Vinitaly e vitigni autoctoni che saranno famosi

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Vinitaly e vitigni autoctoni che saranno famosi

Mai sentito parlare di vitigni orseleta, uvalino, canaiolo bianco, catalanesca, asprinio, minutolo, nascetta? Grazie alle Donne del Vino saranno famosi

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Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Questi sono solo alcuni dei vitigni rari che le Donne del Vino stanno coltivando e fanno assaggiare a Vinitaly 2017 in due degustazioni che rimarranno memorabili. Nelle schede dei vini il racconto di un lavoro tenace, durato per anni e spesso solitario, per salvare i vitigni dall’estinzione.
Da vere “madri adottive” le cantine delle Donne del vino hanno sperimentato e spesso trovato i sistemi di allevamento, vinificazione e maturazione, capaci di valorizzare il potenziale enologico di queste viti quasi scomparse. Alla fine hanno avuto il coraggio di fare vini con questi vitigni autoctoni rari in purezza. Una sfida coraggiosa, visionaria, pazzesca … ma piena di amore.
Ian D’Agata guida i due assaggi di Vinitaly di fronte a 60 membri della VIA – Vinitaly 17800384_10210591780048904_4735420762165480295_nInternational Academy e ad 80 buyer e giornalisti invitati dalla fiera veronese (9 aprile ore 15-17,30 Sala Tulipano). Proprio per adattarsi a questo pubblico internazionale entrambe le degustazioni sono solo in inglese.
VIA– VINITALY INTERNATIONAL ACADEMY
VIA è un autentico gioiello: riunisce super – opinion makers già molto noti nei loro Paesi di origine come Master of Wine e Master Sommelier, che vengono formati per diventare ambasciatori del vino italiano nel mercati più importanti del mondo. Il direttore scientifico Vinitaly International Academy è Ian D’agata, senior editor di Vinous, autore di “Native Wine Grapes of Italy”, unico libro scritto da un italiano ad avere vinto il premio Louis Roederer International Wine Awards Book of the Year.
Ian D’Agata è il vero eroe dell’ “operazione autoctoni rari” delle Donne del Vino. Nei due mesi passati, il giornalista italo-canadese ha saputo rendere persino divertente la lunga preparazione dei due eventi. Quando gli ho scritto <<Ian abbiamo troppi vini le Donne del Vino si sono scatenate e hanno aderito in massa alla nostra richiesta>> lui mi ha risposto << donne scatenate, sono il mio sogno!>> oppure quando Vinitaly ci ha concesso mezz’ora in più per la degustazione del 9 aprile e quindi la lista ristretta che gli avevo chiesto non serviva più <<ma come … con tutta la fatica che ho fatto per selezionare … se ti acchiappo!>>.
GLI AUTOCTONI DELLE DONNE DEL VINO A VINITALY

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La cosa che rende unica e importante le degustazioni delle Donne del vino a Vinitaly 2017 è la scelta di puntare su vitigni poco conosciuti e addirittura su quelli in estinzione. Un’operazione di tutela del patrimonio ampelografico nazionale mai fatta prima. Infatti include vitigni con potenziale enologico molto diverso: alcuni si diffonderanno e altri diventeranno solo delle “curiosità turistiche” da assaggiare visitando i territori del vino. E’ comunque importante difenderli tutti per mantenere intatto il nostro germoplasma. L’Operazione “autoctoni rari” incoraggia le Donne del vino a diventare le “madri” di queste varietà quasi estinte, inoltre ne diffonde la conoscenza fra addetti ai lavori di altissimo livello mettendo le basi di un loro possibile successo commerciale e, nel futuro, molti di loro saranno famosi!

Vinitaly-degustazione vini-da-viti-autoctone-rare-Orseleta Masi

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OSELETA
Vediamo più da vicino qualcuna di queste rarità: l’oseleta presentata da Alessandra Boscaini. E’ una varietà autoctona abbandonata per lungo tempo a causa della bassa produttività. Fu recuperata da quattro ceppi e reimpiantata per la prima volta da Masi nel 1985 sviluppando poi ulteriori impianti. Inizialmente impiegata come varietà di supporto nel vino “Toar”, nel 1995 è diventato protagonista di “Osar”. Il grappolo dell’Oseleta è molto piccolo e compatto, ha una forma cilindrico-piramidale, spesso monoalato. Dopo 15 anni le vigne si esprimono al meglio. Si trovano sulle colline dei comuni di Marano, Sant’Ambrogio e Bussolengo, su terreni principalmente alluvionali e sassosi. L’uva Oseleta, ha una notevole

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predisposizione alla sovramaturazione in vigna, per questo viene sottoposta a una vendemmia ritardata dalla quale si ottiene concentrazione, alcolicità e rotondità. La fermentazione del diraspato avviene a temperatura controllata con uso di lieviti selezionati (25 gg sulle bucce). Segue la fermentazione malolattica. 24 mesi in barrique nuove di Allier di massima tostatura. Seguono almeno 12 mesi in bottiglia. Quantità prodotta: circa 5.000 bottiglie solo nelle migliori annate.
UVALINO
Andiamo in Piemonte per scoprire l’uvalino varietà da cui Mariuccia Borio – Cascina

Vinitaly-degustazione-Donne-del-Vino-Uceline-Cascina Castlet

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Castlet– produce il vino Uceline. Questo vitigno era diffuso nel sud Piemonte in provincia di Asti. Veniva coltivato in piccoli filari e non in interi vigneti. Negli anni ottanta del Novecento si stata perdendo ed è stato riscoperto, proprio grazie all’opera di Mariuccia Borio, nel decennio successivo. Il primo passo è stata la ricerca attraverso i viticoltori anziani, successivamente lo studio del DNA ha rivelato la parentela fra l’uvalino e i principali vitigni Piemontesi. Le due caratteristiche importanti che sono l’elevato contenuto di resveratrolo e la resistenza alla botrytis cinerea. L’epoca di raccolta è tardiva, metà ottobre, le uve vengono appassite un mese dopo la raccolta prima della vinificazione.
Il vino Uceline a base di uvalino è prodotto da due vigneti di un ettaro e mezzo ciascuno situati a Costigliole d’Asti a 280 metri sul mare e allevati a guyout. La vinificazione prevede una lunga macerazione di tre settimane. Dopo la fermentazione malo lattica, il vino matura 12 mesi in botticelle da 500 litri. Dopo l’imbottigliamento affina per un anno in bottiglia prima della vendita.
CANAIOLO BIANCO
Eccoci in Toscana da Cristiana Grati nella Fattoria di Galica e Vetrice a

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Pontassieve per scoprire il Canaiolo bianco con cui viene prodotto un IGT Toscana battezzato Borgo Prunatelli. Le viti madri sono state selezionate nei vecchi vigneti dei Grati dall’uomo che tutti considerano il mago dell’ampelografia regionale Roberto Bandinelli. Il vigneto di mezzo ettaro di canaiolo bianco è stato piantato nel 2009 a 400 metri di altitudine e un’esposizione Sud-Sud Ovest su un terreno argilloso e ricco di ferro; è allevato a cordone speronato e capovolto.
Il canaiolo bianco è una varietà tardiva che viene vendemmiata in ottobre con una raccolta manuale. Le uve vengono macerate a freddo per un giorno e poi fermentate a freddo. Il quinto giorno il 30% del mosto prosegue la sua vinificazione in legno e il resto in acciaio. Rimane per un anno sulle “bucce fini” che vengono regolarmente mosse con il batonnage. Prima vendemmia nel 2012 e una produzione annua di 10-29 Ettolitri.

CATALANESCA
Scendiamo in Campania da Benigna Sorrentino per assaggiare il suo vino Catalò prodotto con uva Catalanesca. Questo vitigno fu importato da Alfonso I d’Aragona nel XV secolo dalla Catalogna e impiantato sulle pendici del Vesuvio e Monte

Vinitaly-degustazione-donne-del-vino-Catalò-azienda-agricola-Sorrentino

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Somma. Su questi fertili terreni vulcanici l’uva coltivata dai contadini vesuviani veniva vinificata negli imponenti cellai delle masserie, dove ancora oggi è possibile trovare torchi che risalgono al XVII secolo. La Catalanesca ha bacche rotondeggianti di un tipico colore dorato. Il grappolo è rado e la polpa degli acini è bianca e carnosa, dolce e croccante e ricca di vinaccioli.
Esistono pochissimi vigneti di Catalanesca nei comuni vesuviani – Somma Vesuviana, Sant’Anastasia, Terzigno e Boscotrecase. I terreni di origine vulcanica sono molto fertili, l’altitudine può variare da 200 a 500 mt sul mare e l’età media delle viti è di 15-20 anni. Nel 2006 il vitigno è stato ufficialmente aggiunto all’elenco delle uve da vino e questo ha favorito la sua diffusione. La maggior parte delle viti sono a piede franco e quindi senza portinnesto, vista la natura del suolo. Per quanto riguarda i sistemi di allevamento all’inizio prevaleva la pergola vesuviana, successivamente si è diffusa la spalliera.
L’uva Catalanesca viene raccolta da fine settembre fino ad ottobre a seconda della zona di collocazione e di esposizione dei vigneti. Tuttavia c’è anche chi la raccoglie alla fine dell’anno seguendo la tradizione più antica: un tempo vi era la consuetudine di lasciare sulla pianta i grappoli più belli, eliminando via via gli acini guasti, così da favorirne il mantenimento fino al periodo natalizio. La vendemmia è manuale, la vinificazione è quella classica in bianco con leggera criomacerazione. Alla fermentazione a temperatura controllata segue la conservazione in acciaio.
Grazie alla sua buccia spessa e alla sua acidità l’uva Catalanesca è stata spesso sottoposta ad appassimento per la produzione di passiti. Una chicca rarissima che oggi la cantina Sorrentino produce in circa 3500 bottiglie.



                                                                       
Cinelli Colombini
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