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Le grandi cantine in Italia e nel mondo

I big del vino in Italia sono GIV-Riunite, Caviro, Davide Campari e Antinori ma solo il Marchese fiorentino vende bottiglie premium con prezzo medio sopra gli 8€

Antinori Tignanello

Grandi cantine Antinori Tignanello

Di Donatella Cinelli Colombini
La più grande è Costellation che supera i due miliardi cioè più del bilancio di un piccolo stato. Sul suo impero enologico non tramonta mai il sole ma non si sente appagata ed è pronta a spendere 285 milioni di dollari per 5 brand californiani. In Italia possiede la Ruffino e a Montalcino produce Brunello al Greppone Mazzi. Nella classifica dei big internazionali del vino sul podio c’è il gruppo LVMH leader nel lusso nell’abbigliamento come sulla tavola e l’australiana Treasury Wine Estates.
Nella classifica internazionale, la prima italiana è la Giv-Riunite, al settimo posto, con 533 milioni di business ma se guardiamo l’export non siamo più dei nanetti e piazziamo quattro cantine fra le prime cinque nel mondo.

Roberta Corra GIV

Roberta Corra GIV

I più grandi gruppi enologici italiani sono, dopo GIV, sono Caviro, Davide Campari, Palazzo Antinori, Mezzacorona, Cavit, Zonin e Fratelli Martini Secondo Luigi. Sono le sole 8 sopra i 150 milioni di fatturato annuo che entrano nell’albo d’oro delle 25 imprese del vino più grandi del mondo.
L’indagine sui colossi del vino, che come ogni anno, Mediobanca presenta prima di Vinitaly, è la fotografia di un settore dove le grandi imprese vanno a gonfie vele. Anche il confronto con il manifatturiero è confortante: dal 2010 al 2015 loro segnano una crescita del 2% e noi del vino del 31,6%. In gran parte è merito dell’export che ha marciato a tutta velocità anche grazie ai fondi OCM per le azioni promozionali, e mette a segno un +46,6% ( in Italia +18,7).

Mezzacorona Trento

Mezzacorona Trento

Con una certa sorpresa scopro che la maggior parte dell’incremento è avvenuto nei Paesi europei.
Chi fa salti di gioia sono le cantine delle bollicine che hanno fatto faville soprattutto nell’export e soprattutto con il Prosecco.
Ma la classifica più ambita quella dove ogni cantina vorrebbe essere, è quella dell’indice economici che sintetizza la solidità patrimoniale e l’efficienza produttiva. Nell’ordine i migliori sono: Botter Carlo, Contri Spumanti, Fratelli Martini, Masi, Frescobaldi e Santa Margherita. Se andiamo a vedere il ROE per regione troviamo una conferma della classifica precedente con in testa il Veneto che stacca tutti con 11,6% in più rispetto al 2014 seguita dalla Toscana.
Chi ha ingrossato di più il suo fatturato è stato Zonin con un + 14%, le discese più vistose sono invece delle Cantine Brusa e del gruppo Campari.

Piero Antinori

Piero Antinori

Qualche piccola nota ancora tratta dal rapporto Mediobanca: negli ultimi vent’anni il portafoglio delle grandi cantine italiane è fortemente cambiato, si sono raddoppiate le percentuali di vini DOCG (passando dal 6 al 13%) mentre è calato il business nei vini a indicazione geografica e i vini da tavola più semplici. Rispetto ai canali di vendita la grande distribuzione fa la parte del leone con il 40% del giro d’affari ma è impressionante l’importanza della vendita diretta in cantina che commercializza l’11,6% del business complessivo e, limitatamente alle etichette più costose, arriva al 16,8%.
Piccola curiosità: il più grande “vignaiolo” del mondo è cinese, la Yantai Changyu Pioneer Wine con 20.000 ettari seguita dall’australiana Treasury Wines Estate e dalla cilena Concha y Toro tutte sopra i 10 mila ettari a conferma che la politica europea di ridurre i vigneti ha favorito l’espansione altrove.

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