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PARPAGLIOLA MONETA DI MONTALCINO TORNA A VIVERE

DONATELLA HA FATTO RIPRODURRE LA MONETA CONIATA DELLA REPUBBLICA SENESE IN MONTALCINO QUANDO LA CITTA’ DEL BRUNELLO ERA L’ULTIMO LIBERO COMUNE DI ITALIA

PARPAGLIOLA MONETA DI MONTALCINO DEL 1556

Riproduzione di Paolo Penko relativa alla PARPAGLIOLA MONETA DI MONTALCINO DEL 1556

Di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Forse non tutti sanno che Montalcino ha alle spalle una storia gloriosa con un episodio di straordinaria importanza alla metà del Cinquecento.
Nel 1555 la centenaria guerra fra Siena e Firenze arrivò alla conclusione con la caduta di Siena. L’esercito mediceo era rinforzato dalle truppe dell’Imperatore Carlo V, il sovrano sulle cui terre non tramontava mani il sole. Ma le maggiori famiglie senesi ed un bel numero di profughi non si arresero. Abbandonarono la città si rifugiarono a Montalcino che sembrava il baluardo più difendibile grazie alle sue mura e alla fortezza. Fu costituita la Repubblica di Siena in Montalcino e la nostra città si trovò a a fronteggiare l’enorme esercito dei Medici e dell’Imperatore di Spagna, Germania, Paesi Bassi e Regno di Napoli.
A Montalcino, a fianco degli irriducibili senesi, c’erano le truppe francesi del Re Enrico II che si opponeva allo strapotere dell’ Imperatore Carlo V in ogni parte d’Europa. Fu infatti il francese, Blaise de Montluc, a comandare la difesa di Montalcino.
La nostra era l’ultima “città stato” in Italia, ultimo residuo di quelle repubbliche comunali che avevano reso florido il territorio italiano nel medioevo e nel rinascimento.

Il Brunello di Montalcino 2007 e la grande sfida

La festa di  Montalcino per i nuovi Brunello mette, per la prima volta, un vino italiano nella stessa cornice di prestigio e tradizione dei grandi vini francesi 

Benvenuto Brunello 2012-Prof Orlandini presenta la vendemmia  2011

Benvenuto Brunello 2012-Prof Orlandini presenta la vendemmia 2011

visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Proprio in questi giorni mi è tornato alla mente un episodio di tanti anni fa. Avevo 18 anni e accompagnai mio nonno Giovanni Colombini a Beaune in Borgogna. Rimasi sbigottita dall’organizzazione e dalla dimensione degli eventi messi in campo dai produttori francesi.

In quel momento, da noi a Montalcino, c’erano pochi vigneti e poche cantine ma soprattutto nessun evento importante, i contadini lasciavano i poderi per andare in città e la campagna toscana era in “svendita”. Invece in Borgogna era un altro mondo. Ricordo una cena in un castello medioevale in mezzo alle vigne. Nella sala da banchetti c’erano 400 ospiti e i valletti in costume portavano le pietanze su assi di legno addobbate con festoni come nelle corti. Alla fine i personaggi più autorevoli salirono sul palco furono vestiti con grandi mantelli di velluto e giurarono di promuovere i vini di Borgogna. Fra loro c’erano attori, politici e miliardari.

Tornai a casa sconsolata. Come potevamo competere con i francesi?

Allora no ma adesso si.

                                                                       
Cinelli Colombini
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