Il pettegolezzi fanno male o bene al vino?

Barbe Nicole Clicquot Ponsardin 2

Il pettegolezzi fanno male o bene al vino?

Nel mondo del vino troppi parlano male degli altri mentre il racconto di se è afflitto da un perbenismo che rischia di annoiare e falsificare la realtà. I pettegolezzi …..

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di Donatella Cinelli Colombini

Ho sempre guardato male i troppi produttori che dicono male degli altri. La maggior parte di loro si scaglia contro i vicini accusandoli di coltivare male le vigne, fare pratiche improprie in cantina e così via. C’è sempre il figlio scapestrato o i debiti che stanno portando il collega alla bancarotta, l’importatore in Giappone che ha rimandato indietro un container del vicino perché il vino era difettoso …. Quante volte ho cercato di bloccare discorsi del genere! L’effetto è assolutamente controproducente sia sulla credibilità della denominazione che su quella del produttore che parla.

PARLARE MALE DEI VICINI E BENE DI SE’ STESSI E’ POCO CORRETTO E POCO CREDIBILE

E dire che molti credono di apparire più importanti proprio facendo questo tipo di commenti! Si tratta di un’abitudine così diffusa da farmi pensare che il primo argomento di conversazione dei produttori siano i problemi dei colleghi.
Per questo sono rimasta sbalordita leggendo l’articolo di James Lawrence su WineSearcher che si intitola <<Wine’s Aversion to Gossip Kills the Buzz>> letteralmente l’avversione del vino per i gossip uccide il chiacchericcio.
Forse che i diffamatori li sento solo io?
Lawrence continua il suo articolo <<All’inizio, ho pensato che l’avversione del vino per condividere pettegolezzi e allusioni fosse piuttosto affascinante>>e racconta come certe notizie vengano fuori solo a cena quando il tasso alcolico sale ma la mattina dopo vengono censurate <<la divulgazione della conversazione di ieri sera non può essere divulgata -verboten>>. Ed è a questo punto che capisco e mi ritrovo nella situazione descritta nell’articolo.

I PETTEGOLEZZI SUGLI ALTRI FANNO SOLO MALE MA ….

Si, i produttori sparlano degli altri ma non vogliono essere citati come fonte delle notizie diffamatorie e non mostrano mai i loro scheletri nell’armadio.
Se questi sono i gossip di cui parla James Lawrence io confermo: il mondo del vino ne è noiosamente privo. <<Io le ho detto le cose come stanno, ma non mi metta di mezzo e non dica che l’ha saputo da me, del resto lo sanno tutti …>> quante volte ho sentito questi discorsi.

IL PERBENISMO PARLANDO SI SE’ STESSI E’ NOIOSO

Ha ragione Lawrence: tutti ripetono di selezione clonale, terreni calcarei, tannini, macerazioni e altre informazioni più o meno simili che nessun ascoltatore ricorda per oltre cinque minuti, mentre entrare nel campo minato delle successioni generazionali, le liti, i tradimenti e persino gli amanti creerebbe sicuramente più interesse.
Basta leggere la storia di Barbe-Nicole Ponsardin, la celebre Veuve Clicquot (16 December 1777 – 29 July 1866), per rendersene conto.
Forse la via di mezzo esiste: parlare dei propri gossip e non di quelli altrui. Raccontarsi con leggerezza e autoironia senza far sembrare il proprio mondo un paradiso da favola molto noioso e poco credibile.
Basta poco e non bisogna esagerare perché ognuno ha diritto alla sua privacy ma forse possiamo raccontarci in modo meno noioso.

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