IL FUTURO DELL’AGRICOLTURA ITALIANA E’ DONNA

Le donne dirigono 400000aziende agricole che sono più piccole ma più meccanizzate di quelle maschili

IL FUTURO DELL’AGRICOLTURA ITALIANA E’ DONNA

LE AZIENDE AGRICOLE ITALIANE DIRETTE DA DONNE SONO 400.000 PARI A 1/3 DEL TOTALE. SONO PICCOLE MA MOLTO MECCANIZZATE. NELLE IMPRESE CON VIGNETO NON C’È GENDER GAP

Le donne dirigono 400000aziende agricole che sono più piccole ma più meccanizzate di quelle maschili

Le donne dirigono 400000aziende agricole che sono più piccole ma più meccanizzate di quelle maschili

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino 

Complessivamente, nel nostro Paese ci sono 1.5 milioni di imprese con titolari femminili quindi più della metà di tutte quelle europee che sono 2,7 milioni.

NELL’ANNO INTERNAZIONALE DELLA DONNA AGRICOLTRICE SCOPRIAMO IL TALENTO FEMMINILE VERDE

Nel 2026 proclamato dalle Nazioni Unite come  “Anno Internazionale della Donna Agricoltrice” arrivano tante buone notizie.

L’agricoltura italiana ha un tasso di femminilizzazione sopra la media del 22,2% (Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne). Le imprese agricole dirette da donne sono 400.000. Il loro reddito è cresciuto negli ultimi 10 anni anche se rimane ancora del 42% inferiore rispetto a quello delle aziende gestite da uomini.

Le aziende agricole femminili sono più piccole di quelle guidate da uomini. Hanno una SAU (Superficie Agricola Utilizzata) inferiore a cinque ettari. Per fortuna la loro crescita dimensionale è buona (12,5%) e  maggiore di quella delle imprese a conduzione maschile (2,9%).

Altra sorpresa riguarda la meccanizzazione che è superiore a quella delle aziende dei colleghi uomini e, negli ultimi 10 anni, ha segnato un doppio incremento  delle attrezzature.

LE AZIENDE CON VIGNETOSONO SENZA GENDER GAP MA VIVERE IN CAMPAGNA PENALIZZA LE DONNE

La bella notizia è che nelle imprese con vigneto non c’è gender gap.
Le informazionini arrivano dal Centro Studi di Confagricoltura, con il Crea e sono state presentate al  convegno “L’Agricoltura è Donna. Leadership femminile per coltivare il futuro” e ben illustrate da WineNews.

In quella sede Alessandra Oddi Baglioni, presidente Confagricoltura Donna, ha presentato “Il Documento di Roma”. Si tratta di un manifesto che chiede politiche concrete per colmare i divari di genere ancora esistenti e il miglioramento degli standard di vita nei territori rurali.

Il  “Manifesto di Roma” contiene 7 punti chiave

Riconoscere pienamente il ruolo delle donne nell’agricoltura
2. Ridurre il divario tra aree urbane e aree rurali
3. Rafforzare la leadership femminile e la partecipazione sostanziale alla governance
4. Sostenere l’imprenditoria agricola femminile con strumenti adeguati e accessibili
5. Promuovere innovazione, formazione e conoscenza come beni accessibili
6. Valorizzare il ruolo sociale, ambientale ed economico dell’agricoltura femminile
7. Costruire una nuova politica agricola realmente inclusiva

I punti critici riguardano disparità oggettive: a livello Pac, i beneficiari sono donne per il 31% ma ricevono solo il 15% dei pagamenti.

Nelle zone rurali la scarsità di servizi colpisce soprattutto le donne e le loro possibilità di carriera professionale come assistenza sanitaria, strutture scolastiche a tempo pieno e asili soprattutto.



                                                                       
Cinelli Colombini
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