Gelate e eroismo vignaiolo. 100 milioni di danni
Quest’anno le gelate primaverili hanno colpito duro nei vigneti italiani con intere zone distrutte ma c’è anche chi è riuscito a salvarsi accendendo fuochi di notte

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Di Donatella Cinelli Colombini
Le gelate nelle notti 19-20-21 aprile hanno distrutto interi vigneti in Valle d’Osta, Valtellina, Monferrato, Franciacorta, Oltrepò Pavese, Lugana, Valdobbiadene, Colli Berici, Bardolino, Romagna, zone di Toscana e Umbria….. L’elenco delle zone colpite da grandine e gelate anche nello stesso giorno, sembra un bollettino di guerra. Cronache di gusto riporta una lista da paura.
Credevamo fossero finite grazie al global warming invece l’anno scorso le gelate primaverili hanno colpito i vigneti della Borgogna e quest’anno quelli italiani.
Noi ci sentiamo fortunatissimi per aver perso solo qualche vite di una vecchia vigna nel punto più basso del Casato Prime Donne. Per il resto siamo stati risparmiati dal gelo che ha decimato intere denominazioni.

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Un disastro!
Le viti avevano germogliato quasi un mese prima del solito battendo ogni record di precocità. Complice il clima caldo con 2,5°C più della media e le piogge dimezzate rispetto al normale le nuove buttate erano cresciute fino a una ventina di centimetri, c’erano persino i grappolini. Ora invece i ramoscelli verdi di molti vigneti di Gattinara e Ghemme, Grumello e Marzemino …. pendono a testa in giù. Nella notte il gelo ha colpito prima il Nord e poi è sceso verso il Centro Italia e quindi il Sud.
Bruciati i germogli di fondo valle e di pianura oppure quelli di alta collina <<noi abbiamo acceso i fuochi>> mi ha detto Daniela Mastroberardino di Terredora in Irpinia, dove anche lo scorso anno era successo più o meno lo stesso << sono state due annate con germogliamento precoce e hanno avuto entrambe la gelata, è qualcosa su cui riflettere>>. La famiglia Venica con lo staff aziendale ha acceso i fuochi in piena notte salvando i vigneti con uno sforzo enorme degno dell’eroismo dei veri vignaioli. Bravi, un esempio di amore per le viti che ispira rispetto e fa capire quanta passione, quanto amore c’è dietro a ogni grande bottiglia.

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Nei giorni scorsi l’aria calda delle Azzorre è salita verso la Scandinavia calamitando aria gelida che camminando sul bordo dell’anticiclone è scesa giù verso l’Italia, in pratica la tempesta ha preso la porta della Bora e si è buttata verso le nostre regioni dove era ormai quasi primavera. La notti del 19, 20 e 21 aprile una corrente artica ha fatto scendere le temperature notturne fino a -4°C (in Valdichiana) per diverse ore. Il risultato è quello che tutti abbiamo visto on line nelle immagini postate dai vignaioli disperati. I maggiori danni nelle prime zone colpite che non si aspettavano un attacco così gelido mentre nelle notti successive i produttori hanno avuto il tempo per reagire e hanno acceso i fuochi nei vigneti.
Il clima è impazzito. Tutto avviene in modo esagerato: dal caldo alla siccità fino alle calamità naturali. Negli ultimi dieci anni l’agricoltura ha subito danni per 14 miliardi a causa del clima. Occorre fare ogni sforzo nel ridurre l’inquinamento e l’effetto serra che ne consegue con il devastante innalzamento delle temperature. Privilegiare lo sviluppo industriale a danno dell’ambiente è una scelta suicida che produce disastri e costi … non benessere.
Le grandinate sembrano bombardamenti e arrivano a distruggere auto e tetti, oltre naturalmente alle colture. La pioggia prende il carattere di un monsone con bombe d’acqua, allagamenti e frane. Poi ci sono tempeste simili ai cicloni come quella che, due anni fa, a Firenze, abbatté 400 alberi. Calamità che fanno venire la pelle d’oca e che non sono più arginabili con i mezzi tradizionali. Ad esempio le reti antigrandine crollano sotto il peso di ghiaccioli grandi come arance.
C’è chi, come la Borgogna si sta attrezzando con uno scudo contro la grandine, un cloud seeding costituito da 125 cannoni che sparano particelle di ioduro di argento proteggendo 42.000 ettari di prezioso pinot noir. Si tratta di una delle poche regioni viticole al mondo che può permettersi un simile ombrello protettivo. Tutte le altre si limitano a sperare o come faccio io seguendo un’antica tradizione: tengo sul tavolo la candelina della Candelora per accenderla se le nubi nere di grandine arrivano all’orizzonte.
Vita da vignaioli, insieme al piacere del contatto con la natura ci sono paure che la gente di città neanche immagina.






