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Un e-commerce di Brunello d’antiquariato

Donatella Cinelli Colombini ha messo online i suoi Brunello d’antiquariato, dal 1993 in poi, a disposizione dei wine lovers e dei loro eventi celebrativi

 

E-commerce: Brunello Antiquario di Donatella Cinelli Colombini

E-commerce: Brunello Antiquario di Donatella Cinelli Colombini

Bottiglie di Brunello, Brunello Prime Donne e Brunello Riserva dal 1993 al 2016 che non sono mai uscite dalle cantine, rimanendo distese e al buio in attesa di andare nel calice degli appassionati.
La collezione di Donatella Cinelli Colombini è ora nell’e-commerce del sito e le bottiglie sono pronte per essere acquistate e spedite.

 

IL VINO VA BEVUTO E NON GUARDATO

Il nonno di Donatella, l’Avvocato Giovanni Colombini ripeteva spesso una frase: <<il vino va bevuto non guardato>>, cioè il Brunello è fatto perché diventi piacere e motivo di festa non per tenerlo in cantina. Ha detto più o meno la stessa cosa Aubert de Villaine, proprietario di Romanée-Conti che si dispiaceva del gran numero di sue bottiglie tenute dai collezionisti e non bevute.
Questo è il sentiment dei produttori appassionati che amano vedere i loro vini nei bicchieri di chi li sa apprezzare.

 

LE LIBRARY DI BOTTIGLIE ANTIQUARIE IN CANTINA

Brunello antiquario, vendite on-line - Donatella Cinelli Colombini

Brunello antiquario, vendite on-line – Donatella Cinelli Colombini

Ogni cantina di vini da lungo invecchiamento, come il Brunello, ha una “library” che cresce ogni anno. Si chiamano “library” perché somigliano a quelle piene di libri ed hanno lo stesso carattere sacrale e importante.
La differenza principale è che gli scaffali delle vere librerie sono più leggeri e contengono i volumi, mentre quelle delle cantine sono molto massicci perché devono reggere un peso enorme. Le bottiglie pesano, infatti, quasi il doppio del vino che contengono. Ogni anno vengono distesi sugli scaffali circa 200 esemplari di ogni vino capace di un lungo invecchiamento, nel caso nostro sono i Brunello, la Doc Orcia Cenerentola e il Supertuscan Il Drago e le 8 Colombe.

 

Ma quanto ci copiano!

60 miliardi di mozzarelle, olio, salami …. Italian sounding. Ma è partita la riscossa, soprattutto via web con il Ministro Martina in veste di Robin Hood

falso olio toscano igp

falso olio toscano igp da Harrods

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

I più attivi nell’ imitare i nostri prodotti sono in America – 27 miliardi di valore – di cui solo una piccola parte è un’autentica truffa e per il resto riguarda prodotti che sembrano italiani per la presenza di tricolori, immagini del Colosseo, del Vesuvio e simili, ma in realtà privi del minimo collegamento con l’Italia. Provengono da caseifici, salumerie, pastifici di Paesi poveri dove il costo di produzione ma anche i controlli sono enormemente inferiori ai nostri. Ecco che il costosissimo sforzo per definire e tutelare i 264 prodotti Dop e 523 vini a denominazione, promuoverli e farli apprezzare … va a finire nelle tasche di commercianti disinvolti. E non si tratta di piccole imprese che vivacchiano border line rispetto alla legge, ma di grossi gruppi. E’ di qualche mese fa la condanna del prestigioso gruppo britannico Harrods per la commercializzazione del Tuscan Extra Virgin Olive Oil, imbottigliato nel Regno unito e recante in etichetta riferimenti capaci di far credere, anche al più competente consumatore, di aver acquistato IGP Toscano.

Siena on line supera Firenze fra Palio, vino e Santi

Nel settore viaggi di Google la ricerca della parola Siena supera Firenze. Ma nell’e-commerce il vino domina su tutto con tuscany wine e tuscany wine tours

Siena Duomo la porta del cielo

Siena Duomo la porta del cielo

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Le keyword cioè le parole più cercate riguardano alberghi e appartamenti oppure le istruzioni di viaggio. Anche le informazioni sulle cose da vedere attraggono molto il lettore on line con il Duomo in prima fila grazie al pavimento istoriato più grande del mondo e alla recentissima apertura delle soffitte – la porta del cielo – da cui è possibile ammirare l’interno della cattedrale. In mezzo a parole realmente legate alla città compare l’auto Fiat Grand Siena che nel 2013, grazie a un battage pubblicitario, ha creato un’autentica impennata di interesse su questo nome specialmente in Brasile e Argentina.
Nei social la maggiore sorgente di interesse è Twitter e l’argomento quasi dominate è il Palio con sentimenti contrastanti. E’ infatti noto che la storica corsa di cavalli suscita reazioni accese: vorrebbero abolirla gli animalisti mentre, sull’altro fronte, c’è l’appassionata difesa della tradizione da parte delle Contrade e della popolazione di Siena.

Gli stati USA più amici del vino con la California per prima

L’American Wine Consumer Coalition difende i diritti degli appassionati del vino, se necessario anche con gli avvocati e ora ha dato la pagella agli stati

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Houston_dopo il seminario del Brunello

Houston_dopo il seminario del Brunello

La classifica degli stati USA più amanti del vino sembra i reating di Moody’s per la finanza: A+ , A, A- per arrivare ai giudizi peggiori che sono classificati D, D- e F.

I criteri per la valutazione sono ricavati da un’indagine sui bisogni dei consumatori che nell’ordine sono:  ricevere  vino dalle cantine, assenza di un monopolio statale, farsi mandare vino dai rivenditori, comprare vino la domenica, portare il proprio vino al ristorante, comprare il vino nei negozi di alimentari.

L’elenco fa un po’ sorridere in Italia dove queste cose sono assolutamente lecite ovunque, ma nella patria del proibizionismo non tutto è permesso anzi!

I risultati dell’indagine sono in parte sorprendenti e evidenziano una tendenza a vietare molto più ampia di quanto ci si aspetterebbe. Gli stati che offrono più opportunità ai wine lovers sono California, District of Columbia, Missouri, Nebraska, New Hampshire, Oregon e Virginia. A limite del proibizionismo Utah e Oklahoma. La grande mela ottiene un deludente D+ che la mette al 30° posto fra i 51 stati americani. Vediamo dunque che una cantina italiana può spedire a casa il vino acquistato da un turista di New York  mentre lo stesso turista non può farselo mandare da un rivenditore USA e neppure comprarlo al supermercato. Altra sorpresa Las Vegas, il regno del gioco d’azzardo dove tutto sembra permesso invece non consente di portare la propria bottiglia al ristorante.

Dove va il vino italiano?

All’estero ma se resta in Italia in supermercato o nella vendita diretta delle cantine. I nuovi consumatori sono in America e in Asia, sono millennials e donne

Giappone Violante Gardini

Giappone Tokio Violante Gardini

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

E’ dunque oltre confine il destino di gran parte delle bottiglie italiane. I primi dati 2012 indicano per l’export un aumento del 6,3%, un valore che diventa un 7,5% se consideriamo solo i rossi con denominazione. Crescono quasi tutti i principali mercati esteri  del vino italiano che sono in ordine decrescente USA, Germania, Regno Unito, Canada, Svizzera, Giappone, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia. Le performance migliori in Giappone (+32%) e Svezia ( + 23%) ma è la dimensione del mercato statunitense la cosa più impressionante: 640.168.534€ importati in un anno.

Questi dati sono la diretta conseguenza di un cambiamento di “peso” dei Paesi consumatori.  Insomma benchè l’Europa rimanga il primo mercato mondiale per il vino  in realtà  la sua importanza cala a vista d’occhio mentre America e Asia crescono. Nel periodo fra il 91-95 e il 2011 vediamo che  la prima nazione consumatrice, la Francia, perde il 20%,  l’Italia e la Spagna cedono del 34% mentre  gli Stati Uniti segnano un +53%, la Cina un + 233% e la Russia un + 80%.