I PUNTEGGI IN CENTESIMI SUI VINI SERVONO ANCORA?
LA RISPOSTA E’ SI MA NON BASTANO IN UN’EPOCA DOVE I CONSUMATORI CERCANO NEL VINO COME IN TUTTO CIÒ CHE COMPRANO, UNA RAPPRESENTAZIONE DI SÉ E DEI PROPRI VALORI

Kostantin Baum MW i punteggi dei vini
DI Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino
Oggi i critici non sono più i soli ad esprimere giudizi sui vini, ci sono sommelier, wine educator, influencer, rivenditori, algoritmi e consumatori comuni che postano i loro giudizi nei portali. Inoltre molti consumatori soprattutto giovani privilegiano valori come la sostenibilità, l’autenticità e la capacità del vino di raccontare piuttosto che la “qualità” concetto astratto e forse meno aderente al loro bisogno di rappresentare sé stessi attraverso ciò che mangiano, ciò che vestono, o lo stile del luogo dove vivono.
Per questo <<l’autorità un tempo riposta in un singolo punteggio appare sempre più instabile>> scrive Konstantin Baum più giovane Master of Wine tedesco. Le note qui sotto sono in gran parte tratte dal suo articolo di WineSearcher che vi invito a leggere.
LA NASCITA E L’INFLUENZA DEI PUNTEGGI SUL VINO
In questo panorama in evoluzione anche il valore del punteggio sui vini sta cambiando.
Il successo del punteggio in centesimi è nella sua semplicità. I numeri sono rapidi da capire e riducono la complessità del vino -regioni, vitigni, denominazioni, annate ….- in qualcosa di semplice che non ha bisogno di spiegazioni e aiuta il consumatore a non sbagliare nella scelta. Esigenza ancora più importante con l’avvento dell’e-commerce. Per anni il punteggio ha influenzato pesantemente il mercato: sia il prezzo che le prospettive commerciali dei vini: il cosiddetto “effetto Parker” per cui bastava un giudizio molto alto del Wine Advocate per trasformare un produttore sconosciuto nel creatore di vini da collezionisti. Un esempio per tutti è quello di Screaming Eagle
DOVE I PUNTEGGISONO TUTTORA FONDAMENTALI PER I VINI
Anzi <<collezionisti e investitori hanno adottato i punteggi come strumenti di gestione del rischio. Un meccanismo circolare fra punteggi e andamento del mercato che aveva come chiave la fiducia in critici competenti e imparziali>>. Pian piano l’influenza della maggiore stampa specializzata plasmava anche il gusto e dirigeva la mano dei produttori in cantina. Il gusto dei critici diventava un giudizio di qualità per cui i vini conformi allo stile dominante sulla stampa ottenevano punteggi alti e gli altri venivano emarginati. Un circolo vizioso fra critici e mercato che ha spinto la produzione mondiale verso l’omologazione.
Oggi <<i punteggi dei vini non sono scomparsi, ma la loro rilevanza è cambiata. Rimangono importanti in alcuni contesti e molto meno influenti in altri>>. Per i fine wines cioè per i vini da investimento e nelle aste delle En Primeur i punteggi restano fondamentali perché guidano la speculazione finanziaria. I concorsi enologici sono basati su l’assaggio bendato che presuppone l’adesione a una sola scala qualitativa. Anche i vini commodity quelli a prezzo più basso nei supermercati sono promossi usando i punteggi delle riviste specializzate.
I NUOVI CRITERI DI SCELTA DEI GIOVANI CONSUMATORI
In generale i punteggi mantengono il loro fascino soprattutto sui bevitori adulti. I giovani basano le loro scelte su più fonti similmente alla scelta dei ristoranti e cercano di scoprire il proprio gusto. Proiettano sulla scelta del vino i loro valori sull’ambiente, l’autenticità, la capacità di rappresentare una cultura e un territorio. I giovani usano strumenti e metri di giudizio diversi dai critici.
Nel complesso i consumatori non hanno più un solo criterio di giudizio e <<un singolo numero fatica a cogliere ciò che conta di più>> anche perché non esiste una sola scala di valori: ci sono critici che più generosi ed altri che mantengono bassi i numeri per cui il loro 92 corrisponde al 95 attribuito da un collega. Invece il mercato mette tutti questi ratings sullo stesso piano.
TROPPI PUNTEGGI SOPRA I 90 CENTESIMI HANNO FATTO PERDERE CAPACITA’ COMUNICATIVA ALL’ECCELLENZA
Attualmente gli scaffali sono pieni di bottiglie con punteggi superiori a 90 centesimi e quando
<< quasi tutto è eccellente, l’eccellenza perde la sua forza comunicativa>>. Kostantin Baum ha analizzato i punteggi di Jancis Robinson , Robert Parker, James Suckling e Vinous pubblicati nel 2023 ed ha visto che nessuno usa l’intera gamma ma i giudizi ma tutti si concentrano fra 86 e 94 centesimi.
RICERCA DI UN NUVO MODO PER COMUNICARE IL GIUDIZIO DI VALORE
Secondo Baum l’importanza dei punteggi rimane ma deve essere corredata da informazioni che chiariscono lo stile del vino e il contesto in cui avviene il suo assaggio anche usando video. La sua opinione è basata sulla maggiore competenza dei critici rispetto a quella dei normali consumatori. Condivido la necessità di distinguere il giudizio degli “esperti” da quello dei bevitori “inesperti”. Nessuno metterebbe sullo stesso piano il giudizio di un medico e di un fioraio sulla propria salute. Ma rimane la difficoltà a comprendere in una scala numerica i valori che i consumatori cercano nel vino così come nella moda, nella pittura, nella musica, nei film, nel design … Si tratta di aromi, sapori e messaggi diversi. Servirebbe una trasposizione visiva simile alla musica sul pentagramma per cui i suoni diversi non sono su una stessa linea. Purtroppo è difficile capire come sia possibile fare qualcosa del genere.
Arriva alle stesse considerazioni Fabio Rizzari << Cambiano i gusti, cambiano i criteri, cambiano i valori di riferimento, ma all’interno di un certo orizzonte condiviso rimane sensato dire che alcune preparazioni sono più riuscite, “intense” e significative di altre. Il problema dei minori nel vino non si risolve dunque abolendo il meglio, il peggio e le gradazioni intermedie, ma chiarendo su quali criteri, e con quale responsabilità critica, si fondano quei giudizi>>






