Gli uffici turistici del vino: come sono e come invece dovrebbero essere

Cantina Costa degli Etruschi

Gli uffici turistici del vino: come sono e come invece dovrebbero essere

Gli uffici turistici delle Strade del vino sono quei bureau d’informazione che dovrebbero letteralmente aprire il mercato alle cantine e alle città del vino. Sono loro infatti il front office – la prima linea a contatto col visitatore che arriva. Così come sono sempre loro gli incaricati a censire e mettere a rete l’offerta per promuoverla e commercializzarla nelle fiere, presso i tour operator e con la stampa. Ogni Strada del vino ha bisogno di avere uno di questi uffici ed ha bisogno che funzioni bene altrimenti, di fatto, la Strada non esiste

Cantina Costa degli Etruschi

Cantina Costa degli Etruschi

Di Donatella Cinelli Colombini

Qui di seguito presento la ricognizione sugli uffici turistici delle Strade del Vino più reputate non si tratta dunque di un campione rappresentativo delle 150 Strade del vino italiane ma di quelle dove l’accoglienza è organizzata meglio. Alla fine ho scritto alcune considerazioni su come andrebbero gestiti e soprattutto coordinati a livello nazionale, gli uffici turistici del vino.

Il punto di partenza è stato l’arrivo di 4 amici tedeschi intenzionati a usare le vacanze di ferragosto per vedere qualche cantina da sogno. La nostra indagine non poteva essere più verosimile.
Come la maggior parte dei wine lovers, anche i nostri amici sono attratti dalle denominazioni più blasonate e quindi la nostra ricognizione riguarderà proprio queste. Si tratta delle destination con un ruolo chiave, sono cioè i primi anelli di quell’immaginaria catena di passaparola che propaga il turismo del vino.
Strada del Barolo e Grandi vini di Langa
Associazione Strada del vino Franciacorta
Strada del vino e dei sapori dalla Piana Rotaliana
Strada del Vino Costa degli Etruschi
Strada del Vino Nobile di Montepulciano
Strada del Sagrantino
Strada dei vini e dei sapori dell’Irpinia
Strada dei vini Doc Castel del Monte
Associazione Strada del vino dell’Etna
Le telefonate agli uffici turistici delle 9 Strade del vino interessate dalla nostra ricognizione hanno rivelato numerose criticità  e soprattutto il divario fra il Centro – Nord d’Italia e il resto della Nazione con un profilo a macchia di leopardo che fa convivere fianco a fianco organizzazioni ottime e mediocri.
E’ da sottolineare l’importanza fondamentale dell’ufficio della Strada del vino nell’attività di organizzazione e commercializzazione d’offerta turistica, cioè della rete che collega cantine, ristoranti, musei, sentieri, strutture ricettive e per ristorazione, bellezze naturalistiche, enoteche, servizi di trasporto, artigiani …. Per questo gli uffici informazioni chiusi nei giorni festivi non soddisfano la loro funzione; la maggioranza dei visitatori individuali infatti arriva nelle zone del vino nel week end e senza un programma predeterminato ed è dunque proprio allora che gli uffici informazioni e le cantine devono stare aperti.
Allo stesso modo mi sembra poco opportuno, anche se economicamente conveniente, che il rapporto col pubblico sia delegato a pro loco o uffici turistici comunali e provinciali. Avere il bureau d’ informazione insieme ad altri enti va bene ma non ritengo consigliabile delegare loro una funzione strategica come avviene in molte zone.
Quello che sopperisce a questa situazione obiettivamente critica è la buona volontà degli addetti disposti a portare depliant in albergo, dare il proprio cellulare personale e persino organizzare degustazioni per i miei amici tedeschi pur di offrire loro una visita appagante.

Eccoci da sua maestà il Barolo. Il sito è bello, pieno di foto, con testi in inglese e italiano. Propone 54 cantine aperte

Vigneti delle Langhe

Vigneti delle Langhe

 al pubblico ciascuna con una scheda descrittiva. Schede  <<politically correct >> che per non far torto a nessuno dicono poco di tutti. Stessa cosa con le strutture ricettive dove la ricerca di un albergo 4 stelle richiede la paziente apertura di tutte le schede. Tuttavia gli itinerari mettono in mostra la storia e i personaggi, il carattere unico di questa terra, la sua strepitosa gastronomia e le opere d’arte di ciascuno dei suoi paesi.
Mettersi in contatto con l’ufficio turistico della Strada è impresa ardua, dal primo numero fornito dal sito si arriva a quello dell’agenzia che commercializza i pacchetti turistici e infine all’Ufficio turistico di Alba aperto anche nel week end di ferragosto con distribuzione di depliant e mappe per arrivare alle cantine del Barolo.
Seconda tappa dell’indagine la Strada della Franciacorta. Con poche eccezioni anche il suo sito è in lingua italiana. Le pagine sono molto ben fatte, facili da consultare e ricche di informazioni  su gastronomia e ristoranti, storia e arte, pernottamenti, itinerari…. Spiegano in modo coinvolgente l’eccezionalità dei luoghi. Le schede delle cantine sono attraenti e c’è persino la possibilità di una visione panoramica a 360° dell’ingresso. Il numero telefonico indicato nel sito mette in contatto con delle gentilissime impiegate che tuttavia fanno orario lunedì –venerdì perché il loro non è un ufficio turistico al pubblico. Tuttavia parlano inglese e hanno i depliant con mappa per arrivare alle cantine.
L’analisi della presentazione dell’offerta enoturistica sarebbe dovuta continuare nel Collio ma purtroppo questa Strada del vino non esiste più. Dalla ricerca attraverso Google sono venute fuori le Strade del vino Collio slovene, il sito della Regione Friuli Venezia Giulia, un antico percorso del vino e delle ciliegie costituito dal Conte Formentini 40 anni fa e finalmente un articolo da cui apprendiamo che la Legge 61/2010 vieta l’uso del nome Collio per cui i percorsi enoturistici di questa area sono stati ribattezzati “Strada del vino e dei sapori del Goriziano”.
Nome corretto sotto il profilo burocratico ma di scarsissimo appeal enoturistico.

Alla Scoperta del Teroldego

Alla Scoperta del Teroldego

Anche le Strade del vino trentine hanno optato per nomi diversi da quelli dei vini simbolo dei diversi territori. Ecco che per avere informazioni turistiche sulle cantine del Teroldego bisogna aprire il sito della Strada del vino e dei sapori dalla Piana Rotaliana.
Le informazioni che ci interessano sono contenute nel sito delle 7 Strade del vino e dei sapori del Trentino con testi in gran parte tradotti in inglese. L’idea di accorpare l’offerta è encomiabile ma il sito è difficile da consultare anche perché i produttori di vino sono insieme a quelli di mele e asparagi. Le denominazioni trentine non emergono anzi perdono la loro forza di calamita turistica come se il fil rouge che lega la bottiglia di Teroldego bevuta a Londra al suo luogo di origine non fosse ritenuto abbastanza forte da tirare in cantina quel consumatore britannico.  La Strada del vino della Piana Rotaliana non ha ancora un depliant (ma ha un Magazine) e punto informazioni al pubblico ma spera nella prossima apertura di un ufficio turistico provinciale a cui appoggiarsi. Per ora c’è solo l’estrema disponibilità della dipendente della Strada pronta a intervenire di persona per accogliere gli enoturisti.
Eccoci nel Centro Italia. Vista l’assenza di Strade del vino nel Chianti Classico e nel Brunello puntiamo sui vini di Bolgheri trovandoli all’interno del sito www.lastradadelvino.com che corrisponde alla Strada del vino e dell’olio Costa degli Etruschi. Gli uffici, con depliant e personale poliglotta,  sono a San Guido accanto alla cantina di Sassicaia e sono sempre aperti, ferragosto e domenica compresi. Bravi! Il sito è solo in italiano ma ben fatto e contiene un calendario settimanale con nomi e orari delle cantine aperte a turno per visite e degustazioni.  Buona la presentazione complessiva del territorio ma decisamente breve la scheda di cantine, ristoranti e strutture ricettive, per cui le eccellenze enologiche della zona risultano poco valorizzate.

Bolgheri

Bolgheri

Un’altra Strada del vino con fama di efficienza è quella del Vino nobile di Montepulciano. C’è l’ufficio turistico con depliant e personale poliglotta ma è chiuso la domenica e per ferragosto. Il sito è spettacoloso e, finalmente, interamente in doppia lingua! E c’è tutto, persino i films girati a Montepulciano, le ricette, le specificità dei prodotti artigianali, gli eventi … tante foto, tante notizie insomma non sarebbe facile fare di meglio.
Anche la terza destinazione del Centro Italia è nota per la bontà dei vini e per il buon funzionamento della Strada del vino: la Strada del Sagrantino.  Nel sito le informazioni sono in tre lingue, anche se molto più ampie in italiano. Le notizie sono tante – persino troppe –  ben espresse e accattivanti. Anche alberghi, ristoranti e cantine sono descritti evidenziando i caratteri distintivi di ognuno. Manca il  << dove siamo >> e <<come arrivare>> ma poco male. L’ufficio turistico è nel cuore di Montefalco, sarà aperto per ferragosto ma purtroppo è chiuso la domenica, il personale parla inglese e dispone di mappe e depliant delle cantina. Non è la perfezione, ma quasi!
Scendiamo a Sud e prendiamo in esame la Strada dei vini doc Castel del Monte. Nel sito c’è una spider rossa che ci porta in giro per vigneti e monumenti d’arte, come inizio è promettente!, Molto apprezzabili anche la facilità d’uso, l’individuazione geografica, il meteo, l’abbondanza di notizie sui vini, la storia, la gastronomia. Meno condivisibile la scelta di non tradurre i testi in inglese e non fornire l’orario di apertura al pubblico delle cantine. Per capire se saranno aperte e dove trovare ulteriori informazioni telefoniamo al numero indicato dal sito. Risponde una persona gentilissima, pronta a prodigarsi di persona per sopperire alle carenze strutturali. Manca un ufficio turistico della Strada ma possiamo rivolgerci alla pro loco con il bureau vicino al celebre castello di Federico II e vengono organizzate degustazioni proprio nel periodo di ferragosto.
In Sicilia la moda dei vini dell’Etna ci porta in quella zona. Il sito della Strada del vino dell’Etna ha l’e-commerce del vino ma le news e la sezione comunicati stampa sono ferme al 2008. Tante bellissime cantine ben descritte solo in italiano e collegate ai rispettivi siti. Il numero di telefono di riferimento non risponde  ma, indagando, scopriamo

Strada dei Vini di Castel del Monte

Strada dei Vini di Castel del Monte

che l’ufficio della Strada è all’interno di quelli  della Provincia di Catania.
Ultima, anche perché più sconcertante, la situazione delle Strade del vino campane. Il punto di partenza della ricerca è il sito dell’Associazione Città del vino www.strade-del-vino-italia.it. L’elenco dei 10 network enoturistici della Campania ci rivela che gli uffici sono quasi tutti presso comunità montane, associazioni di categoria oppure, ed è il caso del Taurasi (Strada dei vini e dei sapori dell’Irpinia), presso un “Laboratorio di promozione del territorio” mentre l’assenza di un sito istituzionale è solo in parte tamponata dalla buona volontà di volontari come l’Ambasciatore delle Città del vino Teobaldo Acone. Se penso al lavoro fatto dalle spettacolose cantine del Taurasi per aprirsi al turismo c’è di che preoccuparsi.
Dopo una giornata passata al telefono e al computer, i miei amici tedeschi decidono per la Toscana e l’Umbria e francamente la decisione non stupisce.

Le considerazioni che derivano da questa lunga ricognizione sono principalmente due: La prima è che forse non è chiaro come si fa per trasformare un’area agricola in una destinazione turistica. Seconda considerazione:  conviene uniformare in tutta Italia i servizi di comunicazione turistica che vanno sotto il nome Strada del vino.
Bisogna ribadire ciò che trasforma l’area di una denominazione in una destination. Sono 3 cose:
• Una denominazione importante e con caratteri distintivi
• La creazione di una rete che colleghi l’offerta dei consumi turistici e quindi la sua commercializzazione
• Azioni capaci di far conoscere la destinazione nel mercato e presso i futuri turisti.
L’esistenza di una Strada del vino, così come l’esistenza di un grande vino, non basta per venderlo e questa seconda attività appare sottostimata in numerose zone.  E’ evidente infatti che parte degli uffici di informazione turistica sono gestiti come uffici amministrativi anziché come agenzie di incoming delle zone del vino.

L’orientamento sul prodotto e non sul cliente è praticamente generalizzato. Per capire la necessità di ribaltare il punto di vista è utile aprire il sito della Maison de France che inizia chiedendo << chi sei?>> e segue una lista di possibilità: coppie, amante del lusso, gay, disabile …  L’offerta va costruita sulla motivazione di viaggio prevalente non sulla struttura geografica del territorio.

Vorrei ora parlare della seconda criticità che ho riscontrato esaminando i siti delle Strade del vino cioè le vetrine che devono attrarre da noi i wine lovers quando sono ancora nelle loro case di Berlino, Londra o New York.
E’ indispensabile che ci sia un software uguale per tutte le Strade italiane. Inoltre  le cantine e le denominazioni devono avere una maggiore visibilità. Infine va messa in atto una strategia di comunicazione capace di evidenziare il carattere unico e inimitabile di ciascuna destinazione in modo che le Strade non appaiano simili.
In altre parole le informazioni devono potersi cumulare senza difficoltà tecniche. Solo così sarà possibile dare omogeneità all’offerta, fare accordi complessivi per l’intero comparto con grandi tour operators e con società di e commerce,  soprattutto sarà possibile creare un portale nazionale delle Strade del vino,  un palcoscenico simile a quello messo in campo dalla Maison de France www.franceguide.com.  Attualmente il sito istituzionale www.italia.it alla voce “mangiare e bere” rinvia ai siti della Federdoc,  dell’Associazione Città del vino e delle diverse associazioni sull’olio, il pane e simili. Sono indicazioni corrette sotto il profilo amministrativo ma ancora una volta poco utili per potenziare il turismo enogastronomico.

Piana Rotaliana

Piana Rotaliana

Allo stesso tempo è indispensabile che i territori del vino appaiano molto diversi gli uni dagli altri magari raggruppandoli in una decina di tipologie che facciano leva sulle rispettive eccellenze e diano un’immediata risposta alle motivazioni di viaggio più diffuse: grandi vini, gastronomia e vino, arte e vino ….
Ritengo che l’aver sostituito il nome della denominazione con quello della rispettiva zona d’origine, anche se è corretto da un punto di vista amministrativo, sia sbagliato sotto il profilo del marketing.  Infatti il turismo si muove per “motivazione” e non per “destinazione”. Il nome della zona può essere usato, senza danni,  solo nei casi in cui compare anche nella denominazione.  Il Brunello di Montalcino forse potrebbe avere la Strada dei vini di Montalcino ma non tutti sanno che il Collio è in provincia di Gorizia o che il Carmignano è prodotto nel Montalbano.
Altro errore riguarda l’aver mescolato mele e bottiglie di vino oppure caseifici e cantine. Qualunque prodotto alimentare o artigianale di eccellenza permette la creazione di un distretto turistico a lui dedicato: i confetti di Sulmona, la pasta di Grangano, i coralli di Ercolano …. Per questo ritengo controproducente aver creato Strade del vino e dei sapori quasi dovunque, mescolando star dell’enologia con zone quasi prive di cantine. Meglio poche Strade del vino accanto alle Strade del prosciutto, alle Strade del marmo … Questo darebbe maggiori opportunità alle imprese di produzione e ai loro territori, a patto che ci fossero anche  una regia nazionale e tanti uffici periferici a caccia di clienti.

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