W Riccardo Cotarella presidente mondiale degli enologi

Vespa, D'Alema, Cotarella

W Riccardo Cotarella presidente mondiale degli enologi

E’ bravo, competente, ha un’energia vitale travolgente, il coraggio di accettare le sfide e persino quello di cambiare idea come sui solfiti nel vino

Vespa, D'Alema, Cotarella

Vespa, D'Alema, Cotarella

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Vi racconto un episodio. Due anni fa partecipò a una cena dedicata all’olio extravergine nel ristorante di Vissani a Baschi, vicino a Orvieto. Al mio tavolo c’è il proprietario di un frantoio della zona che racconta della recente alluvione <<la mattina dopo, quando l’acqua si è ritirata, rientriamo nei capannoni ma c’è fango dappertutto, siamo paralizzati dalla disperazione. Poi arriva Riccardo Cotarella, è un amico, abita vicino a noi con il fratello Renzo, e ci dice – forza stasera ricominciamo a molire le olive, vi mando anch’io qualcuno – lo guardiamo increduli ma le sue parole ci danno la spinta. Arrivarono i suoi operai, lavoriamo tutto il giorno e nel pomeriggio Riccardo torna con una zuppa calda. Dopo ricominciamo a frangere l’olio. Senza di lui non ce l’avremmo fatta>>
Questo racconto ci fa conoscere Riccardo Cotarella più della sua intera biografia.
Ci fa capire come la sua elezione, a presidente degli enologi mondiali, sia un onore per lui e per tutto il vino italiano, ma soprattutto sia un’opportunità per ripartire, per farcela nonostante la crisi, per crederci e andare avanti.
Per questo gli è stata affidata una “mission impossible” con la presidenza del Comitato vitivinicolo di Expo 2015. Ma se non riuscirà lui, a far partire il padiglione del vino, non ci riuscirà nessuno! Lui è davvero il migliore!L’Union Internationale des Oenologues è nata nel 1965 ed ha sede a Parigi. Ne fanno parte 20.000 tecnici del vino di tutto il mondo,

Renzo e Riccardo Cotarella

Renzo e Riccardo Cotarella

Cotarella è il secondo italiano alla sua guida dopo Ezio Rivella.
Ha un’influenza enorme sulle decisioni che riguardano il vino.
Riccardo Cotarella è nato nel paese di Monterubiaglio provincia di Terni nel 1948. Ottiene il diploma di enologo vent’anni dopo e poi crea, con il fratello Renzo, Direttore generale di Antinori, la cantina Falesco per recuperare i vitigni autoctoni del territorio. Il suo impegno civile si manifesta nell’insegnamento di enologia all’Università della Tuscia, nella formazione dei giovani di San Patrignano e nella partecipazione al progetto “Wine for life” della Comunità di Sant’Egidio.
E’ coraggioso fino a cambiare idea pubblicamente, come nel caso dei solfiti. Cotarella ha un progetto WRT – Wine Research Team per la produzione di vini di eccellenza senza solfiti in 25 cantine.

Vespa Cotarella Dalema Allegrini Martina Tassinari Polegato

Vespa Cotarella Dalema Allegrini Martina Tassinari Polegato

La sua attività principale è quella di consulente , con clienti prestigiosi in tutta Italia. Si dice che sia consulente di Berlusconi e Clooney ma è sicuramente l’enologo di Massimo D’Alema e Bruno Vespa circostanza che ha scatenato la curiosità giornalistica e anche parecchie frecciate. La tenuta “La Madeleine” del noto politico, è in Umbria e coltiva vigneti di Merlot, il Pinot nero, i sofisticati Marselan e Tennat oltre al Cabernet con cui verranno realizzate 3.000 bottiglie di un vino top battezzato “Sfide”. Il conduttore di “Porta a porta” ha invece una tenuta a Manduria in Puglia, che si chiama “Futura 14” ed ha vigneti di Primitivo e Negroamaro da cui nascono vini già presenti in 5 ristoranti tristellati. Vespa sta preparando una nuova etichetta da presentare alla fiera ProWein di Dusseldorf <<sarà un Fiano corazzato Cotarella, come un’auto corazzata Pininfarina>> ha detto con grande orgoglio.
I due noti personaggi vivono in modo viscerale il nuovo ruolo di produttori di vino e questo scatena reazioni sopra le righe. <<Massimo D’Alema mi ha fatto una scenata di gelosia in pubblico. Il motivo? Dice che l’enologo Riccardo Cotarella si dedica più alle mie bottiglie che alle sue>> ha detto Vespa in un ristorante romano la scorsa estate. L’episodio è raccontato da Luciano Ferraro in uno spassosissimo post del blog DiVini del Corriere della Sera che vi suggerisco di leggere.

 

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