Perché Benvenuto Brunello deve rimanere a Montalcino
A cinque giorni da Benvenuto Brunello 2012 voglio spiegare perché sono contraria a spostare questo evento a Firenze e vorrei che rimanesse a Montalcino
visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Nei giorni scorsi e durante la recente missione commerciale in USA con i Consorzi del Chianti Classico e del Vino Nobile di Montepulciano, noi del Brunello e soprattutto io siamo stati oggetto di ripetute sollecitazioni affinché le anteprime dei vini rossi toscani diventassero un grande evento da realizzare nella Stazione Leopolda a Firenze. Ho ribadito in ogni sede la mia contrarietà così come ho fatto di fronte all’assessore Regionale Gianni Salvadori alcuni mesi fa.
So che la mia opinione è condivisa dal Sindaco di Montalcino Maurizio Buffi e dalla stragrande maggioranza dei produttori ma, visto che le richieste si ripetono e il fronte favorevole si allarga anche al Presidente del Chianti Giovanni Busi vorrei qui chiarire le ragioni del mio NO.
La mia non è una picca, non è frutto di un egoismo miope e neanche dell’incapacità di fare squadra. So benissimo che andando alla Stazione Leopolda ci sarebbe un grosso risparmio di costi a carico dei produttori di Montalcino. So anche quanto sia importante fare massa critica e proporsi al mercato tutti insieme come uno squadrone composto di produttori toscani uniti e compatti. A controbilanciare questi vantaggi ci sono due problemi che, a mio avviso rendono questo spostamento poco conveniente per noi di Montalcino.
Permettetemi una premessa: nella percezione di qualità di una bottiglia da parte dei consumatori il vino propriamente detto vale
un terzo del totale, mentre il resto dipende da valori simbolici. Come dice Fabio Taiti <<l’immaginario prevale sul reale>>. Fra i valori immateriali ci sono prezzo, posizionamento commerciale e immagine che a sua volta si compone dell’opinione degli esperti, della denominazione, dell’annata, del territorio…. Già proprio il territorio con il paesaggio, con quel modo di vivere particolare e specifico dei territori vitati, con quella passione per il lavoro di cantina che dagli anziani passa ai nipoti e ai pronipoti ….
A Montalcino c’è persino qualcosa di più perché la bellezza della campagna l’hanno fatta iscrivere nel Patrimonio dell’Umanità Unesco, poi ci sono vignaioli di antica tradizione a personaggi glamour come l’artista della transavanguardia Sandro Chia, la griffe dell’alta moda Ferragamo, Illy che ha
portato il caffè italiano a dominare il segmento mondiale più alto e poi Richard Parsons che abbiamo visto a fianco del Presidente Obama, Ernesto Bertarelli che con la sua barca Alinghi ha vinto due volte l’America’s Cup …… per non parlare dei personaggi mito del vino: da Biondi Santi a Gaja, da Antinori a Giacomo Neri fino a quelli che portano il Brunello nelle occasioni che contano come i Frescobaldi al banchetto nunziale di William e Kate a Buckingham Palace.
Questa è la cornice e il mito del Brunello di Montalcino. E’ questo che deve stare intorno alle bottiglie in occasione di Benvenuto Brunello. Per questo abbiamo realizzato l’evento negli edifici storici del centro di Montalcino: il gotico chiostro di Sant’Agostino, il cinquecentesco Palazzo Pieri, il teatro e il Palazzo Vescovile. Questa è la terra dove il popolo del Brunello ha le sue radici, questa è la terra che i nuovi produttori hanno scelto per fare i loro vini.
C’è inoltre un’altra ragione più strettamente economica. Il Brunello ha ingenerato turismo e visite giornaliere su cui è sorta un’economia che assorbe mano d’opera quasi quanto l’agricoltura. Non mi riferisco al 10% dei vini montalcinesi venduti in zona o nelle 18 enoteche ma anche ai 31 ristoranti, ai 1777 posti letto in alberghi e agriturismi, alle agenzie di trasporto e viaggio … fino al benzinaio, al fioraio, al parrucchiere e a tutte quelle attività che pur non essendo direttamente turistiche, tuttavia grazie al turismo accrescono il loro giro d’affari. Un tessuto produttivo che, a mio avviso, va organizzato meglio, ma che già adesso è un pilastro dell’economia locale.
Però il turista è un’amante infedele, sempre attratto dal nuovo. Se vogliamo che continui a venire a Montalcino è indispensabile
alimentare il mito della terra del Brunello offrendo novità, tutelando l’esistente e alimentando la comunicazione. Benvenuto Brunello, con i suoi 220 giornalisti accreditati serve proprio a questo. Quest’anno la Regione Toscana ha soppresso l’APT e ha ridimensionato enormemente il budget per la promozione turistica. Questo non è certo rassicurante per il futuro del nostro turismo. Montalcino dista 125 km dal più vicino aeroporto, 112 dall’alta velocità ferroviaria e 44 dall’Autostrada. In un’epoca in cui l’accessibilità gioca un ruolo decisivo nel turismo noi siamo molto svantaggiati.
Per questo non possiamo abbassare la guardia, per questo non possiamo rinunciare a Benvenuto Brunello nel nostro territorio.
Capisco le ragioni dei colleghi del Chianti Classico e del Chianti che vorrebbero il grande evento alla Stazione Leopolda a Firenze. Firenze è strettamente collegata al loro territorio e alla loro storia ma non a quelli del Brunello. A noi non basta, dopo la degustazion, portare i giornalisti principali a Montalcino, come ci è stato proposto.
Per noi è importante che i 4.000 operatori che arrivano per Benvenuto Brunello vedano il nostro territorio. Siamo pronti a fare squadra con i colleghi produttori toscani, magari facendo qualcosa insieme a Firenze ma Benvenuto Brunello, per quanto mi riguarda, deve rimanere a Montalcino












