LA CRISI DI BORDEAUX È ANCHE LA CRISI DI UNO STILE DI VINO?
MI CHIEDO SE LA CRISI DEL VINO DI BORDEAUX SIA ANCHE LA CRISI DEL “TAGLIO BORDOLESE” CIOÈ DI QUEI ROSSI CORPOSI CHE PER ANNI HANNO DOMINATO IL MONDO

Bordeaux France la crisi del vino bordolese dello stile che ha caratterizzato i rossi a livello mondiale e del modello di business
Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle, Casato Prime Donne
Il “taglio bordolese” è il blend di Cabernet Sauvignon, Merlot e talvolta di Cabernet Franc e Petit Verdot. L’uvaggio che ha dominato la scena mondiale da decenni creando griglie stilistiche precise per l’eccellenza enologica. Intensità, rotondità, morbidezza, lunghezza … più il vino si avvicinava ai monumentali First Growth Bordeaux (Château Lafite Rothschild, Château Latour, Château Margaux, Château Haut-Brion, and Château Mouton Rothschild) più appariva buono.
LO STILE DEL VINO CHE HA DOMINATO E OMOLOGATO IL MONDO DEL VINO PER 30 ANNI
Un modello da perseguire a qualunque costo per ottenere il consenso dei critici e alzare i prezzi. Un risultato che spesso imponeva un’enologia interventista con molta “chirurgia estetica” non sempre totalmente legittima. Ma tutto questo ha portato all’ omologazione e allo snaturamento dei caratteri identitari dei territori e dei vitigni.
Forse è proprio l’emergere di una sensibilità nuova che chiede un maggiore rispetto della natura intesa come sostenibilità, terroir, vitigno, annata e tradizioni locali a rovesciare il criterio di valutazione dando un nuovo valore alla diversità.
LA STRANA CRISI DEL DISTRETTO BORDOLESE
La crisi del distretto enologico bordolese è molto strana e contraddice le logiche economiche secondo le quali le zone forti entrano in crisi per ultime e escono dalle crisi economiche per prime. Questo ci fa sospettare che il collasso commerciale di Bordeaux non derivi principalmente dal calo dei consumi di vino, che tuttavia c’è ed è forte. Nel 2024. I consumi di vino hanno segnato un -3,3% a livello globale (dati OIV riportati da WineNews) con un segno meno molto vistoso per i vini rossi.
Il vigneto mondiale continua a calare attestandosi sui 7,1 milioni di ettari e anche la produzione di vino è stata, nel 2024, la più bassa da 60 anni a questa parte (225,8 milioni di ettolitri).
E’ IN CRISI IL MODELLO EN-ORIMEUR O IL VINO DI BORDEAUX?
Probabilmente la crisi bordolese ha altre origini e principalmente tre: il cambiamento del clima e del gusto dei consumatori, la fine del modello speculativo basato sull’investimento in vino. Quest’ultimo riguarda i collezionisti che tengono le bottiglie in banca invece di berle e che, per anni, hanno visto crescere il loro valore più dei titoli di borsa.
La fine della speculazione finanziaria è visibile nel calo di interesse verso i vini da investimento presenti negli indici di LivEx ma anche nella crisi del sistema “en primeur” per cui le cantine bordolesi vendevano in anticipo la loro produzione ai negociant senza doversi impegnare nella commercializzazione delle loro bottiglie, come noi produttori italiani. Da qualche anno i negociant non guadagnano più abbastanza da coprire l’acquisto in anticipo e quindi hanno smesso di farlo.
LA CRISI DI BORDEAUX E’ ANCHE LA FINE DI UN GUSTO DEL VINO GLOBALIZZATO?
A questo problema se ne aggiungono altri: il global warming che ha spostato le zone viticole con maggiore potenziale qualitativo e la fine della “globalizzazione del gusto”. La prima colpisce l’Italia più della Francia a causa del surriscaldamento del Mediterraneo ma riguarda comunque tutti i distretti vitati più importanti del mondo. La seconda riguarda soprattutto Bordeaux e il suo uvaggio diventato un must internazionale e declinato, con uvaggi diversi, in tutto il mondo.
Per questo l’articolo di Kathleen Willcox·in WineSearcher ha attratto la mia attenzione e voglio qui riportarvi qualche accenno invitandovi a leggerlo per intero. All’interno ci sono alcune perle di saggezza << Le persone vogliono un tipo di vino molto diverso rispetto a dieci o vent’anni fa>> afferma Marika Vida-Arnold, sommelier e titolare di Vida et Fils Wine Consulting. <<Prima si parlava di vini corposi. Ora c’è una maggiore consapevolezza del bisogno di acidità. Le persone vogliono equilibrio. E il mercato è maturato>>.
LA NUOVA VOGLIA DI DISTINGUERSI DELLE CANTINE
Ben Kaehler, direttore generale di The Walls Vineyards a Walla Walla spiega cosa c’è alla base del lavoro della sua cantina.<< Il coraggio di distinguersi, di essere diversi, di esplorare le possibilità dello stato di Washington>>. Poi esemplifica il concetto << questo significa esplorare oltre 20 varietà, non “solo” Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah che hanno dominato la scena vinicola di Washington per così tanto tempo>>.
Nel frattempo, presso la tenuta Ehlers a Napa, l’enologo Adam Casto sta elaborando un blend pensato per incarnare le peculiarità sia della tenuta, un vino che sia un inno al passato, al presente e al futuro. Precedentemente chiamato Portrait, ha poi deciso di chiamarlo The Portrait cioè ritratto con esplicito riferimento al terroir.
E’ interessante anche il processo con cui nasce The Portrait coinvolgendo i membri del wine club passo per passo nella ricerca di un legame forte fra il vino e il suo territorio di produzione.
Un nuovo bisogno di identità e di diversità che si esprime anche in blend nuovi e persino comprensivi di uve bianche. Ecco perché il “taglio bordolese” dopo aver colonizzato il mondo, ora forse è venuto a noia.






