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PERCHE’ LE CANTINE TURISTICHE DEVONO RINNOVARSI 9

 L’attuale evoluzione dell’accoglienza turistica in cantina era già in arrivo ma il covid l’ha accelerata comprimendo in 2 anni quello che sarebbe avvenuto in 10. Ecco il bisogno di rinnovarsi

di Donatella Cinelli Colombini

Wine-tech-symposium-Divinea-Stefano-CinelliColombini-Furlani

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Più digitale, più investimenti, offerte uniche, migliore gestione dei contatti …. La crisi del turismo ha colpito le cantine su più fronti: sono entrate in crisi le strutture di ristorazione, ricettività e vendita diretta cresciute accanto alle vigne. Anche il circuito commerciale HORECA è andato avanti a singhiozzo e solo nell’estate 2021 ha ricominciato a funzionare normalmente. Hanno retto bene i grandi gruppi enologici e le denominazioni più internazionalizzate ma per molte piccole aziende quello Covid è stato un periodo nero. Ecco la necessità del rinnovarsi.

IL BISOGNO DI RINNOVARSI DELLE CANTINE EMERSI DURANTE IL COVID

Riorganizzare il turismo del vino e mettere in piedi un sistema di vendita ai privati online è diventato importante. L’esempio da seguire sono le cantine californiane che all’inizio della pandemia hanno spostato gli addetti dalla wine hospitality al call center. Chiamando direttamente i clienti privati, che anno dopo anno erano stati censiti e profilati in occasione della loro visita in azienda, hanno venduto più di prima.
Una lezione che le cantine tricolori hanno imparato ma che richiederà anni di lavoro per dare frutti davvero interessanti.

La crisi covid ha evidenziato quanto le imprese italiane fossero indietro nell’utilizzo dei contatti di turisti e consumatori privati e come sia difficile colmare questo gap in un momento in cui sarebbe stato davvero utile avere una mailing list ben segmentata. Il problema maggiore nel creare subito le liste per lo shopping online delle cantine, è la scarsa presenza di visitatori stranieri e soprattutto Nord americani. Essi sono infatti i clienti privati migliori per i club delle aziende di produzione.

TURISMO DEL VINO IN CANTINA POST COVID 1

Undertourism come parola chiave. L’enoturista diventa viaggiatore e chiede esperienze vere e diversificate col vino

 

Turismo-del-vino-post-covid

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Di Donatella Cinelli Colombini

La parola per capirlo è Undertourism, cioè viaggiare underground – fuori dai circuiti dei grandi flussi alla scoperta di ciò che è autentico, sconosciuto, rispettoso verso l’ambiente e le culture locali.
Questo è il sentiment che sta crescendo a livello mondiale. Il progressivo rifiuto del souvenir tarocco, dei luoghi fatti per i turisti, del finto “tipico rivisitato” …..

 

IL TURISTA DEL VINO POST COVID

I dati sui flussi in Provincia di Siena sembrano confermarlo: negli ultimi 10 anni i posti letto turistici sono aumentati del 6,7% ma spostandosi da quelli alberghieri, che sono scesi dell’11,5%, a quelli extralberghieri cresciuti del 23,4%. In questo segmento c’è il B&B e tutto il comparto dell’ospitalità di turisti nel proprio alloggio. In pratica il turista ha preferito, al confort dell’albergo, il contatto con la popolazione locale.

Turismo-del-vino-post-covid

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Il primo punto del nostro ragionamento è il contraccolpo del Covid sul turismo che appare il settore economico più colpito dalla pandemia: prima contribuiva al PIL mondiale del 10,4%, nel 2020 il suo apporto si è dimezzato. Ovviamente non tutte le zone sono state ugualmente colpite. Chi aveva una bella quota di stranieri ha avuto un autentico tracollo (secondo l’Osservatorio del turismo della Provincia di Siena la spesa dei turisti esteri nel senese è passata dai 339 milioni del 2019 agli 88 del 2020) e non sempre è riuscito a colmarla con i visitatori italiani.
Il completo recupero sulle rotte aeree intercontinentali è previsto nel 2024 se i vaccini e i farmaci riusciranno a vincere la battaglia contro il virus. Questo non significa che le cose torneranno come prima, anzi le destination che non cavalcano il cambiamento, rimettendosi in gioco, rischiano di scendere molti scalini.
Ecco perché è importante capire come stanno cambiando i turisti del vino e come riorganizzare la propria offerta enoturistica.

 

Atteso un grande rimbalzo di vendite di vino nel 2021

Durante il Covid la percentuale di italiani che hanno fatto shopping in cantina è salita di 7 punti passando dal 54 al 61%. Ma le vendite dirette sono calate

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

Il rafforzamento del numero degli italiani che comprano direttamente nel luogo di produzione deriva dalla crescita del turismo del vino nostrano ma anche dall’aumento della percentuale di chi, durante il lockdown ha ordinato online alle cantine passando dal 29 al 36%. In termini di valore l’e-commerce diretto è aumentato del 74%. I dati provengono da “Vino e Spirits” 2021, primo report congiunto di Mediobanca, Sace e Ipsos.
E’ giusto ragionare su quest’ultimo dato ipotizzando che i wine lovers, impossibilitati a fare le consuete visite fra botti e vigneti, si siano approvvigionati usando internet. Ma una quota di questo aumento potrebbe derivare dall’ormai generalizzata abitudine all’acquisto online. C’è stato infatti un autentico boom nei portali specializzati con uno sbalorditivo + 435%.

 

PIU’ VISITATORI ITALIANI E PIU’ E-COMMERCE NELLE CANTINE TRICOLORI

Va inoltre tenuto presente il grande aumento dei wine club e dei carrelli nei siti delle cantine. Anch’io ho reintrodotto la vendita online dopo averta dovuta bruscamente interrompere, vent’anni fa, per le reazioni furibonde di importatori esteri e distributori italiani.

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Questa volta nessuno ha protestato. Forse è successo lo stesso nelle altre cantine che hanno serenamente intrapreso la via del commercio elettronico. I tempi sono maturi e ora tutti fanno e-commerce.
E’ quindi difficile dire se la crescita dei clienti online dalle cantine dipenda dal lockdown oppure all’incremento di offerta da parte delle imprese di produzione. Un dubbio che pone qualche interrogativo sulla tenuta futura di una simile attività.

 

I VISITATORI ITALIANI HANNO COMPRATO PIU’ ESPERIENZE

Va comunque detto che nonostante la crescita dei clienti italiani le vendite dirette delle cantine italiane si sono contratte per due motivi: la mancanza di turisti stranieri, tradizionalmente più disposti a fare grossi acquisti e la presenza consistente di visitatori meno esperti e quindi anche meno disposti a comprare bottiglie importanti. Turisti che, tuttavia, hanno comprato con entusiasmo le esperienze enoiche, spostando il business delle cantine dal punto vendita alla sala da degustazione, alla scuola di cucina oppure al trekking nei vigneti con pic-nic al tramonto.