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PER CAPIRE IL VINO BISOGNA ASSAGGIARLO CON CALMA

BASTA GUARDARE, ANNUSARE E POI METTERE IN BOCCA UN SOLO SORSO DA SPUTARE PER GIUDICARE UN VINO? QUANTO E’ IMPORTANTE BERE IL VINO CHE SI ASSAGGIA?

Per capire interamente un vino bisogna berlo oppure basta metterlo in bocca e sputarlo

Per capire interamente un vino bisogna berlo oppure basta metterlo in bocca e sputarlo

Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne, Fattoria del Colle 

In effetti anche le mie enologhe assaggiano senza inghiottire quando devono controllare decine e decine di botti in un solo giorno. Tuttavia anche loro, quando arrivano vicini al vino definitivo, rallentano le degustazioni e bevono. Questo perché, per essere sicuri della propria valutazione bisogna dedicare più di un sorso e più di pochi minuti, allo stesso vino, e soprattutto deglutirlo.
Occorre ricordare che gli enologi cercano i difetti mentre i sommelier, i critici e i consumatori cercano nel calice soprattutto i pregi. E nella ricerca del piacere la fretta è sempre controproducente.
Altro elemento da considerare è il carattere gastronomico di certi vini che nascono per accompagnate il cibo per cui assaggiarle da soli può sfalsare il giudizio. Le bottiglie italiane sono quasi tutte così e infatti i clienti le consumano durante i pasti. Questo le penalizza nelle degustazioni in serie soprattutto se si tratta di assaggi bendati. Sono stata giurata in un concorso enologico internazionale in Canada e ricordo benissimo come la mia commissione desse punteggi più bassi ai vini con personalità distintiva, cioè penalizzasse quei fuori classe che escono dal coro e piacciono ai wine lovers proprio per quello. Ottenevano punteggi alti i vini classici e potenti.
Per questo è giusto chiedersi se l’assaggio seriale è ancora capace di individuare le eccellenze e a questo argomento è dedicato un articolo di WineNews con le interviste al critico Jacky Rigaux, al produttore Roberto Conterno autore del leggendario Barolo Monfortino Riserva e agli agronomi Lydia e Claude Bourguignon.

Come decidere il giorno della vendemmia

Il metodo del calendario, l’analisi dei polifenoli tipica dell’ultimo Novecento e l’assaggio dell’uva: ecco come viene deciso il giorno della vendemmia

Vendemmia 2014 agosto Sangiovese alla Fattoria del Colle

il giorno della vendemmia, come deciderlo

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

I vecchi manuali parlano di una sorta di “regola aurea” 60-60-60 cioè sessanta giorni dal germoglio all’allegagione (fioritura e formazione del grappolo), sessanta giorni dall’allegagione all’invaiatura (cambio di colore dell’uva) e sessanta giorni dall’ivaiatura alla vendemmia. Il 180° giorno dovrebbe essere dunque il giorno della vendemmia, ma non sempre è così.
Il ciclo vitale della vite iniziava nella prima metà di aprile e finiva nella prima metà di ottobre. Dopo il global warming gli intervalli far una fase e l’altra sono più o meno gli stessi ma iniziano prima e finiscono prima come hanno mostrato Lydia e Claude Bourguignon sui rilevamenti effettuati a Ronanée Conti.

complessità-del-vino-l'importanza-della-vendemmia

Giorno-della-vendemmia-la-decisione-dipende-fall’assaggio-dell’uva

In annate come il 2017 l’anticipo è di circa venti giorni perché l’inverno molto mite ha favorito un germoglio precocissimo e quindi non deve meravigliare se la vendemmia è anch’essa precocissima.
Ad accelerare i tempi concorrono altre circostanze, prima di tutto il sole e poi lo stress idrico che possono innescare fenomeni di appassimento dell’uva sulle piante. In annate estreme, come fu il 2003, il clima può far aumentare la concentrazione di zucchero e diminuire il succo negli acini costringendo i vignaioli a cogliere anche se le cellule della buccia dell’uva sono ancora troppo dure per cedere (idrolizzare nel mosto) i preziosi antociani e tannini. In pratica la maturazione tecnologica c’è ma quella polifenolica no.

                                                                       
Cinelli Colombini
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