CHIUDONO LE OSTERIE E APRONO LE FARMACIE
UNA RIFLESSIONE E QUALCHE RICERCA SCIENTIFICA, SUI BENEFICI SOCIALI, ECONOMICI E SALUTISTICI DELLA CONVIVIALITÀ INFORMALE E SUL CALICE DI VINO BEVUTO IN COMPAGNIA

Le osterie e il consumo di vino moderato contro la depressione e la solitudine
Di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination, Casato Prime Donne, Fattoria del Colle
Ho usato il titolo di un vecchio articolo de “La Revue du Vin de France” <<Mentre chiudono le osterie aprono sempre più farmacie>> per introdurre il commento a due articoli pubblicati sul quotidiano online del “GamberoRosso”. Il male oscuro del nostro tempo è la solitudine che riguarda soprattutto giovani e persone anziane.
Apparentemente la questione non riguarda il vino ma invece vediamo come sia intimamente legata a uno stile di vita di cui il calice di vino fa parte e come demonizzare il vino e sdoganare le droghe leggere “per i loro benefici sociali” sia un atteggiamento sbagliato e forse persino sospetto. Chi si avvantaggia da una strategia che appare contraddittoria? Gli antichi romani dicevano <<cui prodest?>> a chi conviene? E nel gergo dei libri gialli potremo tradurre <<chi ha un movente?>>.
I sospettati sono due: chi fa business con le droghe leggere e chi produce psicofarmaci. Due lobby potentissime e piene di soldi.
Quello che scrivo sotto traendolo dal GamberoRossoToday vi aiuta a riflettere.
LA SOLITUDINE COME MALATTIA E LA CONVIVIALITA’ COME CURA
Il primo articolo parla di una ricerca della Fondazione Alicia, un’istituzione spagnola nata nel 2008 che ha lo scopo di migliorare la qualità degli alimenti e le loro modalità di consumo in favore della salute
Lo studio presentato a Madrid Fusion 2025 riguardava una ricerca durata quattro mesi, nel villaggio catalano di Sant Joan de Vilatorrada. Sono stati osservati cinquanta residenti con patologie depressive associate alla solitudine, di età compresa tra i 40 e i 90 anni. Durate il periodo della ricerca i soggetti hanno mangiato insieme pasti salutari. Questo perché spesso chi mangia da solo tende a trascurare la qualità, la completezza della dieta e opta spesso per cibi pronti ultra processati. Ai benefici di un’alimentazione sana si aggiungono quelli della convivialità. Alla fine lo studio ha dimostrato che nelle nostre società che invecchiano bisogna contrastare i costi sanitari correlati alla solitudine puntando al recupero di abitudini e spazi di socializzazione.
Torniamo dunque alla frase con cui ho iniziato questo post <<Mentre chiudono le osterie aprono sempre più farmacie>>. E la Fondazione Alicia dice invece che le osterie possono essere usate per contrastare la depressione.
E’ PROPRIO VERO CHE UN CALICE DI VINO ACCORCI LA VITA?
Andiamo avanti nel nostro ragionamento con l’articolo di Mattia Ferraresi intitolato <<Bere vino non fa bene Ma siamo sicuri che sia il male maggiore? Quello che le ricerche non dicono >>. Si tratta di un testo estremamente equilibrato che all’inizio spiega come il “paradosso francese” che esaltava le virtù salutari del vino, derivasse da una cattiva analisi dei dati statistici e che quindi fosse sbagliato. Ferraresi spiega anche come le statistiche sugli effetti cancerogeni del vino siano sbagliate per cui bere moderatamente fa crescere la probabilità di tumore ma con valori molto più bassi di quelli dichiarati dagli studiosi proibizionisti. Nell’articolo non ci sono riferimenti agli effetti benefici del consumo moderato del vino sul sistema cardiocircolatorio per cui le attese di vita crescono in modo considerevole rispetto a astemi e grandi bevitori.
L’attenzione di Ferraresi si concentra invece sul rapporto rischi/benefici del consumo moderato partendo da un presupposto pragmatico. << Le droghe leggere, che hanno avuto un’ampia ondata di legalizzazione in Occidente negli ultimi anni, sono accettate non perché non facciano danni (ne fanno, lo dicono gli studi) ma perché si giudica che alla fine dei conti i benefici siano superiori agli effetti negativi>>. Questo ragionamento lo porta alla domanda << È accettabile il rischio che deriva dal consumo moderato di alcol?>>. I giovani che notoriamente si stanno allontanando dal consumo di vino soffrono di una malattia diffusa: la solitudine. Una mancanza di legami sociali superiore a ogni epoca precedente che porta con sé patologie depressive e persino cardiovascolari.
Alla fine viene da chiedersi quale sia il minore dei mali <<Ora, l’alcol evidentemente non è un farmaco contro l’asocialità, ma è un fatto che gli esseri umani da qualche millennio bevono tendenzialmente in compagnia. L’alcol è legato alla festa, a un pasto con qualcuno, alle ricorrenze, al divertimento, alla gioia, alla condivisione di un momento di celebrazione della vita, a una riconciliazione, a un chiarimento, a una conversazione difficoltosa ma necessaria…>>
Unisco alla conclusione di Ferraresi l’invito a leggere il libro di uno dei maggiori oncologi francesi David Khayat che ha un titolo esplicito « Arrêtez de vous priver ! » smettete con le privazioni. Da uno che ha pubblicato tanti libri sulla dieta anticancro c’è da riflettere.






