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Tipicità del vino: croce o delizia?

Gli assaggiatori la esaltano ma in realtà non la mettono fra i parametri di valutazione, gli enologi temono la confusione fra difetti e tipicità

tipicità e vitigni

tipicità e vitigni

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Montalcino

L’argomento tipicità del vino è fra i più controversi. Mai come adesso si parla di terroir, di vitigni autoctoni …. ma in realtà questi elementi identitari spariscono nel momento del giudizio, anzi possono addirittura caratterizzare il vino allontanandolo dai parametri classici e quindi penalizzandolo nella somma dei giudizi.
Fabio Piccoli in un suo recente articolo si chiede << quanto conta oggi la “tipicità” nelle valutazioni della critica enologica? >> e dopo un attento esame, del passato e del presente, rileva un immutato <<disinteresse>>. Anzi dimostra che le critiche a Robert Parker e alla sua classifica di 100 punti come causa della standardizzazione

Luigi-Moio tipicità e difetti

Luigi-Moio tipicità e difetti

dei vini, siano abbastanza ingiustificate: fino agli anni ’70 veniva usata la scheda di Maynard A. Amerine dell’Università di UC Davis (anni ‘70) poi quella “stile” Wine Spectator ma in nessuna delle due il rating tiene conto della tipicità.
Ho proseguito sulla stessa falsariga cercando le schede di valutazione dei sommelier e assaggiatori AIS, FISAR e dell’Union Internationale des Oenologues (UIOE) in nessuna c’è la tipicità fra gli elementi di giudizio mentre questa voce compare nella scheda ONAV.

W Riccardo Cotarella presidente mondiale degli enologi

E’ bravo, competente, ha un’energia vitale travolgente, il coraggio di accettare le sfide e persino quello di cambiare idea come sui solfiti nel vino

Vespa, D'Alema, Cotarella

Vespa, D'Alema, Cotarella

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Vi racconto un episodio. Due anni fa partecipò a una cena dedicata all’olio extravergine nel ristorante di Vissani a Baschi, vicino a Orvieto. Al mio tavolo c’è il proprietario di un frantoio della zona che racconta della recente alluvione <<la mattina dopo, quando l’acqua si è ritirata, rientriamo nei capannoni ma c’è fango dappertutto, siamo paralizzati dalla disperazione. Poi arriva Riccardo Cotarella, è un amico, abita vicino a noi con il fratello Renzo, e ci dice – forza stasera ricominciamo a molire le olive, vi mando anch’io qualcuno – lo guardiamo increduli ma le sue parole ci danno la spinta. Arrivarono i suoi operai, lavoriamo tutto il giorno e nel pomeriggio Riccardo torna con una zuppa calda. Dopo ricominciamo a frangere l’olio. Senza di lui non ce l’avremmo fatta>>
Questo racconto ci fa conoscere Riccardo Cotarella più della sua intera biografia.
Ci fa capire come la sua elezione, a presidente degli enologi mondiali, sia un onore per lui e per tutto il vino italiano, ma soprattutto sia un’opportunità per ripartire, per farcela nonostante la crisi, per crederci e andare avanti.
Per questo gli è stata affidata una “mission impossible” con la presidenza del Comitato vitivinicolo di Expo 2015. Ma se non riuscirà lui, a far partire il padiglione del vino, non ci riuscirà nessuno! Lui è davvero il migliore!