ENOTURISMO E’ TROPPO O TROPPO POCO
L’ARGOMENTO NUOVO SUL TEMA ENOTURISMO È L’OVERTOURISM DEL VINO: UNA CRESCITA DEI FLUSSI A MACCHIA DI LEOPARDO CHE NON CONVIENE A NESSUNO NEANCHE A CHI NE HA TANTI

enoturismo a macchia di leopardo con wine destination sovraffollate e altre zone del vino senza turisti
Di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination, #orciadoc
Seconda parte del mio articolo per OICCE TIMES sulle novità dell’enoturismo
I 15 milioni di ingressi nelle cantine italiane non sono uniformemente distribuiti in tutto il territorio nazionale ma hanno una geografia a macchia di leopardo con zone molto frequentate e altre che non decollano.
L’ENOTURISMO A MACCHIA DI LEOPARDO: IL CASO BARBARESCO
Una dimostrazione indiretta dell’effetto dei flussi enoturistici arriva dalla dichiarazione IRPEF 2023. Partendo proprio dalla denuncia dei redditi Tg24 ha redatto una sorta di mappa nazionale dei comuni dove il reddito medio dei residenti è più alto. La notizia che ha fatto clamore è la presenza, in cima alla classifica, di alcuni municipi del vino. Al 17° posto troviamo Barbaresco, con il reddito medio è di 33.459€. Dieci posizioni più in basso, c’è il confinante municipio di Treiso. Il motivo della sorpresa nasce dal calcolo del reddito degli agricoltori che, dal punto di vista fiscale, è determinano su base catastale per cui non può far salire così tanto la denuncia IRPEF. Come ha giustamente spiegato il sindaco di Treiso, Andrea Pionzo, a Cronache di gusto <<Il mondo del vino nel nostro territorio è fondamentale e questi dati riflettono quelli del settore turistico. Oltre le cantine vanno molto bene i ristoranti, gli affittacamere, i b&b, gli alloggi vacanze. In quasi in tutti i cortili di Treiso, c’è una di queste attività>>.
La situazione di Barbaresco e dintorni somiglia a quella di Montalcino o Montepulciano, notissime città del vino dove un terzo del PIL e degli occupati afferiscono al turismo.
DOVE IL TURISMO DEL VINO DIVENTA OVERTOURISM
Ma non tutti i distretti del vino hanno flussi turistici e non tutte le wine destination sono immuni dai problemi dell’overtourism.
Come tutti i grandi fenomeni sociali ed economici “o li gestisci o li subisci” e l’Italia non ha più un Ministero del Turismo con pieni poteri dal 1993. Come è facile immaginare le regioni faticano a regolare in modo coordinato ed efficace la crescita di un fenomeno come l’enoturismo che oggi riguarda 20-25.000 cantine aperte al pubblico. Il risultato è che in aree come il Chianti Classico i residenti cominciano a vivere male: è quasi impossibile affittare una casa a prezzi ragionevoli oppure comprare un paio di calzini.
GLI STRUMENTI PER GESTIRE L’ENOTURISMO
Dopo la delusione delle150 Strade del Vino, che, salvo poche eccezioni, non sono riuscite a organizzare e promuovere l’offerta dei territori, una soluzione potrebbe arrivare dagli HUB enoturistici. Si tratta di centri espositivi – esperienziali che funzionano da regia truistica delle denominazioni. Ce ne sono a Bordeaux, in Borgogna e sta per aprire quello dello Champagne. La Spagna intende investire su infrastrutture di questo tipo e in Italia, dopo i primi due HUB a Barolo e Montalcino, ci sono progetti a Montefalco e nel Veronese.
Crearli in distretti enologici con minori flussi turistici potrebbe accendere i riflettori su di loro e riequilibrare i flussi.
A fianco di una rete di HUB enogastronomici servirebbero grandi iniziative come “Land of Prosecco” messa in atto da Ryanair, Aeroporto di Treviso e Consorzio Prosecco. Oppure operazioni ancora più grandiose come “Taste our Best” della Scozia. Grazie a grandi progetti di marketing turistico potremmo sperare di trasformare il turismo del vino in uno strumento per destagionalizzare, decentrare e rendere più sostenibile il flusso dei viaggiatori in Italia.






