Erasmus per wine manager ovvero lo scambio dei figli

AGIVI al Casato Prime Donne

Erasmus per wine manager ovvero lo scambio dei figli

La successione croce e delizia delle cantine italiane dove quasi la totalità delle imprese hanno carattere familiare. Testimonianze e idee per wine owner

AGIVI al Casato Prime Donne

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Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

AGIVI – Associazione Giovani Imprenditori Vitivinicoli italiani ha partecipato a Wine2Wine, il grandioso workshop organizzato da Vinitaly il 3-4 dicembre, con un tema davvero scottante per i rampolli delle cantine italiane: la successione d’azienda. Per molti di loro è un tormentone che dura da anni, addirittura dall’infanzia. Avete presente la frase <<quando tutto questo sarà tuo ….>> sembra una promessa ed è invece una minaccia perché l’inversione dei ruoli, con il genitore che si fa da parte e il figlio che prende il timone, è vissuto molto male dalle vecchie generazioni.
Le cantine familiari sono fra le imprese italiane dove la successione ha effetti più positivi anche se avviene quasi sempre troppo tardi. Infatti, nel management italiano, notoriamente geriatrico, l’agricoltura è sicuramente l’ambito più patriarcale. Uno studio di ISPO del 2012, realizzato per Vinitaly, mostrava come le nuove generazioni portassero nel vino idee nuove ed il passaggio da un approccio più visionario e istintivo a un taglio più tecnico. <<I genitori inventano i vini e i figli li vendono>>, disse Renato Mannheimer. In linea di massima dunque il ricambio generazionale nel vino è positivo perché il rischio maggiore nelle imprese familiari è l’immobilismo con il genitore che impedisce al figlio di modificare quello che ha fatto lui o il figlio che sente il peso della storia e questo lo spinge a fare ritocchi piuttosto che rinnovamenti.Le figlie femmine hanno meno probabilità dei fratelli di ereditare la leadership aziendale. Ma quando prendono il timone migliorano

Carlotte Pasqua e Violante Gardini

Carlotte Pasqua e Violante Gardini

nettamente le performance economiche, hanno uno stile di comando, più flessibile e veloce nell’adattamento ai cambiamenti, meno accentratore e autoritario di quello maschile (Lucio Cassia Cyfe 2011 www.cyfe.unibg.it).
Io ho una sola figlia – Violante Gardini Cinellicolombini Jr) e dunque non ho avuto dubbi sull’identità del mio successore. Tuttavia non l’ho mai spinta verso questo ruolo. Io e mio marito desideravamo solo che fosse felice e scegliesse un lavoro capace di valorizzare le sue capacità, qualunque esso fosse.
Mio nonno Giovanni Colombini ripeteva sempre un detto: ci sono tre modi per rovinarsi: le donne è il più piacevole, il gioco è il più veloce e l’agricoltura è il più sicuro. Frase scherzosa che nasconde una verità, il settore primario è durissimo specialmente per le aziende di media dimensione cioè quelle piccole con dipendenti come la nostra. La produzione del vino di alta qualità, la capacità di confezionare e commercializzare l’uva delle proprie vigne migliora la situazione ma non la risolve. E’ un settore difficilissimo con cicli economici lunghi, redditi bassi e alti rischi.
Tuttavia è uno dei settori più affascinanti e appaganti che un giovane possa approcciare: il contatto con la natura, i viaggi in tutto il mondo, l’abitudine a competere con gli Australiani come col vicino di vigna ma soprattutto con se stessi, la continua evoluzione …. Insomma è bellissimo.

AGIVI

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Dunque sono felice che Violante abbia deciso di rimanere in azienda e sono contenta che lavori con crescete entusiasmo. Contrariamente a quello che avviene in quasi tutte le cantine, credo che lei viva nel terrore di sentire la frase << ho creato una cantina a Malta fra due mesi vado li e ci resto>> infatti, benché ami visceralmente l’azienda che ho creato nel 1998, una nuova avventura mi attrae ancora di più.
Questo sgombra il campo dal maggiore dei problemi: un processo di successione troppo lungo con le nuove generazioni che arrivano alla leadership quando hanno già superato gli anni della creatività e dell’intraprendenza. Vediamo ora altri due elementi importanti nella successione: la vocazionalità e la formazione. Il futuro manager deve avere intelligenza, assertività, fantasia e impegno. Se questi caratteri mancano meglio vendere. Nelle situazioni favorevoli, come quella di Violante, aggiungere la preparazione. L’università e i master sono utilissimi, specie quelli esteri, ma non bastano. Il momento dell’ingresso nel mondo del lavoro è quello più delicato e, secondo me, dovrebbe avvenire in un’azienda diversa da quella di famiglia. E’ difficile, infatti, vedere il padre o la madre come titolare e assumere comportamenti professionali consoni all’ambiente di lavoro. Il figlio diventa presuntuoso se troppo facilitato e insicuro se troppo criticato, può frustrarsi oppure approfittarsi della situazione. Questo crea tensioni inutili a cui potremmo trovare rimedio attraverso un “Erasmus

AGIVI in Sardegna

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in cantina” cioè una esperienza di tirocinio di sei mesi di alto livello. Ovviamente questo implica la creazione di un circuito di aziende disposte a offrire esperienze formative e alloggi, un circuito che potrebbe essere creato da AGIVI con l’aiuto di una università o di un centro di ricerca che definisca i profili di ingresso e di uscita ma soprattutto il percorso “didattico”. La cosa fondamentale è tuttavia la creazione di un circuito di “scambio di figli” cioè di aziende interessate al problema della successione e disposte a investirci offrendo un alloggio e un’esperienza formativa all’erede di un collega con la contropartita di ricevere una uguale opportunità per il proprio “rampollo”. Un circuito che ha anche un altro vantaggio, quello di consolidare fra i giovani il valore della solidarietà e dell’aiuto reciproco, valori che Agivi sta sviluppando, sotto la presidenza di Carlotta Pasqua, in modo davvero encomiabile.

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