Vini e cantine dell’altro mondo

vigneto di Te Motu

Vini e cantine dell’altro mondo

In giro per la Nuova Zelanda, non potevo farmi mancare un tour di cantine. Ma invece di parlarvi di zone famose come Marlborough, vi racconto l’isola di Waiheke.

Visto per voi da Bonella Ciacci

vigneto di Te Motu

vigneto di Te Motu

Quando ho dovuto pensare al viaggio di nozze, ho scelto il posto più lontano che mi venisse in mente, all’altro capo del mondo, ovvero la Nuova Zelanda.
Scelta non a caso, in effetti. Ho sempre sognato di vederla, anche perché mi dava la possibilità di coltivare in un solo viaggio quasi tutte le mie passioni. Una di queste è il vino.
Il tempo era poco, così, anziché andare in zone rinomate come ad esempio Malborough, ho visitato Waiheke, la seconda più grande isola della baia di fronte a Auckland.

Senza addentrarci nella storia delle popolazioni indigene, i Maori, che già la l’avevano abitata, gli occidentali hanno iniziato a viverci dapprima solo in pochi. Soprattutto nei decenni passati vi si era stanziata una comunità hippie, dedita ad altri tipi di coltivazioni, e non la vite.
Solo negli ultimi 15/20 anni, insieme alla riscoperta di quest’isola da parte dei ricchi e facoltosi abitanti di Auckland, si è scoperto che il microclima di questa isola è perfetto per alcune tipologie di vite, e la produzione di vino è andata incrementando velocemente, ed altrettanto velocemente la sua qualità.

Ma come accolgono gli enoturisti? Dall’altro capo del mondo funziona come da noi? Hanno imparato da noi o possiamo noi imparare da loro?

Selfie con Brian durante il pranzo nella cantina di Te Motu

Selfie con Brian durante il pranzo nella cantina di Te Motu

Ecco le curiosità di un wine tour a Waiheke:

1- in qualsiasi cantina tu vada, se sei con un tour organizzato e quindi sanno del tuo arrivo, ti accolgono già con un calice di vino; è generalmente bianco, per poi procedere nella degustazione dei rossi, ed è un modo molto piacevole di farsi accogliere, mette subito di buon umore
2- la visita dell’azienda è dinamica e volta a creare un impatto emotivo con i bellissimi panorami, ma senza tralasciare la parte tecnica; si chiacchiera passeggiando intorno ai vigneti, viene raccontato da quanto tempo si produce, perché quella tipologia e non un’altra, che tecniche si usano…unica mancanza, se posso, è che non fanno vedere le aree produttive e di affinamento, cosa che noi facciamo; ho dovuto ogni volta chiedere che affinamenti facevano, che botti usavano, che rovere, per quante volte…
3- ci tengono a coinvolgerti nell’esperienza con domande e inviti ad espirmere opinioni, così che non ti senti solo un automa che segue inerme ciò che avviene
4- non amano i francesi; non me ne vogliano i cugini d’oltralpe, ma in ogni cantina la prima domanda era “ci sono francesi nel gruppo?”, ed al nostro no tiravano un sospiro di sollievo…
5- le cantine ci tengono anche a lavorare con i locali; ogni cantina aveva tante proposte per gli abitanti di Auckland che durante il fine settimana, con un traghetto, in 40 minuti raggiungono l’isola per trascorrere una giornata di relax con parenti e amici; la cantina Te Motu per esempio ha uno dei ristoranti più buoni dell’isola, nonché forse il syrah migliore che ho assaggiato là; nella piccola ma deliziosa cantina Wild On Waiheke c’è davvero di tutto, non solo un café, la produzione di vino, birra, rum e altri prodotti locali, ma all’esterno ci sono gli scacchi giganti, il tiro con l’arco, il tiro al piattello e altre attività
6- l’isola non ha sorgenti di acqua dolce, quindi ogni struttura o abitazione ha delle cisterne di raccolta dell’acqua piovana e sono molto attenti ad un uso accorto ed ecosostenibile di ogni risorsa, anche in cantina
7- l’ecosostenibilità in Nuova Zelanda è un incentivo per le aziende, di ogni tipo, ed anzi nel mondo del vino è quasi un obbligo; ci hanno spiegato che c’è una legge per cui quelle cantine che lavorano senza prestare attenzione alle risorse naturali e non rispettano i parametri di ecosostenibilità, perdono automaticamente la licenza di esportazione dei loro vini, e possono lavorare solo con il mercato interno
8- il braccio di ferro dei tappi in sughero contro quelli a vite; unico neo del tour di cantine a Waiheke forse è stato durante la visita di una ricchissima e bellissima azienda, con un panorama mozzafiato, Mudbrick Vineyard and Retstaurant; tra la guida inglese (trapiantata in Nuova Zelanda) e noi italiani (coadiuvati da un agente di tappi di sughero portoghese) è scoppiata la polemica, e mentre io avevo semplicemente chiesto se usavano soltanto tappi a vite o anche quelli naturali, lui se ne è partito con una filippica (che non condividevo affatto) a difesa dei grandi vantaggi del loro tappo anche per i vini di grande struttura, culminando con un “quando italiani e francesi lasceranno il passato e ci raggiungeranno in questo secolo, saremo tutti più felici”; opinioni divergenti, che si possono comunque esprimere con meno astio, secondo me

Rangihoua, ci presentano le tipologie di extravergine

Rangihoua, ci presentano le tipologie di extravergine

9- hanno un grande problema sull’isola, ovvero il vento; molti vigneti sono circondati da altissime siepi di più di 4 metri, perché le forti raffiche di vento da nord disturbano la vite, e senza protezione ci dicevano che la produzione può calare enormemente; non a caso Auckland è la terra sogno di ogni velista…
10- tra tante cantine c’era pure un frantoio, Rangihoua, con i loro ulivi e la loro produzione di extravergine di oliva (che abbiamo assaggiato ed ho anche trovato interessante) ed un’unica curiosità a riguardo…i loro macchinari venivano tutti da Firenze!

A voler tirare le somme di questo tour, posso dire che l’isola è bellissima, i prodotti ottimi e la guida Brian è stata semplicemente fantastica, quindi, se vi capiterà di andare in Nuova Zelanda, non perdetevela!

Bonella Ciacci

wine-destination

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