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Zonazione si zonazione no: le sottozone servono?

E’ di questi giorni la decisione della Rioja di dividere il territorio in sottozone. Da qui una riflessione sull’utilità e le problematiche della zonazione

Zonazione-Barolo-Cannubi

Zonazione-Barolo-Cannubi

Di Donatella Cinelli Colombini

Vantaggi e problemi di dividere una denominazione in piccole porzioni con caratteri omogenei: le sottozone. I giornalisti ne parlano, gli appassionati più integralisti le chiedono come strumento per preservare la “purezza” dei loro vini del cuore, ma in realtà ci sono etichette di fama internazionale, come il Grange, il “first growth” australiano, per il quale, ogni anno, si scelgono uve di vigneti e zone diverse. C’è da chiedersi dunque se la zonazione offra reali vantaggi, oppure complichi il lavoro dei produttori italiani già costretti in un labirinto di norme e di burocrazia. A Montalcino, ad esempio, molte cantine ricevono uve da vigneti situati in zone diverse del comprensorio del Brunello ed è proprio questo blend di caratteri leggermente dissimili a dare poi lo stile che

Rioja-zonazione

Rioja-zonazione

contraddistingue sul mercato quella specifica marca. Nel 2012 Kerin O’Keefe editor e assaggiatrice del Wine Enthusiast lanciò la proposta di dividere il territorio del Brunello in 6 comprensori suscitando grandi polemiche.
A Montalcino si coltivano 2.100 ettari di vigneti costantemente rivendicati per una produzione di 9 milioni di bottiglie di Brunello. Un’area che appare piccola per essere ulteriormente frazionata, tuttavia c’è chi, con grandezza simile, ha percorso la strada della zonazione. Il Barolo ha una superficie di 1900 ettari di vigneti, per una produzione di circa 13 milioni di bottiglie all’anno. In questo territorio la zonazione è stata il riconoscimento delle dizioni storiche (ad esempio Cannubi) e di analisi sulla vocazionalità dei terroir iniziata alla fine dell’Ottocento e proseguita con il coordinamento della Regione Piemonte, arrivando a confini amministrativi-agronomici e compromessi, nel rispetto di situazioni preesistenti, che hanno scatenato conflitti feroci a suon di sentenze amministrative.

Artadi, il rivoluzionario del vino spagnolo

Juan Carlos Lòpez de Lacalle autore di alcuni dei più strepitosi vini spagnoli a Artadi lascia la denominazione Rioja

Artadi-Juan-Carlos--Lopez-de-Acalle

Artadi-Juan-Carlos–Lopez-de-Acalle

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

La sua cantina Artadi non fa più parte di questa denominazione. Cancellata anche dalle etichette dei suoi vini e soprattutto da quelle più celebrate dalla critica internazionale, le single vineyard: Valdegines, El Carretil, El Pison la vigna a cui suo nonno ha dedicato una vita di lavoro e che, con il vino 2004, ha ottenuto 100 centesimi da parte del Wine Advocate di Robert Parker.

Artadi-barricaia

Artadi-barricaia

Il suo è un addio detto con garbo in un comunicato di 25 righe che tuttavia ha scatenato polemiche in tutti i giornali del vino del mondo. Il gesto di Juan Carlos Lòpez de Lacalle equivale infatti a un atto di accusa e le sue parole, benchè molto misurate, non lasciano spazio a equivoci <<Rioja produce 500 milioni di bottiglie in 600 cantine … la produzione è sei volte più grande di quelle di vent’anni fa>>.

Marqués de Riscal e la loro città del vino capolavoro

Notizie note e poco note dell’azienda spagnola che ha rivoluzionato il vino Rioja e l’architettura legata al vino: ecco a voi i Marqués de Riscal

marqués de riscal panorama dall'alto

marqués de riscal panorama dall'alto

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Marqués de Riscal, per chi come me adora il grande vino e l’architettura contemporanea è un nome da mito. La città del vino –albergo, ristorante e museo- progettata da Frank Gehry accanto alla loro cantina è uno dei capolavori assoluti del Novecento. Più ardito del Museo Guggenheim di Bilbao e della Disney Concert Hall di Los Angeles, più ardito perché le sue volute di titanio dai colori cangianti sconvolgono la quiete antica della Rioja, i suoi vigneti, i villaggi antichi con cattedrale e campanile, i muri in pietra e le stradine serpeggianti. Come un bagliore nella notte, come il nuovo che arriva in una campagna antica, meraviglioso!
Per questo l’articolo del Master of Wine Tim Atkin pubblicato su Wine Searcher ha attratto la mia attenzione. Si intitola <<Le 10 cose che ogni wine lover dovrebbe sapere sui Marqués de Riscal>>