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COSA RENDE UNICA LA PROPOSTA ENOTURISTICA 11 

Ogni cantina ha qualcosa di unico. Un punto di forza che permette di dire << ho colleghi bravissimi ma … la mia cantina è unica e migliore di tutte>>

 

Fattoria-del-Colle-Toscana-l'importanza-di-offrire-esperienze-enoturistiche-uniche

Fattoria-del-Colle-Toscana-l’importanza-di-offrire-esperienze-enoturistiche-uniche

Di Donatella Cinelli Colombini

Insomma tutti i luoghi di produzione del vino hanno un motivo per essere scelti fra tutti gli altri e per attrarre un determinato segmento di visitatori.

Il punto è che questo elemento di unicità va esplicitato perché una cantina diventi una wine destination. E’ il tema dello storytelling principale e l’elemento cardine dell’identità e della comunicazione aziendale compresi sito e flyer.

 

IL MERCATO TURISTICO VENDE SOGNI

Il visitatore, come qualunque consumatore, sceglie in base ad una “motivazione”.

Trekking nei vigneti Fattoria-del-Colle-Toscana-l'importanza-di-offrire-esperienze-enoturistiche-uniche

Trekking nei vigneti Fattoria-del-Colle-Toscana-l’importanza-di-offrire-esperienze-enoturistiche-uniche

La maggiore diversità, fra il turismo e gli altri comparti commerciali, è che il viaggiatore non prende in mano il detersivo o il libro da comprare, ma sceglie il “sogno” di un luogo, sulla base di una realtà percepita che gli viene mostrata o raccontata.  Lui infatti arriverà nella destinazione turistica solo dopo, quando non avrà più la possibilità di cambiarla e, spesso, quando avrà già pagato. Quindi è determinante comunicargli prima cosa rende, la propria cantina, diversa e superiore ad ogni altra.

Chi non si distingue si estingue dicono i manuali di marketing anche perché l’alternativa è competere sul prezzo. Pochissime denominazioni hanno più visitatori che cantine disposte ad accoglierli e, in futuro, la competizione nell’offerta sarà sempre più forte.

 

LO STORYTELLING CHE RACCONTA L’ANIMA DELLA CANTINA

Serve uno storytelling comunicato in anticipo, che nel momento della visita, diventa realtà. Per questo la cantina turistica deve strutturare le esperienze che propone su ciò che è suo e solo suo, non sul processo produttivo comune a tutte le aziende della stessa denominazione. Quest’ultimo può essere una parte del racconto ma lo storytelling fondamentale è la vera storia del luogo e delle persone che lo animano, con i loro valori e gli oggetti che ne sono testimonianza.

COME RACCONTARSI AI TURISTI DEL VINO

Storytelling per l’accoglienza in cantina: come raccontarsi in modo convincente e avvincente per trasformare i turisti del vino in clienti fedeli

 

Come accogliere i turisti in cantina lo storytelling

Come accogliere i turisti in cantina lo storytelling

Di Donatella Cinelli Colombini

Chiunque può diventare bravissimo nell’accoglienza in cantina. Basta prendere sul serio questa attività e prepararla in anticipo, magari sfruttando i periodi senza visitatori quando è possibile sedersi e riflettere su quello che distingue una specifica cantina da tutte le altre. Infatti il turismo è basato sull’unicità. Solo le cose uniche, vere e irripetibili valgono il viaggio e aprono il cuore dei winelovers.

 

LE PICCOLE REGOLE DA RICORDARE PER LO STORYTELLING IN CANTINA

1. Se non ti distingui ti estingui

Turismo del vino Montalcino Toscana

Turismo del vino Montalcino Toscana

2. Le informazioni non si sommano ma si dividono
3. Le emozioni si ricordano più delle informazioni
4. La sensorialità delle informazioni può accrescere l’apprezzamento

Partiamo dal primo consiglio; il cliente sceglie i vini, come il visitatore sceglie la cantina in cui andare, partendo dal confronto con gli altri che conosce.
Per questo bisogna che ogni produttore abbia ben chiari i suoi propri punti di forza, le cose in cui << è il migliore>> e impari a raccontarle come uno storytelling da collegare strettamente al proprio brand. Questo è il “racconto dei racconti”, il principale e caratterizzante dell’azienda, quasi un “tormentone” da ripetere fino a farlo incollare all’immagine della cantina come fosse la scheda segnaletica.

 

 

Raccontami il tuo vino – lo storytelling all’Orcia Wine Festival 2016

Orcia Wine Festival con assaggi e degustazioni guidate, cene, musica, trekking, pedalate, visite nelle cantine dell’Orcia il vino più bello del mondo

Orcia Wine Festival Saluto dei Quartieri

Orcia Wine Festival Saluto dei Quartieri

Di Donatella Cinelli Colombini
San Quirico d’Orcia la più bella piccola città d’arte lungo la Via Francigena e cuore del vino Orcia aspetta i wine lover dal 22 al 25 aprile con assaggi e racconti. Il tema dell’Orcia Wine Festival 2016 è infatti lo storytelling cioè il racconto del vino. Una tecnica narrativa che gli specialisti del marketing propongono come una novità ed invece esiste da tempo immemorabile in Val d’Orcia dove, la sera, soprattutto d’inverno, i vecchi raccontavano “a veglia” le loro esperienze per ammaestrare i più giovani.
Il vino Orcia, che nasce in una quarantina di piccole cantine dove quasi tutto è ancora fatto a mano, spesso dal produttore in persona, è il più adatto per giocare fra la novità e la tradizione dello storytelling.

Orcia Wine Festival San Quirico Palazzo Chigi degustazione Vini Orcia

Orcia Wine Festival San Quirico Palazzo Chigi degustazione Vini Orcia

Tutti i produttori – anch’io con il Cenerentola ed il Leone Rosso DOC Orcia – saranno protagonisti con i loro racconti in tre momenti: nelle sale dei Palazzo Chigi a San Quirico dove, per 3 giorni ( dalle 11,30 alle 18,30) i vignaioli dell’Orcia saranno dietro ai tavoli pieni di bottiglie, pronti a dare assaggi, spiegazioni e persino a vendere i loro vino.
A cena nei ristoranti di Bagno Vignoni (venerdì 22 e domenica 24 aprile) che proporranno speciali menù degustazione accompagnati dai vini e dalle narrazioni dei produttori. Serate che sono state battezzate “a veglia” proprio per sottolineare l’importanza dei racconti, dei ricordi e degli episodi di vita vissuta come avveniva un secolo fa nei poderi della Val d’Orcia.

Gucci insegna alle cantine come usare i social

Cosa può imparare il vino dalla moda? Aprite la pagina Facebook di Gucci – oltre 15 milioni di mi piace – e capirete cos’è uno storytelling per immagini

Gucci, dalla pagina Facebook

Gucci, dalla pagina Facebook

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Testi molto semplici in inglese, un post quasi tutti i giorni con splendide foto di borse, abiti, scarpe, cravatte, orologi, foulard … ma anche istantanee delle celebrità che sfoggiano abiti Gucci sul red carpet, piccole storie come quella della Principessa Grace e del disegno Gucci Flora oppure raccolta di fondi contro la violenza sulle donne e soprattutto tutti gli eventi Gucci ovunque nel mondo.
I mi piace sono in quantità mostruosa soprattutto sui video. Ne ho visti fino a 50.000 su un solo post. Annalisa Dimonte, di Gucci è intervenuta al quinto seminario sul marketing relazionale che si è tenuto alla Fondazione Mach di San Michele all’Adige ampiamente illustrato nel blog Cronache di Gusto (8 novembre 2014). Ha spiegato con questa frase la strategia adottata da Gucci nei social << I clienti non sono

Antinori dalla pagina Facebook

Antinori dalla pagina Facebook

più materia astratta. Noi facciamo vivere a loro un’esperienza che li coinvolge direttamente, li facciamo partecipare in parte al processo di creazione del prodotto>>. In effetti l’attenzione e il numero dei “mi piace” su ogni post forniscono indicazioni utilissime al marketing Gucci. Poi ci sono i messaggi che in certi casi sfiorano il migliaio. Ha ragione la Dimonte c’è una community di fan emotivamente molto coinvolti che collaborano alla diffusione del brand e dei prodotti in tutto il mondo attraverso le condivisioni ….. gratis. Spettacolare!
Nello stesso convegno,  che ha avuto luogo l’autunno scorso, c’era MCC Management Consulting che ha anticipato qualche notizia sul database con i profili dei wine lover studiato con l’Università di Cambrige. I wine lovers sono il 4,5% dei frequentatori italiani dei social, maschi, con un’età fra i 19 e i 45 anni. L’algoritmo dovrebbe dare molti dati sulla personalità, le aspettative e gli stili di vita definendo 1.500 categorie.
Il problema è che le cantine italiane non hanno ancora gli strumenti per utilizzare questi dati.

<< Tutte queste informazioni sulla famiglia, il prodotto, il territorio, sempre le stesse, tutte uguali alla fine non sono altro che un rumore di fondo. Bisogna dire qualcos’altro>> ha ammonito Enrico Chiavacci, direttore marketing di Antinori parlando dei siti italiani del vino.