La disobbedienza civile dei coraggiosi vignaioli FIVI
Con la FIVI–Federazione italiana Vignaioli Indipendenti contro il divieto di scrivere nei siti e nei depliant delle cantine il nome della propria regione
Per chi ha anche agriturismo o turismo del vino è la catastrofe
Questa è una novella inventata ma spiega bene la realtà: c’era una volta una famiglia contadina che con tanti sacrifici ha comprato il podere Albabella a Cinigiano. Ha piantato la vigna e ha trasformato il fienile e la stalla in appartamenti agrituristici con bellissimo panorama. Pian piano il podere Albabella vince dei premi e inizia la commercializzare il suo vino DOC Montecucco con il proprio marchio. Ma ecco il Regolamento Europeo 1308/2013 recepito dall’articolo 53 (titolo III) del Testo Unico della vite e del vino che impedisce di scrivere la parola Toscana nel sito, nei depliant e in ogni altra comunicazione del podere Albabella.
Risultato: L’azienda Albabella va in rovina.
Quanti conoscono il paese di Cinigiano o la denominazione Montecucco? Il turista che vuole andare in vacanza in Toscana verrà attratto dagli agriturismi delle aziende che non producendo vino, possono scrivere il nome della regione nel loro sito internet e dunque sono rintracciabili con internet. Albabella invece diventa un desaparecido cioè sparisce.
Assurdo? Secondo la nuova legge la parola Toscana su etichette, sito, depliant, scatole e ogni forma di comunicazione aziendale va vietata per
Nell’etichetta del vino una piccola probabilità di errore potrebbe esserci, dunque la prescrizione appare legittima, invece negli altri strumenti di comunicazione quali: sito, depliant, imballaggi, striscioni, video … la norma è assolutamente inutile e crea enormi problemi alle imprese. Per questo Matilde Poggi presidente di Fivi – Federazione Italiana vignaioli indipendenti ha chiesto ai suoi soci, fra cui noi, di attuare la disobbedienza civile.
Tutti noi 800 vignaioli FIVI manterremo il nome della nostra regione nel sito, negli imballaggi e in ogni altro luogo riferito all’azienda rischiando le pesanti sanzioni previste dal nuovo regolamento che entra in vigore il I° gennaio 2015.
<<L’interesse a proteggere dalle usurpazioni le DO e le IG non può portare al PARADOSSO per cui, allo stato attuale, un’azienda non può indicare nei propri materiali di comunicazione (siti internet, brochure, cataloghi, etc.) la REGIONE dove ha sede>> ha detto la presidente Poggi chiedendo una modifica della norma entro il 31 dicembre e invitando i soci alla disobbedienza civile. <<È un’azione forte ma sentiamo il dovere di far sentire la nostra voce …. I nostri vini sono i portavoce delle zone viticole di tutta Italia, sono il frutto del nostro impegno quotidiano a valorizzare, promuovere e custodire il paesaggio, sono messaggi in bottiglia che parlano a tutto il mondo del nostro paese…. come possiamo raccontarlo al mondo senza nemmeno poterlo citare?>>
La Fivi rappresenta i vignaioli custodi dei territori, della cultura e delle tradizioni del vino. Un patrimonio di umanità, di saperi e sapori, di rapporti e di identità che è la ricchezza più importante dei nostri territori viticoli.
Qualche giorno fa anche Carlin Petrini il creatore di Slow Food e Terra madre ha pubblicato su “La Repubblica” un articolo con un titolo emblematico <<L’ultima beffa ora la legge vieta di dire che il Barolo si fa in Piemonte>>. Una norma inutile, anzi dannosa con effetti grotteschi che il grande Carlin descrive in una frase sola << per star tranquillo, su internet ci si dovrà limitare a scrivere che la propria vigna è a Barolo, in un territorio tra il Mar Ligure e la Svizzera: perché anche la Valle d’Aosta è una Doc e guai ad usurparne il nome>>.






