Birra alla marijuana in Canada. Ci preoccupiamo?

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Birra alla marijuana in Canada. Ci preoccupiamo?

Non so se la cannabis sia salutare, ma è sicuramente remunerativa. Per questo c’è chi ha brevettato la birra alla marijuana e vuole aggiungerla ai succhi di frutta

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Di Donatella Cinelli Colombini

Quest’anno il mercato legale di cannabis in USA e Canada raggiungerà i 17,8 miliardi di Dollari (Euromonitor). Un fiume di soldi che si sta lentamente allargando anche in Italia dove la produzione ufficiale di cannabis per scopi terapeutici non riesce a stare dietro alle richieste dei clienti.
Non è ancora chiaro se la sensazione di benessere prodotta dalla marijuana abbia delle controindicazioni più pesanti della semplice dipendenza e in che misura allontani gli utilizzatori dalle responsabilità della vita reale, tuttavia rende felici chi la consuma e soprattutto chi la vende per gli enormi profitti che genera. Tutti pensavano che questo fiorente business avrebbe attratto investimenti dai giganti del tabacco e invece ha attratto l’attenzione del gigante multinazionale degli alcolici Costellation. Con i suoi 7.3 miliardi di Dollari, di fatturato annuo, la Costellation ha potuto investire 141 milioni di Sterline per comprare il 10% della società canadese produttrice di cannabis Canopy Growth Corp. Secondo le dichiarazioni della Costellation l’investimento mira a produrre bevande nelle quali l’effetto euforizzante dell’alcool viene sostituito da quello della marijuana. Bibite analcoliche a base di cannabis come succhi di frutta e caffè capaci di rilassare, lenire i dolori fisici e persino rendere più socievoli.

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Ma ecco che arriva il metodo per produrre birra dalla cannabis. In pratica la marijuana sostituisce i normali ingredienti di produzione. Il brevetto è stato depositato nel luglio 2017 dalla canadese Provice Brands, il cui amministratore delegato Rob Sands, si è detto sicuro che la futura liberalizzazione della cannabis per uso ricreativo in tutti gli stati americani, farà fare ottimi affari alla sua ditta.
La Provence Brands è una società nata nel 2016 scommettendo sull’autorizzazione alla vendita di bevande a base di cannabis. In effetti il Canada è stato il primo Paese al mondo a legalizzare la marijuana per uso medico nel 2001 e nel 2017 ha annunciato che, entro i due anni successivi, avrebbe consentito anche cibi o bevande a base di marijuana. Questo ha innescato la corsa agli investimenti.C’è da chiedersi se la Costellation cambierà i suoi piani e non limiterà l’uso di cannabis alle bibite ma punterà anche sulla birra o sul vino visto che il suo fatturato annuo di bionde è di 4.2 miliardi e quello di vino di 2.7 miliardi di dollari.
Non so se noi piccoli vignaioli dobbiamo cominciare a preoccuparci ma certo la descrizione delle birre alla marijuana di Province Brands debba far riflettere <<alcohol-free, yet highly intoxicating, and with a dose-response curve similar to that of alcohol>> senza alcol, ma molto inebrianti e con una curva di dose-risposta simile a quella dell’alcol. Fra l’altro non ingrassa ed è <<safer and healthier alternative to alcohol>> un’alternativa più sicura e più salutare all’alcol.
Altro elemento di riflessione è l’attrattività della marijuana: attualmente solo 8 stati USA ne hanno legalizzato l’uso ricreativo mentre 21 consentono la vendita per scopi sanitari. Attualmente il business è di 6 miliardi all’anno ma si prevede che raggiungerà i 50 miliardi di Dollari entro il 2026 e c’è da aspettarsi che le affascinanti foglie verdi vadano a finire fra gli ingredienti di un gran numero di alimenti.
Un processo che è iniziato con buone intenzioni ma rischia di eliminare la percezione della pericolosità della cannabis favorendone l’abuso.

In Australia è stato appena arrestato un viticoltore che coltivava cannabis fra le viti. Di male in peggio.

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