di fermentazione erano più forti e probabilmente più socievoli al punto da diventare specie dominanti. Questo ha avuto una conferma scientifica con la scoperta che l’enzima ADH4, coinvolto nella metabolizzazione dell’alcol, si sviluppò 10 milioni di anni fa con una mutazione genetica. Questa mutazione coincide con il momento in cui i primati comunicarono a trascorrere più tempo sulla terra ferma e a cibarsi di frutta fermentata. L’enzima presente in uomini, scimpanzé e gorilla cioè nei discendenti dei primati che mangiavano frutti in fermentazione.

L’USO DELLE BEVANTE ALCOLICHE NELLE GRANDI CIVILTA’DEL MONDO ANTICO

Ma la storia continua con altre sorprese. Forse c’è una relazione fra grandi realizzazioni preistoriche e il consumo d’alcol. Nel 9.500 avanti Cristo mentre i nostri progenitori erano ancora nomadi, nella Turchia meridionale viene costruito Göbekli Tepe considerato, dagli archeologi, il più antico sito monumentale del mondo. E’ possibile che i costruttori abbiano convinto le tribù nomadi a impegnarsi nella costruzione offrendo birra di cui sono state rinvenute le tracce. Edward Slingerland ipotizza che questo sistema fosse un nesso sociale- rituale tra la produzione di alcolici e la nascita delle grandi civiltà del mondo antico: Mesopotamia, Egitto, Cina e America.
Il motivo per cui l’alcol funziona come collante sociale è nella sua azione sulla corteccia prefrontale, la parte evolutivamente più recente del cervello umano. Questa parte del cervello valuta il rischio e rende prudenti e diffidenti. L’alcol funziona da disinibitorie e rende più aperti e fiduciosi verso gli altri quindi più socievoli e creativi. Per questo i primati che mangiavano frutta fermentata hanno iniziato a vivere in gruppo e sono diventati dominanti. Allo stesso modo le grandi civiltà preistoriche aggregavano anche usando gli alcolici.

A SECONDA DELLE CULTURA LOCALE GLI UBRIACHI SONO VIOLENTI OPPURE TRISTI

Diverso è invece il comportamento degli ubriachi come hanno dimostrato Craig MacAndrew e Robert Edgerton in Drunken Comportment: A Social Explanation (1969). Analizzando società molto diverse i due ricercatori hanno notato come, a seconda del contesto culturale l’ebrezza diventa aggressività e violenza oppure malinconia, rituale o persino compostezza cerimoniale. In altre parole l’alcol è un acceleratore di comportamenti sociali preesistenti oppure un time out cioè un intervallo socialmente autorizzato rispetto alle regole normali del comportamento. Pensiamo ad esempio al carnevale o al drinking time che serve a creare rapporti far colleghi al di la delle gerarchie.
Ma proprio per l’uso sociale degli alcolici, nel tempo, i consumi hanno acquisito regole. Cosa e quando bere è legato a gerarchie ed è un marcatore sociale sia nell’antica Roma che nella Francia del Settecento come mostra lo studio di Thomas Brennan sulle osterie di Parigi che contribuivano a organizzare la società dell’epoca.

L’ALCOL E LA SALUTE

E’ vero che l’alcol può creare dipendenza, E’ vero che una quota della popolazione abusa nel suo consumo e poi si ammala oppure causa incidenti stradali. 2,6 milioni di persone muoiono ogni anno a causa dell’alcol. Anche il 5,1% dei tumori sono in qualche modo collegati all’alcol. Dal 1988, l’alcol è nel gruppo 1 delle sostanze cancerogene e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che non esiste una soglia sotto la quale il rischio diventa nullo.
Il punto è che eliminare l’alcol potrebbe fare più male che bene. Secondo Laura Antonella Carli il problema sta nell’aver separato l’alcol <<dai rituali relativamente stabili che lo contenevano e gli davano significato, e diventa sempre più spesso compensazione privata, anestesia, automedicazione diffusa>>. In altre parole il consumo moderato all’interno dei “riti sociali” ha elementi positivi lo sballo solitario fa solo male <<non più rito collettivo, ma gestione silenziosa dell’ansia, della solitudine e dell’oppressione quotidiana>>

IL NEO PURITANESIMO

Dal proibizionismo all’uso dell’alcol come lubrificante sociale. Negli ultimi 100 anni c’è stato un continuo oscillare fra crociate anti alcoliche e libertarismo. Attualmente la ricerca del benessere personale ha spinto un crescente numero di consumatori a bere meno e bene. Ma esiste un altro livello della questione che va esaminato. Se il consumo d’alcol continua da milioni di anni e negli ultimi millenni si è intrecciato con le consuetudini sociali. Il neo proibizionismo potrebbe assumere invece la valenza di un restringimento degli spazi del Time out. Secondo Slingerland il bisogno di queste trasgressioni non sparisce ma riemerge altrove <<droghe ricreative, social media trasformati in macchine di stimolazione dopaminergica continua, forme di immersione compulsiva>>. Il risultato è che chiudono le osterie e aprono le farmacia.
Arriva alle stesse conclusioni David Khayat autore del libro Arrêtez de vous priver ! cioè basta rinunce. Un consiglio medico verso la moderazione, l’amicizia e il piacere di vivere che arriva da chi era a capo dell’organismo francese contro la lotta ai tumori ed ora lotta contro il puritanesimo travestito da salutismo.



                                                                       
Cinelli Colombini
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