Vini passati di moda. Come e perché succede

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Vini passati di moda. Come e perché succede

Come mai ci sono vini che mantengono il successo per secoli e altri che, dopo qualche anno, passano di moda? Qual è il segreto dell’eterna giovinezza?

vini-che-non-passano-di.-moda-Bordeaux-Borgogna-Champagne

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di Donatella Cinelli Colombini

Va detto che il vino, come qualunque prodotto, ha un ciclo di vita di durata variabile. In certi casi può durare moltissimo, come avviene per i rossi di Bordeaux o lo Champagne che si avviano verso il millennio. Ma sono casi eccezionali, in genere la fortuna non dura così a lungo ed è più facile arrivare al successo che mantenerlo.
A accelerare il ciclo di obsolescenza c’è la civiltà umana e gli stili di consumo in evoluzione molto rapida, gusto compreso.

LA MODA E GLI EVERGREEN

Il mio ragionamento sui segreti della durata parte da altri settori, come la cultura: non tutta la musica del Settecento piace ancora oggi ma vi sfido a trovare un melòmane che non apprezza Mozart. Quindi l’alto livello qualitativo aiuta a durare nel tempo.
Scendendo al livello dei prodotti industriali longevi citerei il maggiolino -Volkswagen Typ 1 l’auto che ha avuto il ciclo di vita più lungo al mondo dal 1938 al 2003. Anche in questo caso il mix di meccanica, funzionalità e qualità progettuale è altissimo, anche nei restyling, con l’aggiunta di un elemento di simpatia che l’ha fatta amare da molte generazioni e si traduce nei nomignoli: scarabeo, scarafaggio, maggiolone …

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Quindi l’elisir di lunga vita non è solo l’alta qualità ma anche l’emozione che un prodotto riesce a suscitare.
E arriviamo al vino per capire quali tipologie non berremmo più e perché sono passate di moda. Non mi riferisco a tempi lontani, come il Falerno amato dai Romani, ma a quelli che ogni wine lover con più di 50 anni di età, amava un tempo ed ora non metterebbe fra i suoi preferiti.

I VINI CHE PASSANO DI MODA

Mi aiuto con un delizioso articolo di Il Foglio firmato da Camillo Langone.
La lista dei vini obsoleti si desume da un gran numero di interviste a scrittori, giornalisti, grandi degustatori …. E il giudizio è unanime <<ora amo vini diversi da quelli di 30 anni fa>>. Primo nella black list il vino maturato in barrique e con forte impronta di legno, opinione che getta un’ombra anche sui Supertuscan e i vini da vitigni internazionali prodotti in Toscana. Circostanza singolare visto che, in questo momento, sono proprio quelli a trascinare in alto le quotazioni dell’enologia italiana in LivEx cioè nel borsino dei collezionisti.

LA RIDONDANZA MESSA ALL’INDICE: TROPPI PROFUMI, TROPPO LEGNO, TROPPO CORPO

Altro elemento negativo la ridondanza soprattutto quella aromatica di certi bianchi e in questo caso sale sul banco degli imputati il Gewürztraminer e in generale il top di gamma altoatesino e friulano.
Stessa sorte per i rossi opulenti come Amarone, Nero d’Avola o Morellino di Scanzano. Al momento attuale gli elementi ricercati sono la fragranza, la freschezza, la bevibilità, l’eleganza e, possibilmente, l’alcolicità moderata <<dalla pesantezza alla grazia per dirla come Simone Weil>>.
Per questo c’è una richiesta di ritorno alle origini anche per il Barbera. Bocciatissimo anche il Prosecco.
Una tendenza data in esaurimento è quella dei vini naturali, che hanno costituito un elemento di salutare rottura rispetto all’eccesso di intervento enologico del tardo Novecento, ma ora sono venuti a noia. Anche questa opinione mi sembra strana vista la richiesta di vini ”senza mani” che sembra pervadere anche l’enoturismo.

CLASSICI SENZA TEMPO CHIANTI CLASSICO, BRUNELLO BAROLO

Alla fine dell’interessantissima disamina di Camillo Langone noto che Chianti Classico, Brunello e Barolo sono passati indenni da questo filtro fra passato e presente. Mi chiedo se questo dipenda dai due elementi che ho individuato all’inizio, cioè la qualità e la capacità di emozionare. Pensandoci ne aggiungerei un altro che traggo dall’evoluzionismo darwiniano, questi tre vini hanno saputo evolversi con coraggio. Da un lato i Barolo boys dall’altro Giacomo Tachis e Brunellopoli, hanno messo in crisi la situazione precedente e, come diceva Albert Einstein <<la crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura>>.

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