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LE CANTINE ITALIANE PIU’ SOCIAL

IN 10 ANNI 3 MILIONI I FOLLOWERS IN PIÙ PER LE 25 GRANDI CANTINE ITALIANE CHE OFFRONO ESPERIENZE DIGITALI SEMPRE PIÙ COINVOLGENTI PUNTANDO SU INSTAGRAM E LINKEDIN

Vino-Omnicom-PR-classifica delle cantine italiane più digitali

Vino-Omnicom-PR-classifica delle cantine italiane più digitali

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Più viaggio nel mondo del vino e più mi accorgo che le cantine italiane sottostimano la comunicazione. Come sappiamo il panorama produttivo italiano è estremamente parcellizzato: fra le 35.000 cantine imbottigliatrici solo 27 superano i 100 milioni di fatturato annuo ma da sole detengono il 41% del business enologico nazionale. Se allarghiamo il cerchio alle imprese con fatturati superiori a 10 milioni di Euro arriviamo a 250 cantine che sono anche quelle più presenti nelle operazioni di marketing e di comunicazione compresa quella digitale. Le piccole imprese sono quasi invisibili se non per l’eccellenza enologica che porta loro premi e punteggi ma forse non basta …. Specialmente ora.
La decima classifica Omnicom PR Group Italia delle 25 grandi aziende enologiche italiane ci presenta un gran fervore di attività e alla fine ci rendiamo conto che i marchi visibili sono proprio quelli.

Il fiasco si rinnova e diventa Dame-Janine

Dame Janine è un fiasco femmina, disegnato dall’artista francese Clet Abraham, quello dei cartelli stradali e verrà prodotta in 6.000 esemplari dalla Ruffino

Dame Janine fiasco Ruffino

Dame Janine fiasco Ruffino

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Il fiasco toscano, primo protagonista del successo e soprattutto dell’esportazione del Chianti, ha una seconda giovinezza. Oltre al Museo realizzato dalla famiglia Bartolozzi, a Montelupo Fiorentino, ora c’è il restyling d’autore commissionato dalla Ruffino per il suo Chianti Superiore 2012. Una grande annata 5 stelle per la tipologia più prestigiosa della denominazione Chianti e un packaging che fa colpo. Il fiasco diventa femmina, si rovescia e assume le sembianze di un volto umano. Il nome Dame Janine richiama il francese di Signora Gianna ma è un chiaro riferimento alla damigiana, il contenitore impagliato simile e più grande del fiasco. Era usatissima in Toscana per trasportare e conservazione del vino fino a cinquant’anni fa.

Insomma un gioco nel gioco che ha per protagonista Clet Abraham l’artista di strada più famoso, trasgressivo e sorprendente di tutti. Nato a Rennes vive ora a Firenze ed è arrivato sulle pagine dei grandi quotidiani mettendo sticker sui cartelli stradali per trasformarli in modo provocatorio come il Cristo crocifisso applicato sul cartello del “vicolo cieco” che ha fatto insorgere i cattolici ( me

Gianluca Monaci con Dame janine

Gianluca Monaci con Dame janine

compresa). La sua azione più clamorosa fu effettuata la notte del 19 gennaio 2011 istallando sul Ponte alle Grazie a Firenze, la scultura di un “Piccolo uomo nero” che si suicida buttandosi in Arno. Un’azione che voleva essere un monito polemico all’esposizione, in Palazzo Vecchio, nello Studiolo di Francesco I, cuore del governo fiorentino, del teschio coperto di diamanti -valore di 100 milioni di Euro – realizzato da Damien Hirst. Come dire … di fronte a un tale disprezzo della morte e della povertà, all’uomo comune non resta che buttarsi dal ponte! Tutto sommato Clet non ha torto. 

Rinnovare il fiasco per mano di un artista simile è un atto di coraggio ma anche un contributo importante. Il contenitore di vetro impagliato era in uso in Toscana fino dal medioevo. E’ citato da Boccaccio nel Decamerone e dipinto da Botticelli e Ghirlandaio. Nel secondo Ottocento agevolò l’esportazione del Chianti grazie al suo carattere distintivo e ai giunchi che proteggevano il vetro dalle rotture. La sua immagine è rimasta a lungo legata a quella del vino italiano a basso prezzo che costituì la prima esportazione dal nostro Paese.

Costellation Brands ecco i più grande del mondo nel vino

Primo produttore di vini di lusso nel mondo, primo importatore di birra mondiale, questo super colosso produce anche Brunello a Montalcino

Costellation Brands portafoglio

Costellation Brands portafoglio

Di Donatella Cinelli Colombini
Costellation Brands è una multinazionale di dimensioni davvero enormi e continua a crescere. I suoi fatturati del primo semestre 2013 pubblicati da I numeri del vino mostrano come ormai i profitti generati dalla birra abbiano superato quelli del vino: 220 milioni i primi e 155 i secondi prima dei costi corporate e degli aggiustamenti. Cifre da capogiro che corrispondono a volumi in crescita di oltre il 15%.
Il vino ha fatto un fatturato 629 milioni di Dollari in 6 mesi ed ha un mercato prevalentemente statunitense anche se la Costellation vende in 100 Paesi del mondo.

                                                                       
Cinelli Colombini
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