Cuochi si nasce, ambasciatori di diventa

Lorenzo Belli

Cuochi si nasce, ambasciatori di diventa

Sogno, passione e determinazione, 3 storie di giovani chef italiani di successo: Tommaso Gonfiantini, Lorenzo Belli, Alessandro Taddei

Lorenzo Belli

Lorenzo Belli

Di Elena Mazzuoli di MarteComunicazione 

Cuochi si nasce, non c’è che dire! In un Paese come il nostro, con una tradizione gastronomica così ricca e variegata non si può che avere innata la passione per la cucina. Chiunque di noi da piccolo si incantava a guardare la nonna impastare, affettare, rosolare e mescolare. Ma da qui a renderla una vera e propria professione la strada è lunga.
Tommaso Gonfiantini, italiano d’origine indonesiano d’adozione, ci ha raccontato che la curiosità per la cucina, dopo i primi passi mossi nei ristoranti, diventa un vero e proprio amore travolgente che richiedere però determinazione e sacrificio. Un po’ di fortuna poi non guasta mai, l’idea del nuovo concept di ristorante-bar-shop che lo vede impegnato adesso a JaKarta nasce da un’incontro fortunato con una ragazza per le strade di Manhattan. “Non mi sento un ambasciatore delle cucina italiana, mi trovo a contatto con persone di nazionalità sempre diversa e gli indonesiani hanno una cultura completamente diversa dalla nostra. Preferisco dire che le solide basi che mi sono costruito lavorando in Italia, mi sono poi servite per aprirmi ed imparare ogni altro tipo di cucina, non metto il ketchup sulla pasta ovviamente ma voglio soddisfare la voglia di sperimentare cose nuove dei miei clienti offrendo una cucina internazionale”.Il vino in Indonesia? E’ una ricerca di life-style più che una questione di gusto.

Tommaso Gonfiantini.

Tommaso Gonfiantini.

Lorenzo Belli, prima barista e cameriere con il sogno di poter aprire una sua attività a Londra, conferma che il fascino della cucina italiana all’estero rimane un valore da difendere con professionalità. “I ragazzi che lasciano l’Italia in cerca di lavoro si rivolgono a bar e ristoranti pensando che sia la strada più breve per trovare un’occupazione, spesso non hanno esperienza né passione e questo rischia danneggiare l’immagine del nostro Paese. Se il punto di forza del Belpaese è il food and beverage, sempre più spesso la sbagliata scelta della materia prima da parte proprio dei ristoratori italiani snaturata l’idea della nostra tradizione. Londra è il mercato più importate del mondo per il vino, è tutto e niente, non ha una sola accezione, consiglio agli italiani di mantenere la propria identità senza doversi inventare niente che qui stiamo aspettando solo i vostri vini!”

A Cairns, in Australia il vino italiano invece deve ancora fare un lungo percorso, i più famosi sono Amarone, Chianti e Montepulciano d’Abruzzo ci dice Alessandro Taddei, chef da sempre e italiano all’estero da due anni. “Un amico cuoco inglese venne a trovarmi in Italia, io lo portai subito al mercato a fare la spesa e fui colpito nel vederlo letteralmente a bocca aperta, abbagliato dai nostri colori e profumi. Ogni volta che preparo un piatto e parlo della nostra cucina, mi sento orgoglioso di essere nato sul Mediterraneo, di avere l’olio e non il burro, di avere i pomodori e non il rabarbaro, il basilico e non il coriandolo”.

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

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