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Quali botti per il Brunello?

Una storia di prove e di assaggi, di successi e di errori alla ricerca della botte perfetta per il Brunello al Casato Prime Donne di Montalcino 

Montalcino Casato Prime Donne bottaia

Montalcino Casato Prime Donne bottaia

Di Donatella Cinelli Colombini

I nonni usavano botticelle da 10-15 hl a volte anche di castagno, poi arrivarono le botti grandi, dopo le barrique e ora siamo tornati alla botte piccola.

Avete presente il proverbio toscano: nella botte piccina c’è il vino buono? E’ giusto come gran parte della centenaria cultura contadina tramanda attraverso usi, detti e canzoni. Infatti più buona è la vendemmia, più c’è bisogno di nuove botti piccole.

Quello che segue è il racconto della nostra ricerca della botte perfetta per il Sangiovese del Brunello e specificamente per il primo anno di maturazione in contenitori di legno, quando l’evoluzione del vino è veloce e decisiva per tutta la sua lunghissima vita successiva. Nel secondo e soprattutto nel terzo anno di maturazione, infatti, abbiamo sempre puntato sulle tradizionali botti grandi da 15 e poi 40 hl, che portano dolcemente il Brunello verso la bottiglia.
La nostra ricerca comincia con le barriques. Era il 2001 e poco dopo, e le barriques erano un must per i produttori che non volevano apparire tirchi o fermi su sensibilità vecchie. Abbiamo provato sette marche diverse fra cui anche una italiana e un’austriaca. Insomma una sperimentazione in grande rispetto alla piccola dimensione della nostra cantina. Ora questi fusti sono nei giardini a scopo ornamentale.

Che fine fanno le barrique senza vino?

Mobili d’autore, pavimenti dal profumo inebriante e cips per dare un tocco torbato all’arrosto ecco dove vanno a finire le barrique

Miss Dondola Missoni

Miss Dondola Missoni

Di Donatella Cinelli Colombini
La vita della barrique è abbastanza breve: quando è nuova viene usata per i grandi vini, al terzo “passaggio” cioè anno, scende alle tipologie meno prestigiose ma quando comincia a dare al vino un finale amaro, gli enologi la vedono come un pericolo da espellere dalla cantina prima possibile. E’ possibile rigenerarla con un processo di raschiatura e tostatura che in Italia solo poche ditte specializzate sanno fare ( come il nostro amico di Facebook Romiti Pietro). Nella maggior parte dei casi la barrique va a finire in falegnameria.
Il prezzo è esiguo 30 – 50€ per circa 50 kg di meraviglioso legno di rovere ma la curvatura rende le doghe della barrique poco utilizzabili.
L’esempio migliore di mobili fatti con questi legni è del 2012 a San Patrignano: la Miss dondola di Angela Missoni, la panchina Bottea di Mario Botta, la lampada a led di Pininfarina … oggetti di altissima qualità per il design d’autore e l’esecuzione manuale da parte dei 200 ragazzi che lavorano nei laboratori di falegnameria, decorazioni e fabbri nelle sedi di San Patrignano di Rimini, Trento e Botticella.

Ovviamente non si tratta del solo esempio di falegnameria di legno di barriques anche se i mobili di San Patrignano hanno fatto il giro del mondo con premi persino a Boston.

Basta barriques il Brunello torna nelle botti

Esaltazione delle specificità del Sangiovese e ritorno alle botti ecco le indicazioni dell’enologa francese Valerie Lavigne per la perfetta armonia del più grande Brunello. L’affermazione è di quelle che fanno discutere soprattutto perché arriva da una francese come francesi sono le barriques che hanno imperversato nelle cantine italiane negli ultimi dieci anni. A parlare è Valerie Lavigne, la nuova strepitosa enologa delle cantine toscane di Donatella Cinelli Colombini. Docente della più celebre università di enologia del mondo, quella di Bordeaux, la Lavigne è consulente, insieme a Denis Dubordieu e Christophe Olivier, in alcune delle più importanti cantine del mondo come gli Châteaux d’Yquem, Margaux e...

                                                                       
Cinelli Colombini
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